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  • 23apr

    La devastazione scientifica del territorio Italia è colpa di tutti

    Un’Italia devastata dal cemento, dalle nuove costruzioni che non recuperano nulla del vecchio e dallo scempio costante e reiterato delle zone più belle. Non è che stamattina mi sia alzata con la luna storta, è semmai che questi distruttori del mondo me li ritrovo sempre tra i piedi. Anche sull’appennino tosco-emiliano. Al momento sto dicendo “fortuna che la casa l’abbiam presa solo in affitto” ma questa vita da errante mi sta stancando. Ormai è evidente che in Italia non sia più possibile star tranquilli e ho una mezza idea di chi devo ringraziare.

    Su queste montagne mio nonno ci ha passato del tempo importante e duro, non so esattamente dove. A un certo punto si chiamavano Brigata Stella Rossa, avevano in mente un paese democratico, una repubblica fondata sul lavoro e la partecipazione sociale. Su queste montagne ci sono venuta a vivere per scelta, lasciando prima una Milano sociopatica che si stava bevendo il poco verde rimasto in mega parcheggi e pisciatoi per cani, mentre incentivava la pratica del lavorare gratis a colpi di net economy.

    Una breve parentesi anche in Brianza, da milanese credevo che la Brianza fosse verde. Ho lasciato anche la Brianza, ammorbata e avvelenata dalle fabbrichette familiari che hanno fatto la ricchezza lombarda e determinato il peggior inquinamento idrico e ambientale di tutta Italia, grazie a consigli comunali di arroganti ignoranti con il verbo del soldo, mai della cultura. La cultura, quella roba da festival del sabato-domenica, giusto perché tira un po’ di gente e dà il tono. La distesa delle fabbrichette invece incessante, fino alla Svizzera. Le code in auto ininterrotte, fino a Milano, perché i cantieri stradali sono fabbriche di soldi, non di strade. E sempre più cantieri, sempre più ipermercati, sempre più spostamenti in auto.

    E poi giù, verso il pavese, la Lomellina. La casa da ristrutturare, l’orto, il giardino, qui non ci disturberà nessuno, siamo nel Parco del Ticino, solo per fare le modifiche alle case c’è da impazzire, confiniamo con il bosco della LIPU, cosa vuoi che ci capiti? Capita che la Lomellina sta morendo di cancro.

    Capita che non lo leggerete sui giornali, non finora, ma se ci passate vi diranno tutti che in famiglia chiunque ha uno o due casi di cancro. Se non di più. Uno o due a famiglia. Guardate la vostra famiglia e pensate di sottrarne due. Come vi pare?
    In Lomellina è normale, perché in Lomellina non si produce solo il riso biodinamico delle Cascine Orsine o il riso biologico dell’Alce Nero e della Riso Gallo. In Lomellina, che vuol dire grossomodo da Mortara-Vigevano a Pavia, ci sono l’inceneritore di Parona, probabilmente uno dei maggiori produttori italiani di diossina, poi ci sono gli impianti a cippato di legno (provate a bruciare un mobile Ikea, tanto per provare che aria salubre vien fuori), altri “termovalorizzatori” di cui 9 nuovi in costruzione, sempre nelle stesse aree.

    Ogni abitante della Lomellina dovrebbe leggere questo documento, tra i tanti, redatto da un’oncoematologa. Poi fare le valigie e andarsene sperando che nei cinque anni seguenti non gli succeda nulla in seguito a quello che ha respirato, mangiato e bevuto lì. Ma la maggior parte degli abitanti della Lomellina sono convinti che gli inceneritori portino lavoro, che le polveri sottili non facciano così male, che tutta l’Italia sia uguale, che non ci sia niente di meglio. Vagli a spiegare che no, non è vero, nel resto d’Italia, persino nelle vicinanze delle discariche campane, non c’è una media di 1-2 casi di tumore a famiglia. Non ci credono.
    O non ti ascoltano perché sta per cominciare la Prova del cuoco, Forum, Uomini e Donne, Squadra di Polizia, Carabinieri, Ballando sotto le stelle e Un posto al sole. Ah, dimenticavo i Cesaroni e l’altra serie di famiglie felici e gaudenti.

    Drogati di televisione, questo sì, come la maggioranza degli italiani. Convinti che se capita qualcosa è perché sono sfigati, il resto d’Italia è una grande famiglia Cesaroni-trullallà. Per due collane di perline e uno specchietto hanno dato la loro terra agli sciacalli, svenduto la loro salute e la loro famiglia, hanno messo in mano i loro figli agli orchi.

    Un operaio di Vigevano emigrato vent’anni fa dall’ex jugoslavia mi ha detto “Sono paesi con le fabbriche ma senza le biblioteche“. E’ vero. E ora chiudono anche le fabbriche. Ma non cambia niente: anche con l’evidenza dei familiari che gli muoiono davanti, ogni giorno cliccano per la loro dose da tossicodipendenti, accendono la scatola magica: Prova del cuoco, Forum, Uomini e Donne, Squadra di Polizia, Carabinieri, Ballando sotto le stelle, Un posto al sole, Grande Fratello, Isola dei famosi…le partite! Il calcio! Come gli eroinomani, “spengo quando voglio” e non spengono mai. Almeno gli eroinomani hanno l’onestà intellettuale di ammazzare solo loro stessi.

    Siamo andati via da lì dopo aver visto che la lotta con qualche piccolo gruppo locale contro l’ennesimo scempio era inutile: scalda il cuore vedere delle persone come te, che anche in quella situazione cercano comunque di lottare  (ciao bellissimi, lo so che mi leggete  ). Ma non siamo in un film di Bruce Willis e alla fine hanno vinto i cattivi, come da copione. Ora sono approvati e in prossima o appena avviata costruzione altri 9 inceneritori come quello di Parona, sullo stesso territorio. Non si registrano invece cali di audience, anzi, le vendite dei decoder per il digitale terrestre sono andate alla grande.

    Chi decide di svendere il territorio per due collanine, alla fine, sono sempre quelle ragazze griffate da testa a piedi che si imbambolano davanti al Grande Fratello, quelle paesane cinquantenni permanentate che discutono di ‘Un posto al sole’ come se fossero loro familiari, quei vecchi bavosi burocrati dalla faccia incartapecorita e la pelle spenta che si cannibalizzano tra loro nei consigli comunali a colpi di quinta elementare e che raccolgono voti piazzandoti il figlio alla catena di montaggio dell’azienda dell’amico e la figlia, una di quelle griffate sopra, a fare la cassiera all’Ipercoop, un altro di quei mostri di cemento e aria condizionata che ‘portano lavoro’.

    E vanno a votare, e sono tanti. E eleggono altri bavosi vecchi paesani con la terza elementare e la camicia griffata che gli ammazzeranno almeno mezza famiglia a colpi di acqua inquinata, centrali a oli combusti, inceneritori e poli petrolchimici.
    Cosa puoi fare contro queste teste? O ti fai in vena anche tu con una siringata di ‘Isola dei famosi’, oppure vai via. Siamo andati via.

    Abbiamo scelto bene, questa volta. Benissimo. Qui le centrali non si possono fare, per problemi idrogeologici e sismici. Un rischio sismico banale se ci vivi, il livello 2, ma sufficiente a non metterci inceneritori. Zona isolata, scarso interesse commerciale e industriale. Turismo ma non di massa. Soprattutto gente che capisce il valore del suo territorio, che se lo difende da sempre con le unghie e con i denti. Ma ora è arrivata la Lega e la demagogia populista della crisi per colpa di qualcuno. I marocchini, gli extracomunitari in particolare, che mi dicono che ‘rubano il lavoro’ e non fanno la raccolta differenziata. Guardo attorno a casa mia, ci sono almeno tre italianissime e rispettabili rincoglionite che buttano la plastica nella raccolta sfalci e rami. Un giorno vado al mercato di Monghidoro e un tizio barbuto mi urla in un orecchio “Mandiamoli tutti a casa!” e mi sventola sotto il naso un volantino della Lega contro i marocchini che ci rubano il lavoro. Ma come? Ma se siamo sui colli bolognesi, al confine della Toscana, al centro! Che cosa vuole la Lega Nord qui? La Pianura Padana non finisce 300 km più in su?!

    Poi scopro che su Current gira un documentario di tre giornalisti “Occupiamo l’Emilia“, la storia del perché e del come della discesa della Lega Nord in Emilia Romagna. Consiglio caldamente la visione, anche a chi non abita in Emilia (qui il trailer. Si può vedere anche in alcuni cinema, trovate le date sul blog, oppure acquistare il dvd a un prezzo molto popolare). Scopro che il PDL che ama tanto le costruzioni e il cemento è molto presente in Emilia, quella con capoluogo di provincia “Bologna la rossa”: sono presenti in forma di “lista civica”. Non li noti venendo da fuori e poco anche da dentro, soprattutto se devi passare tre ore al giorno a farti in vena con il TG1 e Maria de Filippi. O magari li notano e gli stanno bene così. PDL, lo sappiamo ormai tutti, equivale a cemento. (Chi non lo sa, può aggiornarsi con “La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro“, Chiare Lettere, 2010).

    E così veniamo a oggi. Pensavamo di esserci messi in salvo, dicevo. Relativamente, quantomeno, visto che le emissioni di cui sopra riguardano tutti, mica solo quelli che ci abitano vicino.

    Invece proprio nella zona tra Bologna e il Mugello, sui colli, in un posto che Goethe ha definito “una delle parti più belle del creato”, arriva l’amico texano, la Hunt Oil Company che con l’acclamazione dei demagoghi di cui sopra, ottimamente insinuatisi nel tessuto sociale politico locale, ha l’eccezionale idea di far saltare queste valli con gli esplosivi. Motivo: ricerca idrocarburi. E’ una zona di falde acquifere e metano, questa, ci mettiamo un paio di trivellazioni ad andar giù a valle con tutti i paesi.
    Diranno la gran parte: “Ma no, dai, controlleranno!!! Queste cose mica le fanno così, senza controlli. Se le fanno è perché hanno visto che si possono fare.”

    Cosa rispondere?

    Signori cari, la casa di fianco alla mia non si chiama Palazzo Grazioli e quella dietro non è Villa Certosa. Pertanto, credo ai controlli come all’allunaggio dei miei gatti con un peto.

    Ho già visto i controlli del Vajont, della Val di Stava, di Sarno… qui andiamo giù tutti a valle se cominciano a far buchi di quella portata ed è tutto grasso che cola per i palazzinari e la protezione civile. Gli appalti di ricostruzione sono affari miliardari, l’abbiamo già visto a L’Aquila, a pochi minuti dalla notizia del terremoto questi ridevano per gli affari in arrivo. Sul sito del Movimento Cinque stelle Emilia Romagna ha trovato spazio la faccenda di queste trivelle che stanno per devastare queste zone. Chi deve decidere, non abita qui. I soldi arriveranno alla Regione Emilia e nelle sue tasche, ma non qui. Quindi fidatevi voi se volete, io no.

    Fonte: Erbaviola.com

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