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    Ortodossia economica o eterodossi in economia?

    “Non è una crisi, è una truffa!” gridavano gli indignati madrileni il 19 giugno

    A dieci anni dal G8 di Genova in cui i No Global e i Social Forum si confrontavano col neo-liberismo incalzante, i cosiddetti ortodossi tornano per raddoppiare le loro pretese. I movimenti sociali hanno avuto inizio a Seattle nel 1999, indicando una possibile strada che la sinistra avrebbe dovuto percorrere, ma ciò non è stato capito e quindi questo processo è stato interrotto. Il movimento ha ripreso vigore nel 2001 a Genova, ma è stato combattuto ferocemente dal sistema nel modo che conosciamo. Oggi, dieci anni dopo, ci scontriamo con una nuova crisi economica che scuote le fondamenta dell’Europa.
    In questi giorni si approfondisce ancora di più il senso della mancata rappresentatività delle istituzioni come il FMI, la BCE, la Commissione Europea e le agenzie di valutazione, che gestiscono l’orientamento dei governi a cui hanno sottratto la sovranità nelle decisioni economiche e in quelle relative alla democrazia autentica (a margine delle caste politiche).
    La tendenza di queste istituzioni sovranazionali sarebbe quella di accentuare le misure di austerità a scapito della cittadinanza e nel rispetto dei parametri fissati a Maastricht, nella cornice della filosofia della BCE, il cui essenziale obiettivo è la stabilità dei prezzi (sarà anche questo un alibi?).
    Queste misure di austerità tenderanno a limitare massicciamente la sovranità non solo dei Greci, ma anche quella dei Portoghesi, degli Spagnoli, degli Italiani, nonché degli Irlandesi, precedentemente interessati alla crisi e in principio di default.

    Cosa dobbiamo salvare? Le Banche oppure la Storia e il futuro dei Paesi coinvolti dalla crisi?
    Essere eterodossi significa avere opinioni e compiere scelte di vita non in linea con quelle dominanti o maggiormente diffuse. Di contro l’ortodossia prevede una pedissequa accettazione delle direttive imposte dai summenzionati organismi, estensori delle verità uniche in economia.
    Essere eterodossi significa sostenere che oggi i governi europei non sono altro che agenti commerciali del potere finanziario ed economico.
    Significa affermare a ragion veduta che il debito è impagabile. Hanno contribuito a crearlo gli enti finanziari internazionali, con la complicità dei loro agenti di commercio insediati nei governi delle nazioni.
    Noi di Alternativa Lombardia formuliamo due proposte di regolazione finanziaria:

    • Creazione di un ente tributario mondiale
    • Limite alle operazioni che si avvalgono dei paradisi fiscali, che a seguito della globalizzazione in corso e della sostanziale incidenza dei flussi dei capitali finanziari, sono  responsabili delle inevitabili crisi periodiche, con effetti regressivi sul piano politico, sociale e culturale non solamente nell’eurozona.

    A questo proposito è utile ricordare ciò che è stato detto da Bernardo Kliksberg, prestigioso economista argentino, esperto in studi di povertà e disuguaglianze. Kliksberg sostiene che in America del Sud ci sono buoni e speranzosi motivi per l’applicazione di modelli eterodossi che dimostrano di avere successo ed evidenziano come un’altra economia sia possibile. Ci dice che “l’ortodossia è stata sconfitta intellettualmente”. Celebra i “programmi indirizzati all’universo della povertà dal punto di vista del diritto. Non è un atteggiamento assistenziale, è la restituzione di un diritto negato”. Il suo nuovo libro, Escandalos Eticos, analizza le principali contraddizioni lasciate dalla crisi finanziaria internazionale: “L’Etica non è una concessione gratuita degli imprenditori, è la risposta ad una esigenza storica.”
    Riguardo al tema dell’insicurezza, sottolinea che “il livello del dibattito è qualitativamente molto basso”. Poi, riflettendo su un possibile ritorno all’ortodossia, conferma che è essa stata sconfitta intellettualmente: “Il fondamentalismo è caduto a Wall Street. L’ortodossia è sinonimo di cattiva economia, dove viene imposta, distrugge. Distrugge nel breve e nel medio periodo, perché concentra l’economia in pochi beneficiari. Tuttavia, sebbene essa abbia perso intellettualmente, mantiene la sua posizione di potere economico. È così che coloro che ne beneficiano cercano l’alibi, facendo riferimento a crisi transitorie, per poter mantenere le stesse convinzioni.”
    In relazione al dibattito sulla redistribuzione del reddito, sottolinea: “È uno scandalo etico, in America Latina si producono alimenti per tre volte di più della sua popolazione, è il maggiore produttore del mondo a testa di alimenti, e un 16 per cento dei loro bambini soffre la denutrizione. Non è un problema di produzione di alimenti, ma del suo accesso, che viene mediato con la distribuzione del reddito e la possibilità di acquistare alimenti nei circuiti speculativi della loro commercializzazione.”
    In qualità di assessore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Kliksberg ci aggiorna in relazione ai determinanti sociali della salute, e sintetizza il suo ruolo dicendo: “Il tema della salute da sempre è stato tema da consultorio clinico. Arrivano le persone malate all’ambulatorio e a partire da quel momento si organizzano i programmi di assistenza. Adesso stiamo cambiando il paradigma. Il nuovo ha come base il considerare i determinanti sociali della salute, in cui le persone arrivano al consultorio come il prodotto di una propria storia previa, che non ha nulla a che vedere con il sistema salute, ma con il sistema economico-sociale, il quale produce la malattia”. Alla domanda su quali sono i determinanti sociali, risponde senza esitazioni: “L’acqua potabile è un determinante fondamentale. Ci son due milioni di bambini morti per aver ingerito acqua contaminata. La metà dei letti degli ospedali in tutto il mondo sono occupati da persone che si ammalano per questa causa. L’altra sono gli impianti sanitari, come pure la denutrizione e le favelas”. Alla domanda, se si tratta di problemi di risorse o di decisione politica, risponde senza nessun dubbio: “Gli economisti ortodossi lo presentano come tema di risorse e da rinviare a tempi migliori. Considerano che prima si deve crescere a cifre importanti e poi ci sarà la possibilità di fondi per migliorare le reti vitali. Da 30 anni sono in discrepanza da quei principi. È essenzialmente una questione di priorità. Anche se le risorse sono limitate, ci sono sempre delle priorità. E non si possono rinviare. Si possono solamente rinviare lasciando dei morti per il cammino”.
    Alla domanda sull’etica imprenditoriale di cui parla nel suo libro, risponde: “L’etica dal punto di vista dei neo-liberali ortodossi è una perturbazione del proprio modello economico. Come fare per discutere eticamente un pacchetto di misure degli aggiustamenti? Non resiste a nessuna analisi per elementare che sia. Nonostante ciò, non si è visto in tutto il mondo un luogo dove queste ricette abbiano curato un’economia, hanno solamente favorito la rendita e la speculazione.”
    “L’etica non è una concessione gratuita degli imprenditori, risponde ad una esigenza storica. La responsabilità sociale dell’impresa si manifesta come una risposta a una richiesta agli attori principali. La società civile oggi fa richiesta di un mondo in cui la sua qualità sia migliorata. La possibilità che lo Stato regoli la responsabilità sociale dell’impresa non è ancora matura nella società latinoamericana. Non è matura per discutere la distribuzione delle utilità, lo sarà ancora meno a quell’altro proposito. Si dovranno vincere altre lotte previamente”.

    Da noi, facenti parte dell’eurozona, la crisi del debito sovrano è apparentemente determinata da meccanismi “complessi” la cui comprensione necessita della capacità di sapersi destreggiare fra le innovazioni permanenti dell’ingegneria finanziaria: prodotti derivati, premi di fallimento (i famosi Cds o credit default swaps), ecc. Tale sofisticazione complica l’analisi, o meglio la restringe a un piccolo cenacolo di “sapienti” che sono generalmente i profittatori. Essi incassano avendo cognizione di causa, mentre gli “analfabeti” economici pagano, pensando forse che si tratti di un tributo dovuto al fato. O a una modernità che li schiaccia, che è la stessa cosa. Noi stiamo quindi dalla parte della semplicità.

    “Non è una crisi, è una truffa!”  gridavano gli indignati madrileni il 19 giugno.
     
    Alternativa Lombardia, 20 luglio 2011   

     

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