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  • 24gen

    Wikileaks: l’Italia, la mafia e gli interessi degli americani

    Wikileaks ha recentemente pubblicato una nuova serie di articoli dedicati alla mafia nel nostro paese. Oltre a una disamina che pur non rivelando niente di nuovo è abbastanza interessante, vengono citate anche alcune soluzioni per affrontare il problema, che prevedono però un invasivo intervento da parte del governo americano.

    La settimana scorsa Wikileaks ha pubblicato un ampio report risalente al 2008 dedicato interamente all’analisi della criminalità organizzata nel Mezzogiorno e in Italia in generale. Le reazioni alla notizia sono state abbastanza eterogenee, anche se c’è da dire che la maggior parte degli interessati ha confermato i fatti, alcuni rincarando ulteriormente la dose – come vedremo più avanti, Coldiretti è una di questi –, e il solo ministro Maroni ha minimizzato rivelazioni che hanno effettivamente fondamento.

    Proprio questo tuttavia è il primo punto che vogliamo evidenziare: per quanto completo, esaustivo e oggettivo, il rapporto non svela alcuna verità nascosta, né in alcun modo è destabilizzante per la situazione attuale. Del fatto che la classe politica italiana sia ampiamente collusa con il parastato mafioso siamo tutti al corrente, così come penso che tutti sospettiamo che un eventuale appalto per la costruzione del fantomatico ponte sullo stretto di Messina sarebbe pilotato e ad appannaggio di imprese in mano alla mafia. Nessuna scottante verità spiattellata dunque, ma una disamina che rappresenta comunque un interessante punto di partenza per diverse considerazioni.

    Per esempio, uno dei campi in cui si scende più nel dettaglio è quello dei reati in campo alimentare e agricolo, quelli di cui si rendono responsabili le cosiddette ‘ecomafie’. Vengono citati casi di sale importato dal Marocco contaminato con l’escherichia coli, di mele marce della Moldavia e di mozzarella di bufala realizzata con latte in polvere boliviano. O ancora, di migliaia di tonnellate di pomodori importanti per più della metà dalla Cina e destinati al mercato campano, in concorrenza con il rinomato San Marzano locale.

    Coldiretti ha ripreso proprio questi passaggi del report di Wikileaks, diviso in tre articoli differenti, insistendo sulla necessità di tutelare la tipicità dei prodotti italiani, garanzia di cibo sano e di redistribuzione dell’indotto economico sul territorio. Analogamente viene affrontato il problema, altrettanto grave, delle discariche abusive per rifiuti di ogni tipo, industriali, chimici e sanitari, responsabili di gravi danni alla salute del suolo, dell’aria, dell’acqua e, conseguentemente, degli abitanti delle zone interessate.

    Un altro punto decisamente apprezzabile è quello in cui vengono passate in rassegna tutte le organizzazioni che si battono contro le infiltrazioni mafiose: l’associazione Addio Pizzo, protagonista dal 2004 di coraggiose iniziative di sensibilizzazione e giovane imprenditoria in Sicilia; Confesercenti, che ha deciso di espellere le attività che pagano il pizzo senza denunciare gli estorsori alle autorità; Libero Futuro, dedicata alla memoria di Libero Grassi, ucciso nel 1991 per non essersi piegato al racket; l’associazione Ammazzateci Tutti, nata in Calabria dopo l’assassinio del vicepresidente della regione Francesco Fortugno.

    Oltre alla descrizione di queste realtà e della loro attività, si auspica un coinvolgimento maggiore da parte delle istituzioni per creare un grassroots movement, ovvero un movimento radicato nella società civile, capace di creare una cultura alternativa a quella che è oramai assoggettata alla mafia.

    La parte che desta più perplessità, che è anche la più importante, è la terza, quella che si concentra sulle proposte per combattere la mafia in Sicilia, la camorra in Campania e la ‘ndrangheta in Calabria. La premessa a questa serie propositiva si apre con la constatazione che una nuova guerra alla criminalità organizzata da parte delle autorità italiane dovrebbe avvalersi necessariamente della collaborazione degli Stati Uniti.

    Questo perché, come viene spiegato esplicitamente, gli americani vengono toccati nel vivo dei loro interessi dalla situazione del mezzogiorno italiano, ma anche – e questo lo si intende in maniera più sottile – perché il governo americano possiederebbe, soprattutto in determinati campi, le risorse e le conoscenze per guidare l’Italia nella sua nuova politica legalitaria.

    Partiamo dalla considerazione relativa agli interessi americani: il primo effetto negativo che viene citato – e figuriamoci se poteva essere diversamente – è l’appoggio che la mafia garantirebbe a gruppi terroristi di matrice islamica, acerrimi nemici del paese a stelle e strisce; un’indagine dell’FBI risalente al 2005 confermerebbe questa ipotesi. Ma la collaborazione non sarebbe solo con i jihadisti, bensì anche con la criminalità organizzata – in particolare la mafia americana, figlia emancipata di quella siciliana – e con i grandi cartelli del narcotraffico colombiano e afgano.

    Un altro timore che tormenta il console Patrick Thrun, autore del report pubblicato da Wikileaks, è quello derivante dai danni economici diretti che arreca il massiccio commercio di prodotti contraffatti, per la maggior parte imitazioni di marchi americani. Sempre di carattere economico sono i pericoli che corrono le grandi aziende d’investimento, in particolar modo quelle che operano nei settori dell’energia, dell’alimentazione e delle infrastrutture, che secondo Thrun si trovano tagliate fuori da mercati, bandi e appalti ad appannaggio esclusivo delle ditte controllate dalla mafia.

    Un occhio di riguardo viene tenuto anche nei confronti dei cittadini americani – i turisti ma anche i residenti, la maggior parte dei quali sono soldati di stanza nelle basi USA e NATO – che si trovano a frequentare l’Italia meridionale e che potrebbero essere vittime di crimini.

    Ecco dunque spiegate le ragioni di tanto interesse da parte degli Stati Uniti nella lotta alla mafia italiana. Ma come ci suggeriscono di agire i nostri ‘amici’ di oltreoceano? Partendo per esempio da uno dei loro cavalli di battaglia, ovvero il sistema penale e detentivo.

    Una riforma della giustizia sarebbe d’obbligo, così come la creazione di una serie di nuove strutture carcerarie per contenere i mafiosi arrestati ed evitare che si verifichino incresciosi episodi come il proscioglimento di imputati incarcerati da cinque anni e non ancora giudicati o la liberazione di mafiosi tramite indulto (anche se dall’ultimo provvedimento di questo tipo erano esclusi tutti i condannati in base all’articolo 416bis e collegati).

    Il console americano suggerisce anche di incrementare le campagne antimafia congiunte USA-Italia, sul modello dell’operazione Old Bridge che nel 2008 portò all’arresto di ottanta sospetti (non viene spiegato se poi essi siano stati giudicati effettivamente colpevoli) in America e trenta in Sicilia. Ancora, supportato dalle dichiarazioni del procuratore antimafia Gennaro, Thrun sostiene che si debba esercitare un controllo più serrato, sempre con la partnership USA, anche sulle movimentazioni bancarie, che rappresentano uno dei nervi vitali della criminalità organizzata.

    Controlli più attenti, collaborazione con Banca Centrale e Guardia di Finanza, pressioni sugli istituti finanziari degli altri paesi affinché vigilino con eguale attenzione e iscrizione dei sospetti mafiosi all’OFAC (l’ufficio di controllo degli investimenti esteri del Dipartimento del Tesoro americano) sono le ricette per vincere la mafia sul piano finanziario.

    Infine, visto che l’arretratezza del Mezzogiorno è da sempre il miglior alleato dei mafiosi, è necessario approntare una massiccia campagna di investimento da parte del governo e delle imprese americane in Italia meridionale al fine di creare migliori condizioni economiche, sociali, occupazionali e infrastrutturali. Insomma, una sorta di nuovo piano Marshall per il nostro paese.

    Concludendo, come valutare questa nuova rivelazione dell’ineffabile Assange? Come abbiamo visto, non c’è niente di nuovo sotto il sole e non serviva certo Wikileaks per spiegarci che mafia, camorra e ‘ndrangheta sono un grosso problema per l’Italia e per gli italiani. Tuttavia, una lezione importante la possiamo comunque trarre da questi ultimi cable diffusi (e sembra che ne sia in arrivo un’altra dozzina sempre sullo stesso argomento): da un lato, semmai ce ne fosse bisogno, è stato ricordato come le malformazioni sociali e statali dell’Italia, di cui la mafia è una delle maggiori rappresentanti, siano un problema sempre più vivo e attuale, oggi anche dal punto di vista ambientale.

    Dall’altro lato, credo che si sia aperto un altro fronte: è già successo in passato che portatori di interessi esterni e spesso contrastanti con quelli del nostro paese ci abbiano proposto aiuti tutt’altro che disinteressati; vigiliamo dunque affinché ciò non accada ancora, poiché le parole del console Thrun tradiscono un interessamento quantomeno sospetto, che invece di risolvere dei problemi rischia solo di crearne altri.

    Fonte: Il Cambiamento

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