• 06lug

    Autoproduzione e sostenibilità domestica

    Non tutte le merci sono dei beni, obiettivo rifiuti zero.

    Facendo un bilancio di queste mie esperienze, mi sto rendendo conto che certe azioni quotidiane ormai mi vengono spontanee, senza pensarci, senza fatica, dedicandoci meno tempo di quanto tutti immaginino. "Bravo ma io non ho tempo" è la frase standard che mi sento rivolgere e presto scriverò due righe su questo.

     

    Mi sono accorto che è cambiato molto il mio modo di fare spesa. Prima prendevo un prodotto desiderato e lo mettevo nel carrello. Ora prima di essere ”degno” di entrare nel mio carrello un prodotto deve superare una serie di ”parametri” che di fatto mi fanno uscire dal supermercato con molti meno prodotti inutili.

    Sorvolando sul fattore qualità dal punto di vista nutrizionale e il prezzo sempre stati per me importanti, i nuovi parametri che più stanno influenzando la mia spesa sono la stagionalità, la provenienza e il confezionamento.

     

    Mentre la varietà dei prodotti consente di gestire un minimo il nostro carrello (noi non siamo più cittadini ne esseri umani, ormai purtroppo ci chiamano consumatori ma in quanto tali abbiamo un potere decisionale e di influenzare il mercato che spesso sottovalutiamo) su un punto però trovo ancora mille difficoltà: il confezionamento, il packaging.

    Ovviamente non mi accontento della leggina che ha vietato le buste di plastica (ma che nessuno, tranne le grandi distribuzioni, ancora rispetta e meno male che faccio spesa solo se ho la mia sporta) e poi devo comprare i pomodori o le ciliegie in scatole di plastica che donano al prodotto l’illusione di essere dei gioielli in confezione regalo. Allora ho dato la priorità allo sfuso ma anche qui non trovo tanta scelta e ho dovuto litigare con il direttore dell’ ipermercato o farmi cazziare dalla commessa perché mi sono rifiutato di usare una busta di plastica per ogni tipo di frutta (‘’ma non te la faccio pagare’’ è stato mitico), secondo loro dovevo sprecare una busta per 3 pere, una per 2 finocchi, una per 4 mandarini, ecc.

    Stufo di questo ho cominciato a riscoprire frutta, verdura, carne e pesce nei piccoli negozi locali che avessero più offerta di prodotti sfusi e magari acquistabili in buste di carta invece che confezioni di plastica o polistirolo. Con la piccola distribuzione ho notato che puoi avere facilmente un rapporto umano diretto. "Se vuoi che faccio spesa da te devi mettere questo tipo di prodotto o questo tipo di confezione", vi giuro spesso funziona, abbiamo un’arma: sfruttiamola, senza timore o vergogna, il cambiamento può venire anche da noi.

    Tutto questo per dire che non mi accontento del detersivo alla spina ma vorrei un intero supermercato alla spina e la politica avrebbe il dovere di incentivare questa realtà di nicchia (sgravi fiscali, ecotasse, divieti, incentivi che rientrerebbero ben presto, basti vedere il problema rifiuti enrgetico e sanitario) per il bene di tutti noi. Ora forse è impensabile anche solo comprare uno spazzolino intercambiabile, una bistecca senza polistirolo o il latte senza tetrapack ma basta avere coraggio e volontà di iniziare e il cambiamento culturale sarà meno traumatico e lento di quanto si creda.

    La mia città (Roma) deve ancora iniziare questo cambiamento e le Lobby hanno interessi contrari.

    Il futuro prossimo del commercio deve essere a RIFIUTI ZERO (e prevalentemente a KM ZERO, anche se non sempre è una garanzia o possibile) e non solo per i prodotti artigianali di qualità (costosissimi) ma anche per i prodotti industriali comuni.

    Dalle mail che mi arrivano siamo tanti a pensarla così ma abbiamo paura ad alzare la voce, quasi ci vergognassimo. Facciamoci sentire, anche solo lasciando un contenitore inutile sul bancone del negozio.

     

    Effecorta il primo negozio che vende tutto alla spina – Basta con gli imballaggi

     

    Reggio Emilia: fare la spesa a km e rifiuti zero

     

    Invogliare chiunque a riscoprire certe pratiche che il consumismo usa e getta ha messo in soffitta. Sento questa esigenza anche perché abito vicino una mega discarica-inceneritore. Il PIL, nella nostra contraddittoria società, misura il benessere e laqualità della vita: questo é discutibile se si considera che gran parte é costituito da sprechi, rifiuti, inquinamento, spreco. Nessun PIL calcolerà mai la qualità della nostra vita e nessun PIL calcolerà mai il prezzo che noi e le generazione future dovranno pagare. Ogni comportamento atto a limitare questo fenomeno negativo é il benvenuto.

    Nota: sempre più diffusi i negozi di prodotti locali e alla spina

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