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  • 18nov

    Alta velocità, questa voragine che non è solo finanziaria

    Abbiamo più volte sostenuto su queste pagine come il progetto dell’alta velocità italiana costituisca una voragine finanziaria nell’ordine degli 80 miliardi di euro, a carico del contribuente italiano, dei suoi figli e dei suoi nipoti, che saranno costretti a ripagarne i costi spropositati nel corso dei prossimi decenni. Così come abbiamo stigmatizzato a più riprese la mistificazione mediatica messa in atto da Mauro Moretti e dalla politica, con la complicità dell’informazione, nel ‘vendere’ il TAV italiano sotto le mentite spoglie di una grande opera ormai completata, mentre, dopo la devastazione messa in atto nel Mugello, nei nodi cittadini continuano i lavori ed il ‘folle’ progetto del sottoattraversamento della città di Firenze non è ancora neppure iniziato.

    Proprio la notte del 9 novembre scorso, all’interno del nodo di Bologna, dove i cantieri del TAV, gestiti dalla ditta Astaldi, stanno da anni massacrando le abitazioni dei cittadini residenti nell’adiacente via Carracci, ormai ridotte a case semi pericolanti, spesso puntellate e con estese crepe nei muri, alla voragine finanziaria si è aggiunta anche quella strutturale, sotto forma di un’enorme buca di quindici metri di diametro e tre di profondità apertasi all’improvviso all’altezza del numero civico 69.

    L’enorme voragine, che ha trascinato con sé un container, non ha fortunatamente provocato vittime, mentre l’intera area è stata immediatamente transennata ed occultata alla vista dall’esterno con l’ausilio di pannelli.

    I residenti della zona, da anni riuniti in un comitato volto a salvaguardare i propri diritti, calpestati da quel TAV che per loro è diventato un incubo, non esitano a dichiararsi molto preoccupati per la propria incolumità e per l’integrità delle abitazioni già fortemente compromesse dai lavori per lo scavo del tunnel e la costruzione della stazione sotterranea.

    Non esistono dubbi sul fatto che le uniche risposte che i costruttori dell’opera e la politica forniranno loro, saranno costituite da vaghe rassicurazioni e qualche pannello che li aiuti a ‘dimenticare’ l’accaduto. In fondo fortunatamente, nonostante la gravità del crollo, non c’è scappato il morto e la notizia, relegata nelle cronache locali dei giornali scomparirà presto dalla corta memoria dell’opinione pubblica.

    Resta da domandarsi, se queste sono le premesse di Bologna, cosa accadrà a Firenze, dove l’attuale progetto di sotto-attraversamento della città prevede la costruzione di due tunnel della lunghezza di 8 km ciascuno, perpendicolari alla linea di flusso della falda freatica e di una stazione sotterranea ubicata sotto il letto del torrente Mugnone che è il principale affluente dell’Arno?

    Con lavori che dureranno almeno 9 anni, disseminando di cantieri oltremodo pericolosi una città dagli equilibri estremamente delicati, già gravata da notevoli problematicità di natura ambientale e socio/sanitaria. E tenendo conto della fragilità idrogeologica di Firenze, della prevista presenza di almeno 170 edifici a rischio cedimenti (fra i quali la Fortezza da Basso) e dell’estrazione di oltre 4 milioni di metri cubi di smarino da stoccare, attraverso un continuo traffico di camion, in discariche gran parte delle quali ad oggi non ancora individuate, appare chiaro il pressapochismo con il quale vengono gestite le grandi infrastrutture nel nostro paese e diventa fin troppo facile immaginare che molte altre voragini si aggiungeranno a quelle esistenti, rendendo questa disgraziata opera una voragine essa stessa e nulla più.

     

    Fonte: Il Cambiamento

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