• 25feb

    A Torino la spesa si fa in bicicletta

    Avevamo già parlato dei negozi ‘alla spina’, che offrono la possibilità di acquistare prodotti senza imballaggio, contribuendo così a ridurre la produzione dei rifiuti domestici, facendo in molti casi anche spendere di meno. Ora c’è di più. I ragazzi del Negozio Leggero di Torino, a cui “piace immaginare un mondo senza rifiuti, una città senza macchine e dove le persone riscoprano il piacere di incontrarsi”, hanno deciso di fare un passo ulteriore verso l’impatto zero: la consegna della spesa in bicicletta.

    Questo progetto, fra i primi nel suo genere in Italia e molto vicino alla concezione delle grandi città che si ha nei Paesi nordeuropei, avrà un riscontro soprattutto a livello di risparmi ambientali in termini di CO2 non emessa in atmosfera e non prodotta grazie ad una spesa senza imballaggi, ma anche di “risparmi sociali”, soprattutto per il tempo che in questo modo si può evitare di sprecare in città sempre più congestionate.

    “Le città sono ormai sature di macchine, traffico e PM10”, fa presente Lidia Signori: “Assistiamo ad uno spreco di risorse che porta al solo risultato di trovarsi in città sempre meno vivibili e non avere il tempo da dedicare a scelte sostenibili che permettano di dare anche il proprio contributo. Vogliamo quindi offrire le nostre, di risorse – aggiunge Lidia – a cominciare proprio dall’energia: quella umana che è necessaria non solo per pedalare ma anche per coinvolgerci in una visione ottimistica del futuro e della fruibilità delle nostre città”.

    “É stata una scelta naturale che parte da Torino, da sempre identificata come la città dell’auto”, spiega invece Cinzia Vaccaneo, presidente dell’Ente di ricerca ambientale Ecologos: “Noi vogliamo immaginare il suo futuro come città della bicicletta e crediamo che questo sia possibile”. Del resto, anche lo staff e molti clienti di questi negozi si muovono generalmente in bici, come “giocolieri urbani che riescono a incastrare tra manubrio e sellino computer, borse della spesa e bambini”.

    Di questo passo, un giorno anche in Italia potremo arrivare a non vedere più le città danesi, tedesche o olandesi come realtà per noi inarrivabili.

    Fonte: ilfattoquotidiano.it

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