• 13giu

    Forza Italia!

    Forza Italia! Adesso che non è più il nome di un partito, il suo partito, possiamo e dobbiamo davvero dirlo. Man mano che in redazione arrivano notizie di code ai seggi, di gente che per scegliere da sola il proprio destino ha deciso di non andare al mare, o di tornare a casa in anticipo sul previsto, l’urlo del tifoso, quell’urlo che per molti, troppi anni anni ci è stato espropriato, è difficile da trattenere. Il quorum ai referendum è possibile. Non è sicuro, ma è possibile. E allora eccolo qui quell’urlo: Forza Italia! Eccolo qui, per spingere alle urne chi non ci è ancora andato. Per ricordare a tutti che il futuro è nostro e non di chi, spesso con poco merito, siede nei palazzi del Potere.

    Sui quattro quesiti referendari è legittimo pensarla come si vuole. Quale sia il nostro punto di vista è, del resto, noto. Più difficile invece è archiviare il non voto come il semplice esercizio di un diritto. Certo, l’astensione è una possibilità costituzionalmente riconosciuta. In passato (e nel presente) sia a destra che a sinistra c’è stato chi ha spinto gli italiani a disertare i seggi. Lo fa oggi, per esempio, pure il premier Silvio Berlusconi asserragliato nel suo buen retiro sardo. Ma se si riflette un poco, ecco che la non scelta su temi come l’acqua, il nucleare e la giustizia, che finiranno in un modo e nell’altro per influire sulla vita quotidiana di tutti, diventa qualcosa che ci assimila ai sudditi.

    Molto si è detto e scritto sugli effetti politici che potrebbe avere un eventuale risultato positivo per i referendari. Ed è certamente vero che un presidente del Consiglio sommerso da una valanga di sì su materie a lui care, come il nucleare e il legittimo impedimento, si troverebbe alle prese con difficoltà sempre più grandi. Non è però per questo che, secondo noi, è un bene votare. O almeno non è solo per questo. Anche chi è convinto che Silvio Berlusconi debba rimanere al suo posto sino al 2013 dovrebbe presentarsi alle urne. Magari, se lo ritiene giusto, per segnare con una croce dei no sulle schede.

    I referendum, molto più che le elezioni, rappresentano infatti il momento in cui i cittadini fanno sentire la loro voce. In cui non delegano, ma decidono. Per questo nella storia recente del Paese sono stati spesso boicottati o avversati dalla maggioranza dei partiti. Anche oggi, almeno inizialmente, è andata più o meno così. Sul punto, anzi, si potrebbero scrivere non degli articoli, ma dei trattati.

    Questo però non è il momento dei distinguo o delle recriminazioni. A poche ore dalle 15 di lunedì c’è solo da urlare: Forza Italia! E c’è da farlo a pieni polmoni. Perché il quorum è lì, tanto vicino che sembra quasi di poterlo toccare. Perché adesso spetta ai cittadini l’ultimo sforzo. Sapendo che anche noi, per quel che conta, tifiamo per loro.

    Fonte: ilfattoquotidiano.it

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