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  • 03feb

    Cile, padroni a casa Mapuche

    Lo Stato cileno, a distanza di molti anni dalla fine della dittatura sanguinaria e filo-liberista di Pinochet, continua ad espropriare le terre dei Mapuche, applicando leggi che, con la scusa di combattere il terrorismo, tendono a limitare la libertà e la possibilità di espressione di chi difende la propria terra. Un crimine gravissimo, a quanto pare, che può portare alla condanna a 50 anni di carcere persino chi si oppone in maniera non violenta.

    Lo Stato cileno continua ad espropriare le terre dei Mapuche, applicando leggi che tendono a limitare la libertà e la possibilità di espressione di chi difende la propria terra.

    I Mapuche sono un popolo di Amerindi originari del Cile e dell’Argentina meridionale. Dall’arrivo degli spagnoli (1540) in poi, conducono la loro lotta contro il dominio di conquistatori che, nel corso dei secoli, hanno cambiato nome, aspetto, provenienza, ma non gli intenti: eliminare la sua cultura ed appropriarsi delle sue terre e risorse. Una terra ricca che ospita da sempre un popolo altrettanto ricco, in un legame che non può essere scisso facilmente.

    Lo stesso nome Mapuche deriva dalla fusione di due termini Mapudungun: Che, ‘Popolo’ e Mapu, ‘della Terra’. È proprio la loro unione con la terra, con la propria ‘casa’, a non permettergli di arrendersi alla prepotenza dei dominatori di turno, dalla corona spagnola alle odierne multinazionali. Nemmeno ora che, con la cosiddetta ‘legge antiterrorista’, vengono imprigionati con pene severissime per reati che nemmeno esistono.

    "Qui si violano i nostri diritti: qui non si rispetta il nostro essere indigeni Mapuche", ha dichiarato Jorge Huenchullan, portavoce della Comunità Autonoma di Temucuicui, in un video diffuso dal blog di Beppe Grillo: "Noi non siamo considerati dentro lo Stato cileno, la nostra opinione non ha valore dentro lo Stato, qui non abbiamo partecipazione politica per poter decidere noi stessi sulla gestione del nostro territorio". Non hanno mai usato violenza, i Mapuche, nonostante la loro lotta sia di carattere politico-sociale e lo Stato abbia risposto con la violenza e la repressione alle loro rivendicazioni, manifestazioni ed occupazioni pacifiche delle (loro) terre, ora nelle mani delle imprese forestali e dei coloni.

    Lo Stato cileno ha già arrestato 34 Mapuche. Tenute nelle carceri di Concepcion, Angol, Temuco, Lebu e Chol-Chol, queste persone sono state tutte processate con la ‘legge anti-terrorista’; considerate prigionieri politici ed accusate di ‘terrorismo’, grazie ad una legge che, però, non è mai applicata dallo Stato del Cile nei confronti di manifestanti impegnati in altre lotte sociali. Un’ingiustizia che ha portato i ‘fratelli’ di Jorge (uno dei quali, Felipe, realmente suo fratello) ad uno sciopero della fame durato più di 80 giorni.

    Un approccio razzista e discriminatorio, quello dello Stato cileno, che è andato ben oltre la minaccia o la carcerazione: "Qui, nelle nostre terre, lo Stato cileno ha ucciso dei Mapuche, come Jaime Mendoza Collio, Alex Lemun, Matias Catrileo, che sono alcuni ‘peñi’ (fratelli) morti negli ultimi cinque anni nelle ‘azioni di recupero della terra’".

    Invece di cercare una soluzione alle richieste legittime di persone che occupano le loro terre da tempi immemori, lo Stato cileno ha risposto con morte e repressione. Non solo perseguitando persone in età adulta, ma anche bambini e adolescenti, accusando anche loro di essere terroristi! Bambini di 12, 13, 15 anni di età: "Un esempio è Luis Marileo Cariqueo – continua Huenchullan – nipote del Lonko (dirigente) José Cariqueo, il quale si trova in carcere ed è stato per più di 80 giorni in sciopero della fame perché considera che le sue accuse siano tutte infondate". Un ragazzo di 17 anni, con già quattro capi d’accusa per ‘delitti terroristi’, paragonati a quelli di gruppi armati come Al-qaeda, l’ ETA, o le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo).

    Come è possibile accettare una situazione di questo tipo? Che cosa ferma il ‘mondo civilizzato’ dal porre un freno ad un esproprio di terre che si è trasformato in un’indecente persecuzione di bambini inermi? "È una situazione terribilmente estenuante – lamenta Jorge -. Vivere in uno stato simile di incertezza, senza sapere quello che succederà domani, se finiremo in carcere o vivremo in libertà. È difficile per una famiglia vivere in questo modo; è dura per una autorità Mapuche o un gruppo di famiglie unite pensare che il proprio unico destino è il carcere, e questo solo perché stiamo lottando per rivendicare il territorio ancestrale e i nostri diritti politici".

    Ci sono state delle denunce da parte di organismi internazionali. Ma non sono valsi a nulla, contro il potere dell’economia globale e del sistema liberista. Perché risultano molto scomodi popoli indipendenti come i Mapuche. Gente molto legata alla terra e al territorio (in quanto base della vita e dell’esistenza, base dello sviluppo della propria cultura e conoscenza), ma poco legata al mercato globale. Un popolo che, senza slogan idioti, trova nella biodiversità il compimento della sua forza ed il compimento della vita stessa. Che ha un rispetto per il proprio territorio e per la natura che noi ‘civilizzati’ abbiamo dimenticato letteralmente da secoli. Perché "senza la nostra ‘mapu’ (terra), il Mapuche non potrebbe esistere e sarebbe condannato a scomparire".

    Una vergogna taciuta dai media, che andrebbe fermata da subito. E che ha portato Jorge Huenchullan a fare un appello anche a noi italiani, un ‘richiamo alla lotta sociale’ che esiste nel nostro Paese: "Così come in Italia, nemmeno il nostro popolo, e noi come Mapuche, vogliamo essere divorati, né sopraffatti dal sistema imperialista-capitalista, un sistema con il quale siamo condannati a morire. Vogliamo che le nostre idee, la nostra lotta sia libera, vogliamo essere delle persone che pensino in libertà e crediamo che in questo mondo si deve vivere in una maniera più umana, diciamo più ‘comunitaria’, in modo che tutti abbiano il diritto di manifestare la propria opinione, di vivere liberi, di vivere senza pressione, di vivere in modo da non dipendere da un’impresa, senza dipendere da un capitale o da un potere economico. E se lasciamo che questa situazione vada avanti, sicuramente noi Mapuche smetteremo d’esistere, e i popoli indigeni pian piano scompariranno, smetteranno di esistere. Io credo che noi abbiamo molte capacità, molto da dare ancora ai popoli non-mapuche, alla gente europea, a tutte le nazioni. Abbiamo molte conoscenze culturali sulla cosmo-visione, su molti argomenti che la scienza non è in grado di affrontare. Ritengo questa un’idea fondamentale che anche gli italiani dovrebbero condividere con noi".

    Sarebbe opportuno, perché da imparare abbiamo davvero tanto. Anche solo vedendo l’attuale contesto italiano. "Parlando con Jorge, il portavoce dei Mapuche – ha scritto Beppe Grillo sul suo blog – ho pensato a Terzigno, a Vicenza con la base militare del Dal Molin, alla Tav in Val di Susa, alla secretazione dei siti dove costruiranno a nostra insaputa le centrali nucleari. Il Cile del dopo Pinochet assomiglia al Cile di Pinochet. Il Mapuche di oggi è l’italiano di domani". Sarà davvero così? Probabilmente, se lasceremo che tutto accada, nel nostro Paese. Ma aspetteremo veramente di essere condannati a 50 anni di carcere ogni volta che proveremo a difendere il nostro territorio prima di mobilitarci davvero in difesa dei nostri diritti? O pensiamo che andare in giro blaterando di volere essere ‘padroni a casa nostra’ sia sufficiente?

    Fonte:

    Il Cambiamento

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