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    Belgio: incidente in un impianto nucleare. Tre contaminati

    A poche settimane di distanza dall’esplosione di Marcoule, un secondo incidente si è verificato in una struttura di smaltimento dei rifiuti atomici. Martedì pomeriggio, infatti, tre persone sono rimaste contaminate in un incidente avvenuto in un impianto di smaltimento di rifiuti nucleari della Belgoprocess a Dessel, nel nord del Belgio.

    L’incidente si è verificato nel corso di un’ispezione annuale condotta dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ed Euratom, organismo europeo dell’energia atomica.

    Secondo la ricostruzione fatta dalla stessa Belgoprocess, l’incidente sarebbe avvenuto a causa di un errore di manipolazione: un piccolo contenitore, una sorta di bottiglietta simile ad un flaconcino per i medicinali, è caduto versando il campione di plutonio prelevato per un controllo di routine.

    Quando è avvenuto l’incidente l’ispettore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica accompagnato da un collega di Euratom e da un funzionario di Belgoprocess, stava conducendo una verifica di routine. I tre si sono sottoposti alla procedura di decontaminazione esterna e a controlli sanitari e al momento si sta valutando il grado di esposizione al quale sono stati sottoposti.

    Le autorità belghe hanno comunicato che il luogo è stato subito isolato e che non ci sono state fughe radioattive all’esterno dell’impianto. Ma è davvero così? Considerati i recenti casi di sottovalutazione dei rischi cui abbiamo assistito negli ultimi mesi è lecito dubitare delle tempestive rassicurazioni.

    Il 12 settembre scorso quando si è verificato l’incidente nel sito di trattamento di scorie nucleari a Marcoule, in Francia, le autorità hanno immediatamente escluso fughe radioattive all’esterno della centrale. Eppure in seguito le verifiche hanno dimostrato che il forno in cui si è verificata l’esplosione conteneva radioattività quasi 500 volte di più rispetto a quanto riferito inizialmente dal gestore del sito EDF. L’incidente, subito definito “industriale”, è stato inoltre in seguito classificato al livello 1 della scala Ines, quella che misura la gravità degli incidenti nucleari.

    Anche nel caso del disastro di Fukushima, il più grave dai tempi di Chernobyl, le autorità nipponiche hanno a lungo minimizzato i rischi e i danni provocati alla centrale dal devastante doppio cataclisma che l’11 marzo scorso ha messo in ginocchio il Giappone. Delle dichiarazioni "ufficiali" a ridosso degli incidenti, ormai lo sappiamo, c’è poco da fidarsi.

    Fonte: Il Cambiamento

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