• 31lug

    La decrescita di Milano

    La prospettiva della Decrescita sembra avere, quanto alla forma organizzativa della convivenza umana, un riferimento abbastanza preciso: la comunità locale di dimensioni limitate. Diciamo dall’ ecovillaggio a una cittadina come potrebbe essere Siena. E’ la dimensione che presenta più facilmente i caratteri su cui fondare un’ esistenza autentica: le relazioni umane più stabili e profonde, la maggiore vicinanza all’ ambiente naturale, il tempo non eccessivo da patire negli spostamenti…

    Anche vivendo a Milano, ci si è ritrovati nel nome della Decrescita. Per poter fare che?
    Tanto, voglio dire, la megalopoli della Decrescita non potrà mai esistere. La megalopoli, già solo per le sue dimensioni, è connotata irrimediabilmente dalla negatività quantitativa. La quantità di queste dimensioni (estensione, popolazione, attività…) costringe l’ abitante della megalopoli a un’ esistenza di quantità sovrumane ed alienanti. La megalopoli è sempre un enorme brutto labirinto, che riflette la sua complicatezza nelle teste degli abitatori.

    La specie di illuminazione data dal negativo è bene sia seguita poi da una ricostruzione positiva. La cultura della Decrescita, per l’ abitante della megalopoli, può essere via via come la liberazione da una cappa mentale, il disvelamento che comincia almeno a reintegrare lo spirito – anche se domanda un cambiamento di rotta esistenziale, con tutte le difficoltà che questo comporta.

    La megalopoli è in realtà un punto cruciale della Decrescita. In un paesino si può arrivare a praticare la Decrescita senza averne, quasi, consapevolezza. Ma la pratica inconsapevole comporta sempre dei rischi. Si è più vulnerabili agli attacchi subdoli, agli allettamenti. Nella megalopoli, senza poterla realizzare, può arrivare ad aversi della Decrescita una consapevolezza lancinante.

    O, se vogliamo, la realizzazione della Decrescita nella megalopoli è ipotizzabile con un significato molto proprio del termine. Ma in questo senso la decrescita di Milano, da megalopoli a cittadina, è un affare dei prossimi secoli – se avranno naturalmente modo di esserci, i prossimi secoli…

    Nell’ immediato, perciò, la cultura della Decrescita come liberazione della mente. Ma non soltanto questo, è chiaro. Da un punto di vista pratico la Decrescita megalopolitana può essere autodifesa e preparazione alla fuga.

    Nella megalopoli bisognerà intanto combattere perchè le tendenze attivistiche non arrivino al parossismo, e l’ ambiente vitale si trasformi in niente altro che un perenne cantiere di distruzione-rifacimento; bisognerà combattere per la realizzazione e il mantenimento di qualche “isola fortificata”, luoghi e possibilità di esperienze esistenziali compiutamente alternative all’ utilitarismo ed allo scambio calcolato.

    Si possono predisporre attività che comincino ad esercitare alla pratica comunitaria. Anche se per la vera comunità mancherà sempre un dato essenziale, il luogo proprio comunitario: l’ estensione di territorio che ha come carattere fondamentale il suo essere luogo di una certa comunità. Per questo compimento sarà necessaria, quando appena possibile, la fuga dalla megalopoli: salvezza per sè e proprio contributo alla riduzione dimensionale, alla decrescita di Milano.

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    Questo articolo è stato curato dalla nostra redazione nazionale. Se siete un blogger, un circolo o fate parte di una associazione e volete contribuire con dei vostri articoli scrivere a : mdfredazione@gmail.com

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    La decrescita di Milano

    La prospettiva della Decrescita sembra avere, quanto alla forma organizzativa della convivenza umana, un riferimento abbastanza preciso: la comunità locale di dimensioni limitate. Diciamo dall’ ecovillaggio a una cittadina come potrebbe essere Siena. E’ la dimensione che presenta più facilmente i caratteri su cui fondare un’ esistenza autentica: le relazioni umane più stabili e profonde, la maggiore vicinanza all’ ambiente naturale, il tempo non eccessivo da patire negli spostamenti…

    Anche vivendo a Milano, ci si è ritrovati nel nome della Decrescita. Per poter fare che?
    Tanto, voglio dire, la megalopoli della Decrescita non potrà mai esistere. La megalopoli, già solo per le sue dimensioni, è connotata irrimediabilmente dalla negatività quantitativa. La quantità di queste dimensioni (estensione, popolazione, attività…) costringe l’ abitante della megalopoli a un’ esistenza di quantità sovrumane ed alienanti. La megalopoli è sempre un enorme brutto labirinto, che riflette la sua complicatezza nelle teste degli abitatori.

    La specie di illuminazione data dal negativo è bene sia seguita poi da una ricostruzione positiva. La cultura della Decrescita, per l’ abitante della megalopoli, può essere via via come la liberazione da una cappa mentale, il disvelamento che comincia almeno a reintegrare lo spirito – anche se domanda un cambiamento di rotta esistenziale, con tutte le difficoltà che questo comporta.

    La megalopoli è in realtà un punto cruciale della Decrescita. In un paesino si può arrivare a praticare la Decrescita senza averne, quasi, consapevolezza. Ma la pratica inconsapevole comporta sempre dei rischi. Si è più vulnerabili agli attacchi subdoli, agli allettamenti. Nella megalopoli, senza poterla realizzare, può arrivare ad aversi della Decrescita una consapevolezza lancinante.

    O, se vogliamo, la realizzazione della Decrescita nella megalopoli è ipotizzabile con un significato molto proprio del termine. Ma in questo senso la decrescita di Milano, da megalopoli a cittadina, è un affare dei prossimi secoli – se avranno naturalmente modo di esserci, i prossimi secoli…

    Nell’ immediato, perciò, la cultura della Decrescita come liberazione della mente. Ma non soltanto questo, è chiaro. Da un punto di vista pratico la Decrescita megalopolitana può essere autodifesa e preparazione alla fuga.

    Nella megalopoli bisognerà intanto combattere perchè le tendenze attivistiche non arrivino al parossismo, e l’ ambiente vitale si trasformi in niente altro che un perenne cantiere di distruzione-rifacimento; bisognerà combattere per la realizzazione e il mantenimento di qualche “isola fortificata”, luoghi e possibilità di esperienze esistenziali compiutamente alternative all’ utilitarismo ed allo scambio calcolato.

    Si possono predisporre attività che comincino ad esercitare alla pratica comunitaria. Anche se per la vera comunità mancherà sempre un dato essenziale, il luogo proprio comunitario: l’ estensione di territorio che ha come carattere fondamentale il suo essere luogo di una certa comunità. Per questo compimento sarà necessaria, quando appena possibile, la fuga dalla megalopoli: salvezza per sè e proprio contributo alla riduzione dimensionale, alla decrescita di Milano.

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