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    La fame e i mezzi

    "Per la prima volta nella storia, più di un miliardo di persone andranno a dormire ogni sera con i morsi della fame”. "In modo inusuale e sorprendente è lo stesso Mr. Robert B. Zoellick, presidente della Banca Mondiale, a dichiararlo e ad affermare che l’obiettivo di sradicare la fame entro il 2015 non sarà raggiunto” (1). Dopo un calo nel corso dell’ultimo decennio, nel 2008 la povertà e la malnutrizione sono aumentate drammaticamente. Solo nel 2010, secondo gli esperti della Banca Mondiale, sarebbero 64.000.000 in più (l’equivalente della popolazione francese) le persone entrate nella povertà estrema. Si passano così in rassegna le immagini che avevamo già archiviato, come quelle delle sommosse per fame in Mozambico del settembre scorso. La Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) si è risolta in un fallimento. Eufemisticamente hanno stabilito che: "La sicurezza alimentare rimane un problema pressante in molti paesi in via di sviluppo (2)". Alcuni fattori naturali concorrono ad aggravare la situazione: alluvioni monsoniche violente in India e Pakistan hanno devastato i raccolti di riso e di tè, facendo lievitare i prezzi a più di un terzo in pochi mesi, gli incendi hanno distrutto molti campi di grano in Russia, riducendo i raccolti e influenzando la semina, così da produrre un forte impatto anche sulla prossima stagione. Ma la crisi in corso ha poco di naturale e molto di speculativo. Le materie prime sono diventate il nuovo circo del credito, e trovano banche centrali disposte a sborsare cifre enormi in cambio di una bazzecola. Dopo aver supportato le immobiliari, i finanziari apprendisti stregoni si stanno ora rivolgendo ai metalli non ferrosi e ai beni agricoli. A metà settembre, uno dei più famosi hedge fund (fondi speculativi) di Londra, Armajaro, ha acquistato un quarto dello stock di cacao disponibile per il mercato europeo. Dopo pochi giorni, il prezzo per tonnellata ha polverizzato tutti i record storici. Queste manovre interessano anche frumento, riso, soia … I leader europei si sono tenuti a distanza. Alcuni hanno discusso della necesità di una regolamentazione, tuttavia abbiamo già ascoltato questo ritornello durante la crisi dei mutui subprime, e nulla nel frattempo è cambiato. Le conseguenze sono particolarmente gravi per quei paesi in via di sviluppo che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca mondiale avevano sollecitato a rivolgersi ai mercati esteri abbandonando le culture locali. In punta di penna, l’UNCTAD riconosce che "una strategia di crescita sostenibile richiede maggiore attenzione alla domanda interna" e fa appello affinché "si riveda il paradigma di sviluppo strozzato dall’esportazione". Meglio tardi che mai. Peccato che ci si affidi agli incantesimi, che possono ben nutrire le illusioni, ma certamente non il pianeta.

    (1) Robert B. Zoellick, "La crescita sta nello sradicare la povertà," LeMonde.fr, 16 settembre 2010.
    (2) Da "Report 2010”, Ginevra, 14 settembre 2010.

    Fonte: Le Monde diplomatique
    [Traduzione di Irene Campari]

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