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  • 25gen

    Sciopero dei tir, la partita delle accise e la guerra tra le sigle

    Immaginate una grande città bloccata da uno sciopero dei trasporti indetto soltanto dai Cobas e contestato dagli altri sindacati. Difficile. Eppure, sostituendo una grande città con l’Italia intera e i conducenti di mezzi pubblici con i padroncini dei tir, è molto facile che accada. Ed è quello che sta succedendo in questi giorni da Torino a Palermo, per una semplice questione di numeri. I blocchi stradali sono infatti organizzati da Trasporto Autonomo, che si autodefinisce “organizzazione autonoma distante da schieramenti e condizionamenti partitici e confederali” (l’equivalete, cioè, di un sindacato di base) e raccoglie circa settemila iscritti, molto meno dei circa 90 mila aderenti a Unatras, l’Unione nazionale delle associazioni dell’autotrasporto merci, che allo sciopero (indetto e poi ritirato) non aderisce. Eppure, dal momento che il trasporto merci su gomma in Italia copre l’86 % del totale e che i veicoli in circolazione oscillano tra i 250 e i 300 mila, una minoranza può benissimo bloccare il Paese.

    Non ci sono liberalizzazioni alle spalle dell’agitazione degli autotrasportatori, i camionisti protestano principalmente per una questione di accise sul carburante, giunte al quinto aumento consecutivo dalla primavera 2010, aumenti che (uniti al contestuale innalzamento dell’Iva) hanno portato il prezzo del gasolio a livelli – come peraltro per tutti gli automobilisti – indubbiamente gravosi. Sulla questione delle accise, tuttavia, si consuma anche lo scontro tra le diverse sigle dell’autotrasporto. Il ministro Passera ha promesso che il rimborso delle accise, tradizionalmente calcolato su base annuale (per una cifra che oscilla tra i 350 e i 400 milioni di euro, sempre messi a disposizione con puntualità dai governi Berlusconi), sarà erogato ogni tre mesi; una misura che non abbassa il costo del trasporto ma che consentirebbe, almeno, un pò di respiro.

    La trimestralizzazione delle accise è uno degli elementi in base a cui Unatras il 18 gennaio scorso ha revocato lo sciopero indetto a dicembre, ma per gli autonomi di Trasporto Autonomo non è sufficiente: “Sulla carta è un pacchetto di norme favorevoli – dichiara Maurizio Longo, leader di TA – ma queste norme sono mal scritte e di fatto inapplicabili”. “La nostra protesta è soltanto sospesa, non revocata – ribatte Francesco De Boca, presidente Unatras – attendiamo che gli impegni presi dal governo siano tradotti in decreto. Tuttavia le misure previste sul sostegno delle aziende, sulla disciplina dei costi per la sicurezza e sui rimborsi trimestrali delle accise del gasolio vanno nella giusta direzione. Credo che i blocchi di questi giorni siano una protesta strumentale e minoritaria”. Longo non ci sta: “Interpretiamo un disagio reale e tangibile per le imprese e per le famiglie dei tanti autotrasportatori che si battono per la sopravvivenza. La grande adesione al fermo nazionale lo dimostra”.

    Fonte: ilfattoquotidiano.it

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