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  • 18lug

    Minnesota, prove generali di bancarotta

    La notizia è rimbalzata fra i giornali nostrani suscitando un certo scalpore: “Il Minnesota è fallito” ha annunciato il Corriere della Sera, subito ripreso dalle altre testate. Poi sono arrivate le smentite: “è tutto falso”, “una montatura mediatica”. E le controsmentite, che parlavano allora di censura e cattiva informazione. Cerchiamo di fare un po’ di ordine e di capire cosa c’è di vero nelle notizie circolate in questi giorni sul fallimento del Minnesota.

    Innanzitutto, lo stato non è effettivamente fallito. È successo che l’assemblea legislativa dello stato americano non ha raggiunto in tempo valido l’accordo sul bilancio annuale, dunque i rubinetti statali si sono temporaneamente chiusi. Con conseguenze non da poco, come si osserva nel seguente servizio andato in onda su Al Jazeera.

    Dal primo luglio scorso tutte le attività gestite dallo stato sono rimaste congelate. Parchi chiusi, musei chiusi, impossibile sostenere esami di riparazione nelle scuole o fare acquisti nei negozi di caccia e pesca. E neanche a dire che i poveri cittadini del Minnesota potessero affogare i dolori nell’alcol: per il mancato rinnovo della licenza – gestita dal Department of Public Safety, anch’esso chiuso – molti bar e riveditori di alcolici hanno dovuto interrompere forzatamente gli acquisti di birra, vino e liquori per i loro clienti. Una vera e propria prova generale di fallimento durata due settimane, lo shutdown più lungo di uno stato americano almeno nell’ultimo decennio.

    Ma alla fine l’accordo è stato raggiunto. L’ha annunciato ieri il governatore Mark Dayton dopo un lunghissimo faccia a faccia con gli oppositori repubblicani.Un sospiro di sollievo per i minnesoteans, ma neanche troppo. “Il Minnesota mette fine alla crisi di bilancio, a caro prezzo”, titola il Time U.S., mentre dall’Associated Press parlano di “Semi di futuri problemi nell’accordo sul bilancio del Minnesota”.

    L’accordo annunciato ieri da Dayton si regge infatti su basi piuttosto fragili e su rinunce dolorose. Il buco di 5 miliardi di dollari è stato rattoppato frettolosamente prendendo i soldi dalle scuole primarie e secondarie dello stato e contando sui futuri pagamenti di una piantagione di tabacco. Un accordo che non fa contenti nessuno, a detta della stampa locale, e che contiene in nuce potenziali elementi scatenanti di una nuova crisi.

    Le attività dovrebbero riprendere fin dalle prossime ore, ma il modo con cui è stata risolta la crisi non può che preoccupare. Un toppa, poco più, quella che è stata messa al budget. Che basterà forse a sfangare anche questo anno, ma lascerà intatti i problemi al prossimo bilancio.

    Fonte: Il Cambiamento

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