• 25ago

    La crisi della crescita

    Cosa si direbbe di un medico che curasse un grande  obeso con l’alimentazione forzata? Semplicemente che lo vuole uccidere.
    E se la stessa cosa capitasse con l’economia? E la crescita funzionasse come l’alimentazione forzata?

    L’economia reale, nei paesi più sviluppati, assomiglia ad un obeso che fatica a stare in piedi: tanto grasso e pochi muscoli. I muscoli, le risorse del pianeta, continuano a diminuire, perché non trovano un’adeguata alimentazione che dia loro la necessaria energia per rinnovarsi. Il grasso, la produzione di cose inutili, dannose alla salute come auto di lusso, inceneritori, gioco, droghe, o distruttive come mafia e armi, aumenta e costituisce la parte più rilevante del P.I.L.

    Gli economisti della crescita, nel 2008, avevano assicurato la fine della crisi nel 2011, attraverso, sacrifici,  privatizzazioni e liberalizzazioni. Il risultato è stato devastante, ma continuano a proporre la stessa ricetta, perché, come sosteneva J.K.Galbraith, sono al servizio dei magnati dell’industria e della finanza.

    La stessa cosa vale per la ricerca. Una sana economia svilupperebbe tecnologie volte a ridurre il consumo delle risorse e ad aumentare la durata dei prodotti. Non solo, per diminuire lo spreco, ma anche per ridurre i rifiuti, che crescono in modo esponenziale. Ma queste tecnologie riducono il  PIL. I prodotti devono durar poco, aver poca qualità, per sostituirli rapidamente. Per aumentare il PIL, non c’è meglio della tecnologia costosissima della morte, con armi sempre più distruttive di vite umane, risorse e territorio.

    La crescita del PIL  non produce aumento occupazionale. I dati parlano chiaro: dal 1960 al 1998 il PIL , a prezzi costanti, è più che triplicato (da 423 a 1416 miliardi di lire), la popolazione è aumentata del 16% (da 49 a 57 milioni), ma il numero degli occupati è rimasto uguale (20 milioni).con una diminuzione del 5,7%.

    E spendiamo due parole sulla finanza, l’economia virtuale. Migliaia di miliardi bruciati in un giorno dalle borse,? Non è affatto vero! E’  una stima virtuale, che nulla ha a che fare con l’economia reale.  Alla fine dei conti, le perdite vengono scaricate nel parco buoi, fra i piccoli risparmiatori e i lavoratori che hanno sottoscritto fondi pensione.

    Di gran parte della finanza si potrebbe fare volentieri meno: a cominciare da paradisi fiscali, derivati e altri strumenti speculativi.
    Un esempio per chiarire i benefici: i fondi pensionistici sono uno spreco di denaro  e di risorse, il cui fine è alimentare il circuito finanziario internazionale, scaricando le perdite sui lavoratori. Basterebbe che il Tesoro vendesse direttamente ai lavoratori titoli come i BTPi che rendono il 100% dell’inflazione  più il 2,55%. Molto più del T.F.R, rendimento inseguito dai costosissimi “Laborfonds”.  Si  risparmierebbe denaro dei lavoratori e lo stato non sarebbe più in balia degli investitori esteri. E  l’ INPS  potrebbe garantire una pensione integrativa più equa. Semplice! Ma non farebbe P.I.L e l’interesse della grande finanza.

    L’unica cura per l’obeso sarebbe tornare alla centralità economica dei bisogni della persona, sostituendo l’attuale centralità di multinazionali e banche. Ritrovare la sovranità perduta per introdurre misure volte a diminuire il grasso e aumentare i muscoli: cessare la produzione e la vendita di armi,  la cementificazione selvaggia del territorio; tassare prodotti di lusso, bonificare l’ambiente, favorire tecnologie che riducono lo spreco e aumentano il benessere della gente; e soprattutto eliminare il PIL, sostituendolo con il BIL (Benessere Interno Lordo).

     

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