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  • 23set

    In Lazio campi contaminati con mais ogm

    "Quando tale ‘scoperta’ sia stata fatta non e’ chiaro: dal comunicato ufficiale dell’Agenzia, datato 20 settembre 2011, non si evince il momento esatto dell’accertamento (si parla della chiusura della campagna di controllo 2011)". Lo dichiara, in una nota, Simona Capogna, vicepresidente Vas, Verdi ambiente e societa’. "Di cosa si tratta e’ piu’ evidente- spiega- varieta’ di mais della Pioneer autorizzate in Europa solo per impieghi alimentari, ma non per la coltivazione (ibrido das 1507 x nk 603, mais das 1507, mais nk 603, ibrido das 1507 x das 59122, mais das 1507 e mais das 59122)".

    La loro presenza in campo "e’ doppiamente ‘illegale’, quindi, perche’ la Regione Lazio ha vietato espressamente la coltivazione di qualsiasi Ogm sul proprio territorio, se non a scopo di ricerca in ambienti chiusi e confinati (con la legge 15 del 6 novembre 2006 novembre)". "Questa e’ un’ulteriore dimostrazione (se ce ne fosse ancora bisogno) dell’impossibilita’ pratica a realizzare la coesistenza tra agricoltura convenzionale, biologica e transgenica- sottolinea Capogna- Le sementi utilizzate dagli ignari agricoltori, infatti, erano etichettate come esenti da Ogm dalla casa produttrice (la multinazionale Pioneer), e quindi dovevano fornire anche una garanzia rispetto a questa loro ‘purezza’. Per ora sono stati avviati procedimenti amministrativi a carico delle aziende ‘contaminate’, che poi potranno rivalersi a loro volta nei confronti dell’azienda sementiera".

    L’indignazione che esprime l’associazione ambientalista, che da 20 anni impegnata a difendere l’agricoltura ecologica e libera da Ogm, riguarda: "la mancanza di certezza rispetto a chi paghera’ i costi della contaminazione (Gli agricoltori? La collettivita’? La Pioneer?); la mancanza di certezza rispetto ai controlli a livello nazionale (solo due Regioni, Lazio e Toscana, fanno controlli puntuali da anni. Nelle altre cosa succede?)". Quello che Vas chiede e’ "una volonta’ politica seria, a livello nazionale e comunitario, per porre fine alla diffusione di prodotti biotecnologici, che il mercato rifiuta nettamente e che rischiano di contaminare in modo irreversibile le nostre produzioni di qualita’".

    Fonte: Aam Terra Nuova

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