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    Riflessioni ad alta voce sul consumo di territorio

    Con il presente contributo vorrei  mettere in evidenza alcuni degli “strumenti per la tutela del suolo”  che ho avuto modo di conoscere nella mia esperienza professionale di urban planner, per cominciare a ragionare su quale potrebbe essere una prima proposta d’azione strutturata per l’implementazione di una politica di tutela del territorio del nostro movimento.
    Qualche anno fa,  come collaboratore e responsabile regionale dell’Area Territorio e Parchi dell’associazione Legambiente Lombardia,  ho avuto modo di approfondire per la prima volta il tema del consumo di suolo avviando una campagna dedicata (1) e partecipando alla redazione di una interessante proposta di legge regionale di iniziativa popolare (2) sull’introduzione del principio della cosiddetta “compensazione ecologica preventiva” (C.E.P.) nella pianificazione urbanistica e territoriale.
    Questo principio formulato in prima battuta dagli amici Paolo Pileri (3) e Arturo Lanzani, docenti del  Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano (e che prende spunto da alcune esperienze europee analoghe), prevede che  “ogni intervento di trasformazione del territorio, deve essere preventivamente compensato a livello ambientale, con la costruzione di nuova natura”.
    Il concetto è chiaro. Vuoi costruire? Prima, allora, devi trovare un’area di almeno il doppio di quella che vuoi urbanizzare, e prima ancora di intervenire con l’avvio delle opere (quindi preventivamente) devi dotare l’area di compensazione di tutti gli elementi ecologici ed ambientali necessari (ricostruzione della rete ecologica, rimboschimento, ricostruzione dei filari, ecc) alla sua tutela permanente.
    Le compensazioni ambientali devono  inoltre rispettare il criterio di addizionalità: non devono essere ricomprese tra le compensazioni territoriali e urbanistiche già previste dalla normativa vigente o da altri strumenti o accordi di pianificazione e programmazione. Devono essere aggiuntive.
    Nella proposta di legge regionale di cui sopra– attualmente all’attenzione del consiglio regionale lombardo (P.d.L. n. 210/2010) – oltre a questo principio, ne è stato poi inserito un altro basilare e da applicare ancora a priori: “le trasformazioni  del territorio – con l’applicazione della C.E.P. – possono avvenire, se e solo se, oggettivamente/fisicamente non è possibile ri-utilizzare, rigenerare, recuperare altre aree già urbanizzate (in dismissione, o dismesse,  degradate, ecc), disponibili sul territorio di competenza dell’ente pianificatore.
    A tal fine nell’apparato normativo di cui sopra veniva quindi prevista l’istituzione di un “registro dei suoli a livello comunale”, e la redazione di una carta delle aree dismesse e in dismissione, da aggiornare periodicamente, sempre a cura dell’ente di governo del territorio. 
    Sempre con l’organizzazione ambientalista di cui sopra, insieme al DIAP del Politecnico di Milano e con l’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) ho quindi seguito la fase nascente dell’Osservatorio Nazionale sul Consumo di Suolo (4), oggi Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo (5), presso l’INU.

    L’esigenza di dare vita ad una struttura di questo tipo era data dal fatto che una risorsa naturale fondamentale e di primaria importanza per la vita umana (come aria ed acqua) quale è il Suolo, per essere tutelata, deve essere prima misurata, e in Italia, in mancanza di uno statuto dei suoli a livello nazionale o regionale e locale (ma anche di una direttiva comunitaria esplicita), mancavano dati certi sui consumi di suolo e soprattutto una metodologia di misurazione condivisa per la definizione di un indice del consumo di suolo unico e valido per ogni territorio.
    L’ONCS ha prodotto un primo rapporto di monitoraggio nel 2009 (6) con la produzione di dati riferiti al consumo di suolo di alcune Regioni dell’Italia settentrionale – quelle su cui si è focalizzata la prima analisi, sulla base della disponibilità dei dati – che sono abbastanza preoccupanti.

    Qui di seguito ne riporto una breve “sintesi evocativa”:
    In Lombardia, dal 1999 al 2005/07 il suolo urbanizzato complessivamente ammonta a + 22.954 ettari, pari a circa 4,7 città come Brescia. Il suolo agricolo perso è di – 26.728 ettari. Il suolo urbanizzato ogni giorno è corrispondente a circa 6 volte piazza del Duomo di Milano, ossia 103.000 mq (10.3 ettari), con una velocità di urbanizzazione procapite di 4 mq per abitante, per anno.
    In Emilia Romagna, dal 1976 al 2003, il suolo urbanizzato complessivamente ammonta a + 80.964 ettari, l’equivalente di 14 città dell’estensione di Bologna. Nello stesso periodo, l’ammontare del suolo agricolo perso è di + 197.576 ettari (33 città come Bologna). Il suolo urbanizzato ogni giorno è di + 82.000 mq (8,2 ettari), pari a circa 12 volte la Piazza Maggiore di Bologna, ogni giorno, con una velocità di urbanizzazione procapite di 7,5 mq per abitante, per anno.
    In Friuli Venezia Giulia, dal 1980 al 2000, il suolo urbanizzato complessivamente ammonta a +5.776 ettari (2 città come Udine). Il suolo agricolo perso è di – 6.482 ettari ( – 2.2 città come Udine). Il suolo urbanizzato ogni giorno è di 8000 mq (0,8 ettari), pari a circa 3 volte Piazza unità d’Italia a Trieste ogni settimana, con una velocità di urbanizzazione di 2,5 mq per abitante, per anno.
    Infine per i dati sul consumo di suolo relativi alla regione Piemonte, l’ONCS fa riferimento a quelli prodotti dal CSI – Consorzio per il Sistema Informativo del Piemonte. Non vengono dunque forniti elementi di sintesi come per le regioni sopra evidenziate, ma alcune tabelle che rilevano il fenomeno nel periodo 1991-2001, da cui si comprende che i trend di incremento di consumo di suolo non si discostano molto da quelli della altre realtà analizzate.
    Oggi, all’interno dell’MDF, mi trovo nuovamente a riflettere su quali possano essere in concreto gli strumenti per una politica territoriale della decrescita, quella – per dirla con un termine che mi piace molto, utilizzato dall’autore di Post Carbon Cities (7 ) – che potrebbe portare alla definizione di una “nuova era urbana”, non dipendente dai combustibili fossili, e costituita da comunità cittadine più resilienti e solidali, capaci di immaginare insieme il proprio futuro e di raggiungere obiettivi condivisi.
    A mio modo di vedere, le proposte per la tutela del territorio per una decrescita felice, nello spirito della filosofia che guida il nostro movimento, dovrebbero essere , per quanto possibile, soprattutto di natura propositiva e non conflittuale. Vorrei quindi cercare qui di definire una prima base teorica su cui impostare una discussione anche tra i movimenti a noi vicini, per formulare poi istanze a livello nazionale, regionale e locale.
    Come primo punto di un possibile programma di tutela territoriale, prendo come utili e da tenere in considerazione da subito (senza farne qui una sintesi) le proposte operative per le cosiddette “città del dopo petrolio”, quindi i temi sopra ricordati della transizione urbana e della costruzione di resilienza locale,  i concetti di “rilocalizzazione”, ecc..
    Poi, vorrei riportare anche alcuni esempi concreti di politica territoriale, traendo al contempo spunto da una tipica espressione di  Maurizio Pallante, che sostiene che “la Decrescita Felice ha a che fare con l’intelligenza e il raziocinio delle scelte”.

    Il primo esempio, riguarda alcune buone pratiche pianificatorie (ancorché ancorate al modello di sviluppo progressista) nate negli Stati Uniti nei primi anni ’90, dal movimento denominato “Smart Growth” (crescita intelligente)(8) , che nonostante l’utilizzo del termine “crescita” , potrebbe aiutarci comunque in qualche modo a formulare qualche buona idea, per una politica della “decrescita urbana-territoriale intelligente”.

    La Smart Growth  urbana si sviluppa infatti con gli elementi di seguito elencati:
    1. incentivare, negli interventi di trasformazione urbana, una pluralità di funzioni
    2. adottare una progettazione che privilegi la compattezza insediativa
    3. fornire opportunità di scelte abitative per una pluralità di abitanti (proprietari, inquilini, famiglie di diversa composizione ..)
    4. creare unità di vicinato (abitazioni e servizi) percorribili a piedi
    5. incentivare forme insediative che inducano senso di appartenenza e identità
    6. preservare gli spazi aperti, i suoli agricoli, le bellezze naturali e le aree ambientalmente sensibili
    7. investire risorse e opportunità nelle comunità esistenti, al fine di ottenere una crescita territoriale più equilibrata
    8. prevedere una molteplicità di forme di trasporto
    9. fare in modo che le scelte di pianificazione siano attuabili, eque e redditizie
    10. incoraggiare, nei processi decisionali, la partecipazione dei cittadini e dei portatori di interesse

    Proprio di recente ho tra l’altro ricevuto una newsletter di questo movimento che metteva a disposizione su web un nuovo testo della loro collana, intitolato Putting Smart Growth in Rural Communities (9), che riprende i concetti a noi cari della “transizione” e della valorizzazione delle economie agricole locali (avvio di farmer market, filiere corte, ecc..)

    In Italia, nell’ambito delle politiche territoriali di MDF potremmo parlare ad esempio (ed al contrario) di Smart De-Growth, cercando anche di formulare alcune proposte che possano riprendere in qualche modo ciò che di buono è stato applicato in altri contesti.

    Secondo esempio: facciamo un passetto in avanti.
    Mi viene in mente, che sempre durante la mia trascorsa esperienza professionale, mi sono ritrovato anche a presentare una ulteriore proposta per la tutela del suolo, che poi purtroppo gli amministratori pubblici cui veniva indirizzata non hanno tenuto in debita considerazione (a cui non hanno saputo dare risposta, riservandosi di approfondire la questione), e che invece potrebbe essere una delle basi portanti delle politiche urbane e territoriali per “una nuova era urbana” della decrescita felice.

    Si tratta di una proposta formulata nel lontano 1998 dall’allora Ministro dell’Ambiente tedesco, Angela Merkel (lasciamo perdere per il momento le attuali politiche in campo energetico della medesima, e concentriamoci su ciò che di positivo ha fatto), che propose di fissare una quantità limite, definita, di consumo di suolo/annuo per usi urbani, pari a 30 ettari al giorno (su base nazionale), ovvero di un quarto in meno dei consumi registrati in quegli anni (129 ha/g).

    Nel 2000 sempre in Germania, è stato poi introdotto il concetto innovativo di “crescita urbana zero” entro il 2050, fondato sul concetto delle “soglie” di limitazione di uso del suolo, fino ad un completo non-utilizzo della risorsa ad una data fissata nel futuro.

    Ritengo infine, per concludere queste mie riflessioni, che la definizione – in un’unica proposta articolata – di una politica territoriale e urbanistica che possa contenere in modo organico:
    a. alcuni principi guida per una corretta programmazione, pianificazione urbana e territoriale, non disgiunta dalla pianificazione della mobilità e dei trasporti, e per la progettazione edilizia (energeticamente orientate);
    b. la definizione di un sistema di compensazioni ambientali sull’esempio della C.E.P.;
    c. il concetto di  “crescita urbanistica zero”, basata sul modello delle soglie limite di urbanizzazione
    potrebbe essere sviluppata dal Movimento per la Decrescita Felice, tenendo anche contro delle elaborazioni concettuali già espresse sul sito MDF Nazionale nell’articolo “Una proposta per non consumare più suolo agricolo” – http://www.decrescitafelice.it/?page_id=872,  per essere poi promossa nelle opportune sedi istituzionali, a partire dal governo centrale.

    Di pari passo sarà anche necessario incominciare a ragionare su questioni strettamente collegate quali regime dei suoli, rendita, fiscalità (e moneta) locale.

    A tal fine potrebbe anche essere utile avviare un laboratorio di idee e di pratiche progettuali della decrescita urbana e territoriale intelligente, che possa elaborare soluzioni concrete per ogni singolo e specifico contesto locale, sulla base di un programma d’azione unitario.

    Talvolta gli strumenti di cui abbiamo bisogno esistono già (10), è però necessario “rispolverarli”  per poi metterli in sinergia, per formulare nuove proposte attive e di senso

    ……………………………………………………………………………………………………………………………………………

    1. Convegno “Limitare il consumo di suolo e costruire ambiente”: http://www.verdiregionelombardia.it/home/attivita/dossier/consumo_del_suolo/limitare_il_consumo_di_suolo_costruire
    2. Proposta di legge:  http://www.legambiente.org/section.php?p=sezione&id=78
    3. Pileri P., 2006, Compensazione ecologica preventiva, Carocci, Roma
    4. ONCS – Osservatorio Nazionale sui Consumi di Suolo: http://www.inu.it/attivita_inu/ONCS_2.html
    5. CRCS – Centro di Ricerca sui consumi di suolo: http://www.inu.it/attivita_inu/CRCS.html
    6. ONCS – Primo Rapporto 2009, Maggioli Editore: http://media.athesiseditrice.it/media/attach/2009/09/IL_RAPPORTO_DI_LEGAMBIENTE.pdf
    7. Post Carbon Cities (download): http://www.indipendenzaenergetica.it/
    8. Smart growth: http://www.smartgrowth.org/
    9. Putting Smart Growth in Rural Communities: http://icma.org/en/icma/knowledge_network/documents/kn/Document/301483/Putting_Smart_Growth_to_Work_in_Rural_Communities
    10. Slide del corso “Strumenti per la tutela del suolo” (2009) di F. Cremascoli: http://www.infosuolo.it/images/documenti/consumo%20suolo_strumenti%20per%20tutela-legambiente.pdf
    http://www.infosuolo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5&Itemid=2

     

     

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