• 04apr

    Poveri? Ma che ricchi, anzi ricchissimi

    Sono stato a Milano presso la fiera di “Fai la cosa giusta”, conoscevo questo evento di nome. Ho girato per gli stand dove si promuovevano prodotti biologici, applicazioni di buon senso e stili di vita coincidenti con la filosofia della decrescita felice. C’erano numerosi produttori di formaggi, salumi, pane, ortaggi, case editrici, alcune tecnologie utili, associazioni, comitati, gruppi di acquisto solidale etc.

    Un amico ha voluto “intervistarmi”con la sua videocamera. Mi è parso naturale rispondergli così: i meridionali sono ricchi, anzi ricchissimi ma non lo sanno. E’ normale che nella città dello spreco, quale Milano è, nasca una Fiera dell’ovvio, è normale perché le buone intenzioni di “Fai la cosa giusta” non sono altro che la tradizione culturale italiana ancora radicata nelle province di Salerno, Avellino, Matera, Potenza, Crotone, Lecce, Taranto, Cagliari, Nuoro, Siracusa, Trapani, Teramo, Campobasso, Macerata, Bari.

    Evidenzio che le province sono ricche e non i capoluoghi perché è nei territori contadini che vive questa formidabile ricchezza composta da piccoli borghi sostenibili, per definizione, che resistono con difficoltà al pensiero dominante – progressismo, crescita infinita – diffuso cinicamente da Milano e Roma attraverso l’inutile televisione.

    I Sindaci dei piccoli comuni dovrebbero visitare “Fai la cosa giusta” e sorridere di fronte agli stand che gli vendono l’ovvio e la loro tradizione, i Consiglieri ed i cittadini di questi piccoli centri dovrebbero sapere che la “Milano da bere” invidia i loro luoghi, la loro natura e i loro stili di vita, perché i “nordici” hanno tanta voglia di normalità e di buon senso, hanno voglia di quella vita delle nostre tradizioni contadine e di famiglie unite dall’amore per la terra. Il problema è d’identità: chi siamo e dove stiamo. Il lusso e la moneta non creano identità ma distruggono gli esseri umani. Ovvio? Allora perché le comunità non esistono più? Perché i cittadini votano coalizioni politiche che perseguono il dogma religioso della crescita infinità? Perché i cittadini non risvegliano le proprie coscienze e perché non partecipano direttamente alle politiche locali?

    Bisogna avvisare i cittadini dei piccoli centri che lo sviluppo propagandato nelle scuole e nelle università, competitività e crescita, sono solo cattive parole e che non bisogna copiare i pessimi esempi finanziari dei capoluoghi di provincia che stanno rubando il bene comune per donarlo alle SpA.

    Impedite che l’idea progressista entri nella nostre menti perché ci sveglieremo nell’incubo nichilista di molti lombardi e piemontesi.

    Se vogliamo crescere veramente, allora iniziamo a condividere le esperienze di buon senso in corso d’opera nei piccoli comuni italiani da Sud a Nord, ognuno con la propria creatività e vitalità perché la vera ricchezza è nella biodiversità, anche politica, a tutela del bene comune.

     

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