• 20feb

    La mobilità dolce delle Langhe

    C’è chi abita il mondo selvatico, come il daino, e chi lo attraversa soltanto, come i cacciatori, gli appassionati di motocross e gli escursionisti. Inutile farsi illusioni: non basta andare a piedi per lasciarsi alle spalle Babilonia. Il mondo selvatico ci è negato, ma possiamo imparare ad ascoltarlo, oltre il chiasso dei motori a scoppio, dei fucili e degli inni sacri per la Natura perduta.
    Wu Ming 2, Il Sentiero degli Dei, Ediciclo

    Solo in una fredda e nebbiosa mattina invernale, quando metti il piede sul binario 3 della stazione di Asti dopo aver attraversato mezza Italia con un treno notturno, capisci cosa intendeva Paolo Conte con i famosi versi: “noi che stiamo in fondo alla campagna e abbiamo il sole in piazza rare volte e il resto è pioggia che ci bagna”.

    È sotto un cielo plumbeo che, il Mau ed io, novelli vagabondi del Dharma, aspettiamo la coincidenza per Castagnole delle Lanze canticchiando Genova per noi. Ma d’improvviso, sul bus da Castagnole ad Alba, il sole che fa capolino proprio come “un lampo giallo al parabrise”.

    È la prima volta che passiamo a queste latitudini. L’occasione ce l’ha fornita una nota rivista di enologia per la quale abbiamo l’onore di intervistare uno storico produttore di barolo. Orientarsi nel sistema dei trasporti pubblici delle Langhe è stato molto facile partendo al sito ufficiale della città di Alba che è diviso in 2 sezioni: Istituzionale e Turismo.

    Cliccando sulla sezione Turismo, si viene dirottati sul sito dell’ Ente Turismo Alba Bra Langhe Roero che è un vero scrigno di informazioni utili per girare la zona. Dalla home page, un veloce passaggio alle pagine “Accoglienza” e “Come Muoversi” e si arriva alla pagina delle Autolinee della Zona.

    Alle 10 e 30, dopo aver lasciato il bagaglio in hotel, prendiamo l’urbano Alba numero 2 che ci lascia al bivio per Serralunga d’Alba (a circa 10 km dal centro città).

    Il trasporto pubblico urbano di Alba è gestito dalla ditta Autolinee F.lli Fogliati ed il biglietto tariffa urbana costa 1 euro.

    Miracolo delle Langhe: sparita la nebbia c’è un cielito lindo che mette voglia di camminare. Fortuna vuole che abbiamo sei chilometri e mezzo di strada provinciale per arrivare al castello di Serralunga. Abbiamo la strada ed una meta: Who could ask for anything more?

    Iniziamo la salita godendo ad ogni passo del bel paesaggio langarolo. Dolci colline a perdita d’occhio, tutte coltivate a vite. Sulla cima dei colli più alti svettano ordinati borghi storici come Grinzane Cavour, Diano, Castiglione Falletto o Barolo, per citarne solo alcuni.

    Dietro, in lontananza, le Alpi Cozie già innevate, fanno da corona e il maestoso Monviso fa da diadema.

    Ha piovuto molto nei giorni passati ed il fango ci impedisce di prendere i magnifici sentieri campestri che costeggiano i filari. Quindi dividiamo l’asfalto con gli spericolati automobilisti langaroli.

    Mentre saliamo rapiti da tanta bellezza, mi colpiscono le onnipresenti paline della GTT.

    GTT sta per Gruppo Trasporti Torinese, cioè una delle più interessanti realtà nel settore del trasporto pubblico locale. Dall’eccellente sito aziendale apprendo che, per dimensione, è il terzo gruppo di trasporto pubblico in Italia. GTT opera in provincia di Torino, gestendo anche la mobilità pubblica nel capoluogo di regione. Poi ha un’interessante rete di trasporti extraurbani che si estende alle provincie limitrofe ed infine gestisce anche le linee ferroviarie e la Canavesana.

    Un suggerimento se andate a visitare il sito della GTT: perdetevi nella sezione dei Servizi Turistici. Le paline mi ricordano di una linea della GTT il nome della quale è per me più forte del canto delle sirene per Ulisse: Autolinea delle Langhe (direttrice Monteforte – Monchiero – Doghiani).

    In pratica, con gli autobus di linea della GTT si possono girare comodamente le Langhe fermandosi, di volta in volta, nei vari magnifici paesi dell’area. Sentite il dolce suono delle fermate della linea: Alba, Gallo, Castiglione Falletto, Bussia, Annunziata, Ponte Rocca, Barolo, Novello, bivio Fontanafredda, Serralunga, Roddino, Monteforte, Monchiero, Dogliani. Quasi un mantra!

    Questo martedì di novembre, siamo gli unici sfaccendati da queste parti. Forse è la nostra faccia da italiani in gita, sempre per citare Conte, che richiama la curiosità di un giovane vignaiolo che ci dà un passaggio in auto. Alle 11.40 ci lascia in Piazza Garibaldi a Serralunga.

    Serralunga d’Alba, 530 abitanti, 414 m.s.l.m. è un bellissimo castello che domina la valle. Insieme al maestoso maniero, che non riusciremo a visitare, resterà per sempre impressa nella mia memoria lo splendido ciottolato della pavimentazione nella parte alta del borgo (e cioè della via per il castello). Di certo ricorderò anche il superbo oste che ci ha servito prelibatezze locali annaffiate da eccellente barolo.

    Dopo pranzo, bella passeggiata in discesa e lunga intervista al viticoltore, quindi giro per Alba fino all’ora di cena. Siamo ospiti di un blasonato ristorante cittadino che mantiene le promesse e 2 magiche bottiglie di vino ci permettono di brindare adeguatamente alla nostra buona stella che ci ha portato qui questa sera. Il mio amico si attarda a discutere di barolo con il ristoratore mentre io esco e passeggio per Piazza Savona accendendo il mezzo toscano d’ordinanza.

    Il termometro della banca in piazza dice che ci sono 2 gradi. Mentre espiro denso fumo bianco, ecco materializzarsi una visione. Di certo complice il vino, vedo la mia anima (molto somigliante al giovane Robert Allen Zimmerman) girare per la piazza cantando Highway 61 Revisited. È vero, come si può concludere una giornata irripetibile come questa se non ballicchiando un ottimo blues che parla di Dio, di strade e di corse?

    Fonte: Il Cambiamento

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