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  • 25nov

    Raddoppio del termovalorizzatore di Trezzo sull’Adda, cittadini sul piede di guerra

    In un territorio virtuoso, come quello di Trezzo sull’Adda, dove la raccolta differenziata si attesta al 68%, parte il conto alla rovescia per l’apertura del cantiere: la Società Prima Srl, del gruppo Falck, intende ampliare l’inceneritore esistente nonostante più della metà dei rifiuti bruciati attualmente provenga da altre zone della Lombardia. Sindaci, Associazioni ambientaliste e cittadini sono pronti a dare battaglia.

    No al raddoppio dell’inceneritore di Trezzo sull’Adda. La battaglia contro l’ingrandimento del termovalorizzatore unisce cittadini, Sindaci, Associazioni ambientaliste e politici di diverso colore. A parole, tutti sembrano pensarla allo stesso modo: non c’è alcun bisogno di raddoppiare!

    L’impianto esistente è più che sufficiente. Già oggi, il 60% dei rifiuti bruciati proviene da altre zone della Regione. Con l’ampliamento arriverebbero fanghi speciali e rifiuti da diverse parti d’Italia. Si attirerebbero, inoltre, centinaia di mezzi pesanti al giorno. Si avrebbe un forte impatto su un territorio già pesantemente compromesso in termini di viabilità e inquinamento atmosferico, oltre che di impianti di incenerimento e siti di discarica.

    Secondo le associazioni ambientaliste la via da seguire è un’altra: ridurre al minimo i rifiuti e riciclarli, come previsto dalle disposizioni nazionali e comunitarie.

    “La Lombardia è già adeguatamente dotata di inceneritori”, ha fatto notare Damiano Di Simine, presidente Legambiente Lombardia. “Un ampliamento di questa portata non potrà che sottrarre quote di rifiuti attualmente ben gestite con la raccolta differenziata”.

    La vicenda del termovalorizzatore di Trezzo sull’Adda, in provincia di Milano, ha preso il via nel giugno 2009, con la richiesta della società Prima Srl, del Gruppo Falck, di portare le linee dell’impianto da due a quattro, con un’ulteriore capacità di smaltimento di 193mila tonnellate di rifiuti all’anno.

    All’assemblea pubblica del 24 ottobre di Grezzago, a poche centinaia di metri dall’impianto, di fronte ai rapprensentanti di Provincia e Regione, tutti contrari al progetto di ampliamento, il Sindaco Vittorio Mapelli ha denunciato: “Non bastano semplici dichiarazioni di intenti. Solo dei precisi atti amministrativi possono bloccare l’iter autorizzativo”. Ma per ora nessuno sembra poter fare nulla per ostacolare concretamente questo “treno in corsa”. Il 20 ottobre, intanto, si è avviata la valutazione d’impatto ambientale (Via) che si concluderà probabilmente entro cinque mesi: un altro passo formale verso l’apertura del cantiere.

    “Se entro breve non si avranno risposte concrete da parte degli amministratori, i sindaci, insieme alle associazioni presenti sul territorio, cominceranno a mobilitarsi. Come? Diverse le strategie proposte finora. “Un’azione pacifica” si potrebbe definire quella annunciata dal sindaco di Grezzago Vittorio Mapelli (Lista Civica Insieme per Grezzago) che vuole far chiudere l’impianto attuale per mancanza di materia prima, impegnandosi a portare la raccolta differenziata all’85% in tutti i 48 paesi dell’est milanese che fanno parte del consorzio CEM Ambiente. Progetto ambizioso ma non impossibile visto il buon risultato ottenuto finora con il 68% di differenziata.

    Meno accomodante il Sindaco di Trezzo sull’Adda, Danilo Villa (Lega Nord), che ha minacciato di occupare l’autostrada A4.

    Ma quale impatto avrà l’inceneritore-bis sulla salute dei cittadini? E in generale, sono davvero così innocui come si vuole far credere i moderni termovalorizzatori?

    "Si parla sempre di impianti sicuri", ha detto, al riguardo, Celestino Panizza medico del lavoro intervenuto a Trezzo sull’Adda il 10 settembre scorso all’incontro organizzato dal Wwf (Oasi le Foppe). "Bene, gli unici inceneritori sicuri sono quelli che non hanno prodotto un danno sul territorio in cui hanno funzionato. Peccato che il danno sia valutabile solo vent’anni dopo".

    L’esperto ha evidenziato anche come "la frazione inquinante che sfugge ai sistemi di abbattimento sia la più sottile e la più dannosa. Ricerche accreditate correlano l’esposizione a questo genere di inquinamento con l’aumento di patologie croniche e degenerative, dalle allergie sino ai tumori e ad alterazioni cerebrali come Alzheimer, Parkinson, schizofrenia e autismo. Tutte in aumento".

    È ai piccoli, particolarmente vulnerabili ai danni dalle polveri sottili e dei composti tossici emessi dagli inceneritori (che agiscono sul sistema immunitario ed endocrino), che dovrebbe andare la maggiore attenzione. “I loro organi sono ancora in fase di sviluppo", ha detto Celestino Panizza. Al riguardo, è emerso un dato allarmante. “I tumori nei bambini in Italia crescono del 2% l’anno, il dato più alto in Europa”.

    Anche le donne in gravidanza vanno tutelate: vari studi hanno evidenziato un incremento del rischio di abortività spontanea nel cerchio prossimo agli inceneritori.

    “L’esposizione agli inquinanti sprigionati dagli impianti, metalli pesanti e diossina, hanno effetti nocivi soprattutto nelle primissime fasi della gravidanza: le conseguenze per il bambino possono andare da carenze dello sviluppo psicomotorio a disturbi dell’apprendimento”, ha spiegato Panizza.

    Il problema dei rifiuti è serio e va affrontato in modo realistico. Occorre, però, prestare attenzione alle possibili speculazioni. Le società proprietarie degli impianti guadagnano molto dallo smaltimento dei rifiuti e hanno tutto l’interesse a far funzionare a pieno regime gli impianti realizzati, anche trasferendo fanghi speciali e rifiuti da altre regioni o disincentivando la raccolta differenziata.

    Prendiamo l’esempio del termovalorizzatore di Brescia, fino a ieri considerato un modello positivo: i rifiuti smaltiti sono tre volte quelli previsti inizialmente mentre la raccolta differenziata è lontana dalle percentuali promesse. Inoltre, si iniziano a vedere le conseguenze negative: “il latte prodotto dalle cascine circostanti è stato respinto dalla Centrale del Latte per i quantitativi troppo elevati di diossina”, ha denunciato Celestino Panizza.

    Che dire poi del latte materno? Tracce di diossina sono state trovate persino lì. È il caso di due donne che vivono a Montale, un piccolo centro vicino a Pistoia vicino a un inceneritore.

    È d’obbligo chiedersi perché raddoppiare un impianto, quindi, come quello di Trezzo sull’Adda, un territorio particolarmente virtuoso quanto a raccolta differenziata e già compromesso per l’alto tasso di inquinamento. Quale sarà il prezzo da pagare in termini di salute? Per ora rimane un’incognita, solo una cosa è certa: i cittadini non intendono scoprirlo sulla propria pelle e sono pronti a dare battaglia!

    Fonte: Il Cambiamento

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