• 25nov

    Ossimoro di Vita. Un manifesto umano

    I fatti che stiamo vivendo in questi giorni sono profondamente connessi al mutamento occidentale avvenuto a cavallo della fine degli anni 80 e l’inizio dei 90. Il crollo comunista, la deriva maastrichtiana, la deregulation finanziaria, l’apertura commerciale di internet ed il risentimento ambientalista e anticapitalista, sull’onda lunga del post-strutturalismo franco-statunitense.

    Come oggi, 13 anni dopo gli scontri di Seattle, non c’é mai stato così bisogno di spinte eco-altermondialiste, mai come oggi il bisogno di una profonda rivoluzione culturale ed una precisa coscienza sociale ad alto valore politico.

    In un momento storico con forti tensioni economiche, insurrezioni dei popoli mediterranei contro il totalitarismo, rivendicazioni studentesche europee e degli occupanti statunitensi, turbofinanza e per contro discorsi sui beni comuni, le élite liberal-democratiche escogitano ogni giorno modi sempre nuovi per soffocare ed offuscare le rivolte, mistificando le notizie, confondendo ed indottrinando la nuova classe sociale: il consumariato, l’insieme dei proletari che hanno perduto la dignità nell’essere diversi dai borghesi, prostituendosi al mercato nella forma più illogica ed irrazionale, pagando essi stessi i loro sfruttatori con la moneta più preziosa: la vita.

    L’ideologia dominante è svuotata dall’ideologia stessa, è post-ideologica, cosicché è sempre più difficile distinguere un volto di un moderno schiavo-proletario da quello di un borghese, uno studente ricco da un operaio misero. Tutti – indistintamente – sono adatti al mercato, gli ignoranti lavoratori come gli istruiti universitari disacculturati da testi neo-colonialisti e ultra-liberisti. Tutti hanno in comune la dissociazione dalla condizione autenticamente umana; muti ed abbindolati vagano consumando, consumando e consumando. Si dichiarano atei ma mai nessun fedele si è prostrato così tanto, come loro, al Dio mercato, al Dio Consumo, al Dio Denaro.

    Potrei spendere le peggiori parole per descriverli, masse indistinte di non-cittadini che non-vivono in non-luoghi, ma sarebbe come percuotere un albero d’autunno, padre di suicida foglie. Potrei sostenere, nichilisticamente, che se ora sono così brutti forse non sono mai stati belli e la natura profonda che cerco in loro altro non è che un’illusione social-umanista, un’utopia comunista irraggiungibile.

    Ciò che non è riuscito ad unire il Dio metafisico né lo Stao Assoluto lo ha fatto il valore-lavoro, legante trasfersale dell’intera società occidentale-occidentalizzata. Mai i destini degli uomini sono stati così uniti e sincronicamente mai le menti degli stessi sono state così lontane. Nel momento di massimo socialismo manca l’essenza umanitaria.

    Si stanno facendo enormi sforzi intellettuali per spiegare l’esistenza di élite tecnocratiche, che governano popoli di liberi schiavi, con la compiacenza e sotto il controllo della turbofinanza capitalista. Ma la fortuna – che non riusciamo a cogliere – della post-modernità contemporanea è il suo enorme stato di connessione: centinaia di milioni d’individui dissociati sono profondamenti connessi a formare un unico corpo megaumano, alterumano (forse) ma non ancora dis-umano. Motto che è uscito dalle proteste per la regolamentazione finanziaria del movimento Occupy è “Noi siamo il 99%”, dato vero, sostanziale ed infalsificabile.

    La rivoluzione, per essere creatrice, non può fare a meno di una norma, morale o metafisica, che equilibri il delirio storico. Senza dubbio, non ha che un giustificato disprezzo per la morale formale e mistificatrice che trova nella società borghese.[..] Invece di uccidere e morire per produrre l’essere che non siamo, dobbiamo vivere e far vivere per creare quello che siamo. [..] Mi rivolto, dunque siamo. [Albert Camus, La rivolta storica]
    Cosa manca, dunque?

    Manca l’essenza, il significato profondo di quei grandi significanti venduti sottocosto dalle tribune politiche, a scadenza periodica, nelle pacifiche e liberali democrazie.

    Dobbiamo riappropriarci dei significati, forse addirittura inventarne nuovi per poter chiamare la realtà storica senza confonderla con la realtà fantoccio propinata dai regnanti negli ultimi 60 anni di pace sociale. La rivolta sarà dunque anti-democratica? Non potrà che esserlo e sarà pure anti-liberale, se per democrazia s’intende compiacenza mercantile dello sviluppo sfrenato e per liberalità, sfruttamento indiscriminato. Dei ricchissimi tecnocrati ce ne dovremo preoccupare? No!

    Dobbiamo liberarci dal produttivismo, la droga del consumariato. Non scoprire, ma ricordarci di cosa è fatto l’Uomo, dei suoi bisogni primari e soprattutto dei settori primari; come è possibile che l’unica fonte di ricchezza sia il terziario avanzato e dai servizi del suo indotto? In natura – Madre Terra – non è previsto lo sviluppo illimitato, anzi la forza di una specie (non virale) è proprio il mantenere l’equilibrio della propria esistenza. Un giorno da leone? No, nemmeno il leone vorrebbe mangiarsi tutto subito e morire al tramonto. Dobbiamo opporre al giorno da turbo-leone il giusto tempo, il riconoscimento essenziale/sostanziale della propria natura profonda. Questo significa riabilitare la metafisica e far resuscitare quel qualcosa di inspiegabile? Per quanto ci sforzeremo di negarlo non potremo mai essere certi che la poesia nasca dal solo cuore, motore della vita; e l’innesco? Riappropriamoci del nostro tempo e fuoriusciamo dal paradigma economico che ci ha resi liberi-schiavi.

    Dobbiamo ritornare ad essere amici, riappropriamoci dei rapporti autentici ed opponiamoci a coloro che definiscono rilevanti solo quelli sorti in base ad un contratto. Non abbiamo bisogno di garanzie legate al denaro se questo significa perdere lo stretto vincolo amicale. Cosa c’è di più bello della fiducia in un proprio amico, dell’amore profondo, dell’emozione di sentirsi parte di un gruppo affiatato, cooperante, gentile e disponibile all’ascolto e all’aiuto nel momento di maggior difficoltà? Quanti rapporti sono nati dopo il boom economico e quante famiglie si sono divise non appena si è raggiunta l’autonomia economica? Se sostituiamo il denaro all’amore e l’immagine alla realtà potremo avere come risultato solo il fallimento totale di una società fondata sull’illusione.

    Liberare noi stessi non è sufficiente; dobbiamo disconnettere quante più persone dall’illusione per ri-collegarle alla realtà storica. È un dovere etico e morale, essenzialmente giusto poiché risponde ad una obbligazione che trascende la libertà-negativa.

    La liberalizzazione possiede in sé un nuovo codice normativo che però non viene vissuto come tale ma come il suo contrario, come liberazione da vecchi vincoli e vecchie regole per la più piena realizzazione della propria libertà. Il sacro può mutare funzione e divenire un luogo di resistenza ai nuovi codici normativi del consumismo e per questo essere avvicinato alla trasgressione autentica opposta a quella di massa e garantita dall’alto dell’oggi. L’ossimoro pasoliniano afferma il sacro che diventa motivo ispiratore di una critica – diventa eretico – di un uso rivoluzionario della tradizione. [Franco Cassano, Il pensiero Meridiano]
    La bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma viene il giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno di lei. La sua norma, che l’atto stesso di contestare il reale gli conferisce unità, è anche quella della rivolta. Si può – eternamente – rifiutare l’ingiustizia senza cessare di salutare la natura dell’uomo e la bellezza del mondo? La nostra risposta è sì. Questa morale, mai sottomessa, e ad un tempo fedele, è in ogni caso la sola a rischiare il cammino di un rivoluzione veramente realista. Mantenendo la bellezza, prepariamo quel giorno di rinascita in cui la civiltà metterà al centro delle sue riflessioni, lungi dai principi formali o dai valori sviliti della sotira, quella virtù viva che fonda la comune dignità del mondo e dell’uomo, e che dobbiamo ora definire di fronte a un mondo che la insulta. [Albert Camus, Rivolta e Arte]
    La sinistra dovrebbe recuperare la capacità di resistenza del sacro senza farsi trascinare dall’irresistibile tendenza di quest’ultimo a diventare potere, ortodossia, disciplinamento e repressione; dovrebbe ricostruire degli interdetti insieme potenti come se avessero origine divina e libaramente riconosciuti da tutti; dovrebbe infine ritrovare il lato sublime della destra senza cadere nella sua intolleranza per l’Altro. [Franco Cassano, Il pensiero Meridiano]
    Parafrasando Brecht: Ho fatto delle proposte. Le accogliete?

    Fonte: Blog di Luca Barbirati

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