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    Armi chimiche contro i No-Tav: gas Cs cancerogeni

    Armi chimiche: proibite in guerra, ma ideali per sgominare i No-Tav in valle di Susa. In base alle convenzioni internazionali ratificate anche dall’Italia, i soldati impiegati in Afghanistan non possono utilizzare gli aggressivi chimici presenti invece nei lacrimogeni utilizzati in valle di Susa dalle forze di polizia per lo sgombero dei manifestanti che si oppongono alla Torino-Lione. Lo spiega il professor Massimo Zucchetti, fisico nucleare del Politecnico di Torino, nella lezione universitaria tenuta fuori sede, proprio a due passi dal “fortino” delle forze dell’ordine impiantato a Chiomonte. Sotto accusa i candelotti a base di gas “Cs”, altamente tossico, dal 1991 in dotazione agli agenti antisommossa. Storico debutto dell’arma “proibita”: il tragico G8 di Genova, dieci anni fa.

    Impressionante la pericolosità potenziale dei micidiali “Cs”, composti con sostanze che ne fanno «vere e proprie armi da guerra». Danni agli occhi: un militante No Tav respinge un lacrimogeno Csdalla semplice irritazione fino all’insorgenza di glaucoma acuto. Tra le conseguenze più temibili per le vie respiratorie, il laringospasmo (effetto soffocamento) e una grave insufficienza respiratoria. Senza contare i possibili danni a intestino e organi interni. «I tecnici informati sono centinaia: perché non si pronunciano in maniera chiara?», protesta Zucchetti. «Basta un giro su Internet per leggere fior di articoli che spiegano che il gas “Cs” è tutt’altro che innocuo: è altamente tossico e pericoloso per l’uomo, e non fa distinzione fra No-Tav e poliziotti, chiunque è esposto al rischio per la propria salute».

    Impressionanti le raccomandazioni farmaceutiche relative ai due componenti principali del “Cs”, la clorobenzaldeide e il malononitrile. Quest’ultimo è “tossico per inalazione, a contatto con la pelle o per ingestione”. E’ “altamente tossico per gli organismi” e, a lungo termine, può provocare effetti negativi anche se diffuso nell’ambiente. Si raccomanda di “non respirare gas, fumi, vapori, aerosol”. E poi: “Togliersi di dosso immediatamente gli indumenti contaminati e, in caso di incidente, consultare subito il medico”. Non solo: il composto “deve essere smaltito come rifiuto pericoloso, da non disperdere nell’ambiente”. Poi la clorobenzaldeide, usata come diluente. Un idrocarburo che per la Carlo Erba di Milano rappresenta un pericolo: “Provoca gravi ustioni cutanee e gravi lesioni oculari: non respirarne la polvere, i fumi, i gas, la nebbia, i vapori, gli aerosol”. In caso di contatto con la pelle e gli occhi, l’azienda manifestanti No Tav sommersi dai lacrimogeni (foto di Pietro Bondi)farmaceutica raccomanda addirittura un ricovero al più vicino centro antiveleni.

    Numerose conferme dalla letteratura recente, scientifica e anche giornalistica: manifestanti sfigurati, eruzioni cutanee permanenti, e persino 7 poliziotti inglesi rimasti seriamente intossicati. Rischio tumori e malformazioni? «Recenti esperimenti hanno dimostrato che la velocità di riproduzione delle cellule può venir alterata dal contatto coi gas “Cs”, che quindi hanno effetti cancerogeni soprattutto in caso di esposizione prolungata», spiega il professor Zucchetti. A Chiomonte – tra lo sgombero del presidio No-Tav e la successiva manifestazione del 3 luglio – sono stati sparati centinaia di candelotti “Cs”; secondo i manifestanti, molti dei poliziotti costretti a ricorrere a cure mediche erano anch’essi intossicati dai lacrimogeni, spesso sparati ad altezza d’uomo e controvento. Il “Cs” potrebbe formare cianuri all’interno del corpo, fino a rivelarsi “geno-tossico” e provocare il cancro: direttamente, senza neppure modificare il Dna.

    «Sia per chi questi lacrimogeni li riceve, sia per chi li lancia – dice Zucchetti – ritengo che questo sia un prezzo da pagare un po’ troppo alto: non abbiamo intenzione di diventare la prima popolazione di alto-esposti ai gas lacrimogeni, dato che da qui non ce ne andremo mai», continua nella sua lezione di Chiomonte il professore, convinto oppositore della Torino-Lione, grande opera “inutile e dannosa”. «Io mi vergogno: come tecnico, come ingegnere, di essere parte di questo disegno. E mi ribello nella maniera più assoluta. Ritengo che la val Susa non debba essere il primo caso di esperimento “in vivo”, cioè su “bestie umane” che ricevono questi gas lacrimogeni, per l’utilizzo dei gas “Cs” come agente cancerogeno. Non è possibile che la popolazione valsusina paghi anche questo, oltre al prezzo dell’uranio presente sui monti, dell’amianto, dello smarino, della militante No tavdevastazione del territorio, dell’impatto del cantiere con le emissioni dei camion, le polveri, il radon, i soldi che non ci sono, la mafia».

    Molte le testimonianze a margine della lezione-assemblea: «Persone che vomitavano sangue, donne in gravidanza spaventate dal rischio di tossicità». Un manifestante, Letterio, rivolto al vicino cordone di polizia: «Ora sappiamo, non sarete più scusati. Voi avete famiglia, e avete dei doveri verso i vostri cari e verso il vostro prossimo, che siamo noi. I funzionari, i dirigenti consapevoli, il ministro Maroni e il capo della polizia Manganelli che vi hanno mandato sono dei poverini, mi fanno pena. Ma voi avete una coscienza, o no? Sì, che ce l’avete. E dovete reagire – continua Letterio, sempre diretto agli agenti – perché siete liberi cittadini come noi: avete dei diritti, li dovete esercitare».

    Altre notizie da manifestanti intossicati: irritazioni cutanee, tosse, vomito, dolori muscolari. Un medico, Laura Rizzo, propone di censire i sintomi raccogliendo dati. Una donna parla di  «lacrimogeni sparati addosso alle persone, a mo’ di proiettile: una cosa criminale, violenza inaudita e senza motivo». Un militante: «Se Maroni voleva denunciare i manifestanti per tentato omicidio, noi dobbiamo denunciare il ministro dell’interno e gli ufficiali delle forze di polizia per tentato omicidio della popolazione valsusina». Nicoletta Molinero: «Ho preso il gas sia allo sgombero che alla manifestazione del 3 luglio, sono andata all’ospedale a farmi refertare esattamente come fanno gli agenti, che così risultano “feriti” in duecento; io avevo la gola distrutta, un mal di testa terribile, la bocca piena di afte: la Il professor Massimo Zucchettiradiografia ha rivelato un ispessimento dei polmoni, vedremo se anche quello causato dai gas».

    Zucchetti lancia una proposta per un’azione politica, anche in Parlamento e con l’appoggio di forze sindacali: «E’ lecito l’utilizzo di questi gas davanti a una popolazione civile, quando è vietato per usi bellici?». Problema: in Italia l’uso dei lacrimogeni tossici è perfettamente legale, purché non sparati ad altezza uomo, visto che la legge fa riferimento a cognizioni medico-scientifiche ormai superate. Primo obiettivo, dunque, un’interrogazione al Senato, per chiedere al governo di rinunciare ad armi così pericolose. Rischiose per gli stessi agenti, conclude Zucchetti: «Vorrei poter arrivare a firmare, insieme a un sindacato di polizia, un esposto che dica “non vogliamo più usare questi gas. Non vogliamo più armi chimiche: né usarle, né subirle”». (video sul sito notav.info).

    Fonte: Libre

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