• 31mar

    Edilizia e decrescita

    Conservare, limitare, non disperdere. La decrescita richiede leggerezza, trasparenza, bassa impronta ecologica; invece edificare esige peso, solidità e consumo di materia.

    Fabbrichiamo edifici per ricevere ospitalità e ricovero, per offrire benessere all’abitante e soddisfare i bisogni collettivi. Ma oggi l’edilizia è diventata l’attività umana a più alto impatto ambientale, responsabile del consumo di risorse naturali e della produzione di rifiuti e gas, il principale settore industriale nei paesi ad “economia avanzata”.
    In Italia il 75% del patrimonio edilizio è stato realizzato negli ultimi 60 anni, e malgrado lo stock abitativo superi abbondantemente il numero di famiglie, ogni Comune continua a urbanizzare e sottrae terreni agricoli per aumentare il proprio volume edificato. Continuiamo a spalmare il territorio di cemento come il burro nelle tartine, trascurando il fatto che il paesaggio è un bene comune e che la sua perdita è irrimediabile.
    Abbiamo perso il senso della misura e della proporzione, ma in compenso siamo diventati abilissimi consumatori. Con l’urbanistica consumiamo il suolo, con l’edilizia consumiamo i materiali.

    Mies van der Rohe, maestro dell’architettura moderna, per esprimere la linearità e l’essenza delle forme aveva coniato lo slogan “less is more”, il meno è di più. Oggi con la decrescita mutiamo lo slogan in “more with less”, costruire con meno. Nell’urbanistica dovremmo operare per densificare i volumi già costruiti, rottamare l’edilizia scadente sostituendola in loco, riusare le aree dismesse. Nell’architettura dovremmo smaterializzare il fabbricato, cioè realizzarlo con materiali legati ai cicli naturali, rinnovabili e a basso contenuto energetico.

    Il rimedio “densificare smaterializzando” unisce elementi contrari (così come “sviluppo sostenibile”) eppure sono i contrasti che mostrano la sostanza delle cose e chiariscono la visione. Perciò correggo il titolo:
    “DECRESCITA IN COSTRUZIONE (stiamo lavorando per voi)”.

    * Aldo Scarpa è architetto libero professionista a Venezia,
    è delegato dell’ANAB (Associaz. Nazionale Arch. Bioecologica)
    e presidente del WWF Veneto

    Fonte: Anab.it

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