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  • 08giu

    Disastro atomico sfiorato in Egitto, alla foce del Nilo

    Mentre Fukushima continua a eruttare radiazioni letali senza che i giapponesi abbiano ancora capito come e quando uscire dall’incubo della catastrofe che intanto sta ammorbando il pianeta, si è sfiorato un nuovo disastro nucleare in Egitto, nella centrale di Anshas nel delta del Nilo, dove il 3 giugno si è registrata la perdita di acqua radioattiva in seguito all’esplosione di una pompa del reattore. Lo rivela una fonte dell’autorità egiziana per l’agenzia atomica, protetta dall’anonimato e ripresa dal quotidiano “Rose el Youssef”, secondo cui in Egitto si è rischiato il peggio proprio sulle rive del Mediterraneo: il reattore di Anshas è stato di recente rimesso in funzione senza rispettare le norme di sicurezza e senza l’autorizzazione del Centro nazionale per la sicurezza nucleare.

    La fonte, scrive “Il Messaggero”, ha spiegato al giornale egiziano che un’esplosione è avvenuta il 3 giugno nella pompa del reattore e ha nucleareprovocato la perdita di almeno dieci metri cubi di acqua radioattiva. In base ai criteri dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, il “disastro” è classificabile al terzo livello, che per la scala Ines (International Nuclear and radiological Event Scale) corrisponde ad un “guasto grave”. Quelli di Chernobyl e Fukushima, spiega Fabia Scasinich sul newsmagazine “Manifatti”, sono veri disastri, classificati al livello 7 (“incidente catastrofico”) «anche se, per l’apocalisse giapponese, studiosi e scienziati nucleari invocano un nuovo “livello 8” della scala Ines», per distinguere chiaramente il massimo grado di pericolo finora sperimentato dall’umanità.

    Fukushima ha inquinato il mare avvelenando il pesce e, attraverso l’atmosfera terrestre, la nube radioattiva ora minaccia anche l’Europa, dove si sconsiglia il consumo di verdure a foglia larga e si registra la contaminazione del latte: secondo l’Ispra a livelli non ancora preoccupanti, mentre per i francesi il latte europeo, contaminato dalle emissioni radioattive provenienti dal Giappone, potrebbe nuocere ai bambini piccoli (fino ai due anni), perché l’assunzione di 10 litri di latte in un mese potrebbe causare l’accumulo nell’organismo di sostanze pericolose, tali da superare la soglia di sicurezza radioattiva per la salute. Evidente, con le notizie che nucleare Egittofiltrano dall’Egitto, il rischio corso in quest’ultimo incidente: incalcolabili i danni se il guasto fosse degenerato in “disastro”, con acqua radioattiva destinata a finire nel Mediterraneo attraverso il Nilo.

    L’Italia intanto si mobilita a rilento per gli attesissimi referendum del 12-13 giugno: col governo che cerca cavilli dell’ultimo minuto sperando ancora di evitare il voto, e l’Agcom che intima alle televisioni di rompere in extremis il grande silenzio dei media sulla consultazione popolare. Gli antinuclearisti battono le vie del “porta a porta” via Internet, con iniziative a tappeto, video virali e “flash-mob”, concerti in piazza e sconti nei ristoranti per chi si mobilita. L’opinione pubblica è contraria al ritorno del nucleare e si spera che il quorum possa essere raggiunto, grazie al monito di Fukushima che ha indotto la prima potenza europea, la Germania, a spegnere subito i reattori più anziani decretando l’uscita definitiva dal nucleare entro il 2020. La svolta tedesca, che comporterà investimenti a valanga sulle energie rinnovabili, non lascia indifferente neppure la capitale mondiale dell’atomo, Parigi: secondo gli ultimi sondaggi, 77 francesi su 100 ormai auspicano che anche la Francia abbandoni al più presto l’energia nucleare.

    Quanto all’Italia, siamo alle solite: secondo i Verdi, il governo non ha intenzione di mollare sul nucleare. Gli ambientalisti hanno prodotto un dossier per dimostrare come negli ultimi 75 giorni – dall’annuncio di una moratoria sul nucleare – i ministri di Berlusconi abbiano continuato a lavorare con due missioni successive: riuscire a fermare la consultazione popolare e riproporre, quindi, una versione meno aggressiva di sviluppo nucleare. Un vero e proprio Piano B, quello che viene etichettato come “opzione americana”. «Nelle stesse ore in cui è stata annunciata la moratoria, il 24 marzo – dice il verde Angelo Bonelli – il Consiglio dei Angelo Bonelliministri ha approvato un secondo decreto sulla localizzazione delle centrali con le correzioni necessarie dopo la prima bocciatura della Consulta».

    Diversi elementi, secondo il dossier del “sole che ride”, portano a credere che l’accordo nucleare del 24 febbraio 2009 tra Berlusconi e Sarkozy, benedetto a Villa Madama dall’Enel e dalla francese Edf, oggi non sia più cemento armato, che l’attività di lobbying di alcuni ministri sia tornata forte e che nel grande business del nucleare italiano (30 miliardi di euro) possa rientrare il gruppo Westinghouse-Ansaldo. Rispetto ai reattori Epr della francese Areva, potrebbero tornare in gioco gli americani Ap 1000 della Westinghouse, più una terza possibilità sperimentale: i mini-reattori modulari sviluppati da Iris, altro consorzio sempre a guida Westinghouse. Gli Iris sarebbero più economici e più adatti all’orografia italiana; nel mondo, da oggi al 2020, ne saranno installati una ventina.

    Umberto Veronesi, capo dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, ipotizza l’opportunità di adottare «reattori più piccoli e modulari: una rete di minireattori». L’ex ministro Claudio Scajola, ricorda “Repubblica”, aveva garantito la corsia preferenziale al gruppo francese Areva portandolo all’accordo di Villa Madama, cercando di frenare la forte disapprovazione di Ansaldo, sconfitta. E nel settembre 2009 firmò una dichiarazione di collaborazione commerciale con il ministro dell’Energia americano per «favorire sui mercati internazionali Westinghouse e Ansaldo e garantire reattori Irisspazio all’Ap1000 nel programma italiano». Seguendo questo filo, continua “Repubblica”, ci si rende conto che l’Italia non ha rinunciato al nucleare e che gli americani non sono mai usciti di scena.

    A maggior ragione, il vastissimo fronte antinuclearista punta a centrare il quorum a tutti i costi: in gioco non c’è solo il fantasma del nucleare italiano, ma anche il business dell’acqua pubblica e, naturalmente, l’abrogazione del “legittimo impedimento” salva-premier. «Guai a fare commercio dell’acqua, fonte di vita», tuona Alex Zanotelli, mentre un altro prete, nel Belice, regala una battuta al Tg3: «Sappiamo che l’acqua si può anche tramutare in vino, ma certo non in business». Gli italiani per ora hanno tramutato le elezioni comunali nella più clamorosa delle sorprese, da Milano a Napoli, dimostrando la voglia di scrollarsi di dosso il Cavaliere ma anche la Casta politica tradizionale. Il referendum, insiste Giulietto Chiesa, sarà un banco di prova: dirà se l’Italia è ancora in grado di lottare per la piena sovranità dei cittadini, minacciati da politiche europee che tagliano il welfare e peggiorano il nostro tenore di vita. Da solo, il quesito sul nucleare riassume – in modo anche simbolico – la voglia di riprendere in mano il proprio futuro.

    Fonte: Libre

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