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  • 04ago

    Dopo il mare la terra: trivelle anche in Veneto

    È un attacco su tutti i fronti, non solo i nostri mari, come dimostra il report di Goletta Verde, anche le nostre terre sono costantemente sotto la minaccia delle trivelle. Nello specifico ci si riprova, dopo quasi cinquanta anni, nel polesine – quella zona compresa tra il basso corso dell’Adige e del Po fino all’Adriatico che oggi corrisponde fondamentalmente alla Provincia di Rovigo.

    E sì che in questa terra proprio diversi anni fa si erano scoperti grossi giacimenti di metano poi abbandonati perché provocavano il fenomeno della subsidenza, ovvero un abbassamento del suolo che in una zona di paludi come il polesine significa immediatamente innalzamento delle acque con conseguenze che potete bene immaginare.

    Da allora tutto abbastanza tranquillo, almeno fino ad oggi, quando la società americana – gli americani si trovano particolarmente bene in Veneto – la Aleanna Resources ha chiesto il permesso di trivellare a scopo esplorativo. La concessione o un’ulteriore indagine deve essere rilasciata dalla Commissione Veneta V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) che deve rispondere sulla necessità di una valutazione di impatto ambientale. Silvano Vernizzi, Presidente della V.I.A. spiega così la situazione: "La società texana ci chiede se il loro progetto di trivellazione è o no soggetto alla valutazione d’impatto ambientale. Si tratta di stabilire se è il caso di aprire la procedura che porterà al verdetto definitivo, o se dare il nulla osta preliminare (…) è una questione delicata".

    Per una società che chiede il permesso, ce n’è una che l’ha già ottenuto e sempre in Veneto, nella Provincia di Treviso per la precisione. Si tratta della Celtique Energie Petroleum, questa volta di origine inglese, che ha avuto l’autorizzazione dal Ministero dello Sviluppo Economico di trivellare alla ricerca di gas e petrolio. La licenza permette ai britannici di trivellare fino ad una profondità di 4 chilometri su un’area di 500 chilometri quadrati per i prossimi 6 anni. "Io credo che vada tenuta alta la guardia – dice Gianfranco Bettin, assessore all’Ambiente del Comune di Venezia -. L’impatto ambientale è una cosa seria. E il fenomeno della subsidenza non va sottovalutato. Ora parliamo di petrolio, ma ricordo che nel 1973 fu bloccato il pompaggio di acqua dal sottosuolo che serviva per le industrie di Porto Marghera, poiché creava subsidenza. Se in Laguna la terra si abbassa e l’acqua si alza, l’effetto è disastroso".

    Ma perché allora dopo tanti anni si torna a cercare idrocarburi in Veneto esponendosi a tutti questi rischi oltre che ad una forte contestazione popolare che da queste parti non manca mai? La verità è probabilmente legata al picco del petrolio, la risorsa scarseggia (o comunque tende a diminuire) e le ricerche vengono quindi intensificate e rese estreme. In sintesi, si tende a tenere in minore considerazione i rischi di certi comportamenti. L’esempio, semplice e banale, è sempre lo stesso: la marea nera del Golfo del Messico.

    È rischioso scavare a 3ooo metri nelle profondità del mare? Sì! Mi blocco? No! Il "sistema di sicurezza" del pozzo è in avaria, blocco il pozzo perdendo mezzo milione di dollari al giorno? No!

    Pensate sia diverso per il Polesine o le Tremiti? Teniamo alta la guardia.

    Fonte: Il Cambiamento

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