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  • 06ago

    Privatizzare la natura. E trovare poltrone ai “trombati” della politica

    Passata la manovra si procede ai tagli e alla ricerca di soluzioni per sopperire alla mancanza di fondi. Questo significa, per Stefania Prestigiacomo, il Ministro dell’ambiente che si occupa di nucleare in un Paese “denuclearizzato” tramite referendum, fare la parte della povera ignara dei tagli al proprio ministero.

    Le “soluzioni” propinate alla mancanza di fondi sono sempre le stesse e, in prima fila, c’è sempre il fantasma della privatizzazione. Continua, espansiva, devastante che porta le firme dei partiti politici e dei soliti gruppi economici italiani che stanno comprando l’Italia a pezzetti. Questa sembra essere la volta delle montagne, dei fiumi, della flora e della fauna del bel Paese.

    I fondi alle aree protette sono diminuiti gradualmente a partire dal 2009 (da 68 a 59 e poi 50 milioni di euro). Ora la manovra economica, all’articolo 7, contiene un taglio del 50% alle aree protette italiane per il 2011 che, per ammissione della stessa Prestigiacomo, è un modo per mirare alla loro privatizzazione.

    Il taglio sarebbe, inoltre, sospetto, in ogni caso perché i 25 milioni di euro che non verranno destinati ai Parchi resteranno al Ministero dell’Ambiente che però non potrà usarli per legge a favore delle aree protette.

    L’idea della privatizzazione, contro la quale adesso il Ministro finge di opporsi – almeno a parole – era venuta alla Prestigiacomo già nel 2008. La motivazione era che le aree protette fossero dei semplici “poltronifici” che non giovavano in alcun modo al Paese e, per risolvere questa situazione, la proposta era di creare delle fondazioni Private per la gestione dei Parchi e delle loro iniziative.

    Tanto perché una situazione del genere proprio non l’ha mai digerita, la Prestigiacomo ha nominato e confermato presidenti agli enti con un metodo tutto suo. Quello vecchio. A volte si tratta di ex dirigenti pubblici e politici non eletti (o non rieletti). Ad esempio alla guida dell’Ente parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga c’è Arturo Diaconale, che non è riuscito a farsi eleggere nel ‘96 nella lista del Polo delle Libertà; al parco delle Cinque Terre c’è Franco Bonanini, che non è riuscito a farsi eleggere alle ultime europee con il Pd; al Gargano c’è Stefano Pecorella (Pdl), che è stato sconfitto nella corsa per il comune di Manfredonia.

    È innegabile però che i Parchi naturali in Italia siano importanti. Non si tratta solo – come se non bastasse – di gioielli naturalistici, ma anche di potenziale economico per il nostro Paese: nell’ultimo anno il turismo legato alle aree protette è aumentato del 34%. E forse è stata questa la loro sfortuna: probabilmente in questo modo vengono considerate una possibile fonte di business per fondazioni e altri enti privati che, ancora più probabilmente, si occuperanno più di incentivare il turismo che di tutelare l’ambiente e la l’unicità delle aree protette italiane.

    Ironia della sorte: tutto questo accade nel 2010, l’Anno internazionale, appunto, della biodiversità.

    Fonte: www.ilribelle.com

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