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    Banca Etica: ora basta, la crisi la paghi chi l’ha creata

    Dopo la crisi finanziaria del 2007-2008 gli Stati sono intervenuti per salvare le banche trasferendo l’eccesso di debiti dai grandi soggetti finanziari al pubblico. Ora come cittadini siamo chiamati a “stringere la cinghia” e accettare misure di austerità e tagli alla spesa sociale, al welfare, ai diritti mentre stiamo ancora aspettando regole condivise per limitare lo strapotere della finanza. La speculazione è ripartita a pieno ritmo e le lobby finanziarie lavorano per diluire o bloccare qualsiasi tentativo di riforma o regolamentazione. La politica sembra totalmente succube dei mercati finanziari. In Italia la finanza detta i tempi della manovra di bilancio e ne fissa i contenuti. La validità della manovra non si misura in termini di diminuzione della disoccupazione o di maggiore benessere per i cittadini, ma guardando con il fiato sospeso l’andamento degli indici di borsa e il giudizio dei mercati.
    Quale sistema finanziario ci costringe a tali sacrifici? Oggi si scommette sui prezzi del cibo e delle materie prime mentre oltre un miliardo di persone nel mondo soffre la fame. La finanza si muove sfruttando i paradisi fiscali per aggirare ogni regola e normativa. Sempre più transazioni avvengono al di fuori delle borse valori fuori da qualunque regolamentazione e trasparenza. Le grandi banche realizzano operazioni eludendo i controlli internazionali, la maggior parte dei derivati sono scambiati al di fuori delle borse ufficiali, questi mercati paralleli sono talmente poco trasparenti che si fa fatica anche a stimare la quantità o il valore dei titoli circolanti. E’ una finanza totalmente scollegata dalla realtà.
    Alcune cifre forniscono il quadro della situazione attuale. Con il benestare di una politica sempre più sottomessa i mercati finanziari sono cresciuti in modo abnorme. Trent’anni fa le attività finanziarie avevano un valore all’incirca equivalente al Pil del pianeta. Nel 2007 erano quadruplicate: per ogni euro prodotto dal lavoro e dal commercio erano in circolazione quattro euro di debiti, crediti e scommesse finanziarie. Ancora più grave è la situazione se si considera il sistema finanziario “ombra”: in esso circolano miliardi di prodotti finanziari derivati scambiati privatamente e non in mercati borsistici trasparenti. Nel 2007 l’ammontare di questi derivati trattati “over the counter” era stimato per un valore pari a 12,6 volte il Pil del mondo. Gli effetti di questo predominio della finanza sull’economia reale sono sotto gli occhi di tutti: dagli anni Ottanta in poi il 10% della popolazione mondiale si è arricchito in modo spropositato, mentre il restante 90% ha dovuto far fronte a redditi sempre più stagnanti e alla contrazione dei servizi pubblici, inclusi quelli essenziali.
    In una economia di mercato delle alternative esistono: nel sistema bancario e finanziario c’è chi ogni giorno si impegna nella finanza etica. Tredici “banche etiche” di diversi Paesi si sono riunite nel network “Global Alliance for Banking on Values”. Insieme gestiscono assets che superano i 10 miliardi di dollari; nell’insieme questi 13 istituti di credito dediti alla sostenibilità servono oltre 7 milioni di clienti in più di 20 Paesi. Una ricerca dell’associazione dei forum europei per la finanza sostenibile, Eurosif, ha evidenziato un +87% negli ultimi due anni per i patrimoni investiti nel Vecchio Continente secondo criteri di responsabilità sociale e ambientale. In Italia, Banca Etica è la testimonianza che è possibile una finanza che dia credito a modelli di sviluppo umano ed imprenditoriale sostenibili. Negli primi 6 mesi del 2011, nel mezzo della bufera sui mercati finanziari, i finanziamenti erogati da Banca Etica a favore di iniziative di economia reale e solidale sono cresciuti del 9% e la raccolta diretta di risparmio è salita del 5%. Siamo in decisa controtendenza rispetto al sistema bancario. I dati Abi a giugno evidenziano un +0,9% sulla raccolta ed un +5% sugli impieghi.
    La finanza etica compie scelte concrete che escludono alcuni comportamenti e ne promuovono altri: rifiutandosi di operare tramite i paradisi fiscali, la “finanza ombra”, le operazioni fuori mercato, ma facendo della trasparenza e della tracciabilità il proprio valore fondamentale; non nascondendosi dietro la scusa del “segreto bancario” ma pubblicando sul proprio sito internet l’elenco completo dei finanziamenti alle persone giuridiche; escludendo strumenti finanziari sempre più incomprensibili, dai derivati in poi, e proponendo pochi semplici strumenti di risparmio e investimento e cercando di spiegarli ai clienti nel modo più chiaro possibile; non cercando il profitto fine a sé stesso ma affermando che “l’interesse più alto è quello di tutti” e valutando le ricadute non economiche di ogni azione economica; escludendo le attività di lobby non-democratiche che influenzano nell’ombra i decisori politici, ma operando alla luce del giorno per costruire e partecipare al fianco della società civile organizzata; rifiutando finanziamenti a hedge fund, fondi di private equity e altri attori speculativi, ma rimanendo ancorati nell’economia reale e realizzando una valutazione socio-ambientale di ogni prestito prima.
    E ancora: non dando “soldi unicamente a chi ha già soldi”, ma cercando di porre attenzione ai “non-bancabili” e alle associazioni e cooperative che solitamente non hanno accesso al credito; escludendo i finanziamenti ai combustibili fossili, all’energia nucleare e alle attività inquinanti e scegliendo di lavorare con chi promuove l’efficienza energetica e le energie rinnovabili; rifiutando di accettare acriticamente il denaro, essendo l’unico istituto di credito in Italia che ha rifiutato i capitali rientrati dall’estero grazie ai vari scudi fiscali; non partecipando al finanziamento di grandi opere inutili e devastanti, ma cercando di fare crescere la microfinanza e puntando su progetti e idee innovative per una sostenibilità di lungo periodo; rifiutando di speculare su cibo e materie prime e finanziando i piccoli produttori e i contadini, in particolare nel settore dell’agricoltura biologica; favorendo l’investimento azionario responsabile attraverso Etica Sgr e invitando i piccoli risparmiatori ad esercitare il loro ruolo di “con-proprietari” di aziende attraverso l’azionariato attivo nelle assemblee degli azionisti.
    (Banca Etica, estratti dal documento di presentazione della campagna “Non con i miei soldi”, che promuove la finanza etica e segnala gli abusi dell’attuale sistema finanziario).
     
     
     
    Fonte: Libre
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