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  • 27nov

    Non è con la televisione che si possono risolvere i problemi che la televisione ha creato

    Gli spettatori televisivi sono come i tifosi di calcio: si schierano a favore di una squadra che considerano superiore alle altre, e tutti seguono il campionato.

    Così quelli che guardano i talkshow condotti da certi giornalisti si sentono superiori a quelli che guardano altri talkshow condotti da comici che si sentono superiori a quelli che guardano talkshow condotti da soubrette… e così via, in una improbabile classifica del quoziente intellettivo dello spettatore televisivo abitudinario.

    Nessuno va mai al cuore del problema, che non è nella scelta del palinsesto, ma nel fatto che alla fine la televisione è comunque guardata da tutti: stupidi, normali e geni. Ed è questo che al sistema interessa veramente: che tutti non smettano mai di guardare la televisione; poco importa quale trasmissione tiene le persone ferme in poltrona, purché restino, appunto, ferme, ipnotizzate e dipendenti.

    Non sarà mai né questa né quella trasmissione televisiva che cambierà le cose nel mondo reale: il blabla televisivo è comunque un gioco a somma zero, dove alla fine tutto resta sempre uguale a sé stesso. Nessuna trasmissione televisiva potrà mai risolvere i problemi che è l’esistenza stessa della televisione ad avere creato: è come dire cercare di asciugarsi i capelli continuando a rimanere sotto la doccia…

    Una popolazione che ha delegato ai talkshow l’azione sociale e partecipa alla vita pubblica restando comodamente seduta in poltrona con il telecomando in mano garantisce al potere – quello vero – numerosi vantaggi: la possibilità di plagiare i meno dotati e rendere inerti gli altri, nonché di creare una èlite plenipotenziaria e ultraprivilegiata che sono i personaggi mediatici. Questi ultimi traendo enormi benefici dal sistema ne sono in realtà i principali garanti anche quando apparentemente lo contestano, e la dimostrazione è nel fatto che l’unica azione che danneggerebbe il sistema e dimostrerebbe la loro buona fede – ossia rifiutarsi di mettere i loto talenti a disposizione dei media – è l’ultimo dei loro propositi; sono a tutti gli effetti dei “drogati di visibilità”, dei veri tossici mediatici e, come tutti i tossici, personalità deboli e vigliacche.

    Sono inoltre indirettamente funzionali anche ad un altro scopo: lottizzando tutti gli spazi pubblici impediscono a quegli intellettuali, artisti e liberi pensatori, che il sistema non potrebbe controllare, di dare il loro contributo alla vita civile.

    In questo modo il Paese cresce con un’unica identità: quella televisiva.

    Tutto questo consente a chi ha in mano i fili della società di continuare ad agire indisturbato, all’ombra dei salotti televisivi e dei pittoreschi personaggi “noti al pubblico” che li abitano…

    Una popolazione infatuata di pochi personaggi mediatici che fanno parte del sistema e che dunque il sistema controlla, è una popolazione che sarà per sempre sottomessa, destinata ad arretrare anno dopo anno nella scala dei valori sociali… ma questo sarà capito davvero soltanto fra qualche generazione, quando il disastro sociale e culturale sarà talmente vasto ed evidente da non poter essere negato neppure dai più convinti sostenitori dell’utilità dell’informazione mediatica…

    (Tratto dal n. 94 di Ellin Selae – www.ellinselae.org)

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