• 05gen

    Piccole note per capire la società

    Un piccolo cambiamento ma utile. Dall’anno prossimo il CNEL e l’Istituto di Statica italiano (ISTAT) inizieranno a valutare meglio la società. Con un comunicato stampa l’ISTAT ci informa che introdurrà altri indicatori per cercare di raccontare meglio le condizioni umane. Un’apertura molto tardiva ma comunque necessaria ed utile, diciamo: meglio tardi che mai. Sin dal principio, studiosi e sociologi, erano ben consapevoli del fuorviante Prodotto Interno Lordo (PIL) e soprattutto quanto sedicenti esperti usassero i dati manipolati per creare scenari utili ad alcune SpA. Il sistema globale è al collasso perché in generale, gli istituti che “controllano” la società non forniscono dati ragionevoli, ricordiamo ad esempio il ruolo negativo dei “sicari dell’economia” che truffano Governi e popoli a sostegno di certe SpA americana (Perkins docet). Ricordiamo il ruolo negativo del Fondo Monetario Internale (FMI), della Banca Mondiale e del “club dei nove” banchieri che scommettono sugli Stati grazie all’uso di formule matematiche (strumenti finanziari derivati); si tratta di giochi che agiscono sopra l’economia reale ed usurpano i diritti umani grazie al consenso degli stessi Governi. Non bisogna dimenticare la radice vera del malessere sociale globale: la creazione della moneta debito dal nulla e prestata a corso forzoso ai popoli e caricata di illegittimi interessi (usura).
    Ecco alcuni presupposti interessanti:
    • non esiste una misura singola che possa dar conto di tutte le varie dimensioni del benessere e gli indicatori compositi non sono una risposta soddisfacente, così come la misura della felicità;
    • non potendo avere un unico indicatore, ci si deve concentrare sulle dimensioni rilevanti per il benessere degli individui. Sulla base delle ricerche disponibili, otto appaiono le più importanti: lo stato psicofisico delle persone, la conoscenza e la capacità di comprendere il mondo in cui viviamo, il lavoro, il benessere materiale, l’ambiente, i rapporti interpersonali e la partecipazione alla vita della società e l’insicurezza. Inoltre, bisogna guardare alla distribuzione di tutte le dimensioni del benessere (equità);
    • la sostenibilità non è solamente un fenomeno ambientale, ma comprende elementi di carattere economico e sociale e può essere misurata solamente guardando agli stock di capitale che la generazione attuale lascia in dote a quelle successive (stock di capitale prodotto, di capitale naturale, di capitale sociale e di capitale umano);

    Partendo dai nuovi indicatori numerose città nel mondo stanno cambiando il modo pensare ed agire. Cittadini consapevoli stanno influenzando positivamente i dipendenti eletti partecipando direttamente. Vera democrazia: la Svizzera è il modello (diritti referendari) che ha ispirato molte comunità mentre il Brasile ha ispirato i modelli locali (bilancio partecipativo). Il movimento delle Transition Town è il modello di comunità che sta cambiando il concetto di partecipazione ecologista.
    • capacità di comprendere il mondo
    Attraverso la condivisione delle esperienze numerosi cittadini di tutto il mondo stanno crescendo il loro livello di comprensione, stanno modificando il modo di ricercare e studiare grazie all’atteggiamento olistico e multi-culturale. Numerose credenze imposte dalle istituzioni tradizionali (banche, potere partitico, religioni) vengono rivalutate.
    Una coscienza etica sembra risvegliare un senso positivo di indignazione e voglia di partecipare attivamente per cambiare la società intorno a noi.
    L’obsoleto concetto di crescita viene rivisto e gruppi spontanei si riappropriano dei reali bisogni umani: auto produrre cibo ed energia con fonti alternative (circoli MDF).
    Maurizio Pallante: «[…] L’affermazione che la crescita economica sia indispensabile per far crescere l’occupazione viene ripetuta come un mantra benché, a differenza del mantra, non abbia lo scopo di liberare la mente dalla realtà illusoria, ma di avvilupparla in una illusione irreale, priva di riscontri empirici e di fondamenti teorici. Dal 1960 al 1998 in Italia il prodotto interno lordo a prezzi costanti si è più che triplicato, passando da 423.828 a 1.416.055 miliardi di lire (valori a prezzi 1990), la popolazione è cresciuta da 48.967.000 a 57.040.000 abitanti, con un incremento del 16,5 per cento, ma il numero degli occupati è rimasto costantemente intorno ai 20 milioni (erano 20.330.000 nel 1960 e 20.435.000 nel 1998). […]»

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