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  • 12mar

    Colpo di Stato alle Maldive, dimissioni forzate per Nasheed

    C’è chi pensa sia stato un vero e proprio golpe, chi ritiene la sostituzione del Capo di Stato una necessità “per evitare una scalata della violenza e dell’instabilità”. Sta di fatto che nel piccolo Stato insulare delle Maldive la stagione democratica sembra essere già arrivata al capolinea. Manifestazioni, disordini ed una vera e propria rivolta della polizia hanno infatti portato a dimettersi, lo scorso 7 febbraio, il presidente ‘ambientalista’ Mohamed Nasheed, il primo ad essere stato eletto democraticamente.

    Su Mohamed Nasheed – ex Presidente della Repubblica delle Maldive e fondatore del partito democratico nazionale che dopo decenni di dittatura islamica aveva trasformato il Paese-atollo in un simbolo della lotta ai cambiamenti climatici – pende addirittura un mandato d’arresto.

    Noto alle cronache internazionali per avere – tra le altre cose – organizzato la riunione del governo maldiviano sott’acqua, dopo il fallimentare vertice sul clima di Copenhagen, ma anche per i suoi accorati interventi all’Assemblea generale dell’Onu o ai vari summit organizzati dall’Unfccc per denunciare l’indifferenza dei Paesi industrializzati verso il destino dei popoli che rischiano di venire inghiottiti dagli oceani, il politico e scienziato originario della capitale Malè è stato costretto a farsi da parte. Come? Venendo aggredito dalla polizia durante una manifestazione del suo Mdp, il partito democratico delle Maldive.

    L’attacco al presidente è infatti avvenuto in maniera violenta, stando alle testimonianze di alcune emittenti televisive locali, tanto che lo stesso Nasheed è stato visto allontanarsi dai tafferugli con il volto interamente coperto di sangue. Si temono ora disordini in tutte le isole, e scontri fra i ‘ribelli’ ed i sostenitori dell’ex Capo di Stato, prontamente sostituito con l’ex vice-presidente Mohammed Waheed.

    Una situazione che rischia di aggravarsi ulteriormente, ma che per il momento non ha ancora toccato villaggi turistici e resort stranieri, principale fonte di reddito per il piccolo Stato insulare. Situati in luoghi in zone incantevoli, ma ben lungi dall’entrare veramente in contatto con le realtà locali, questi posti sono popolati non solo da politici italiani, ma anche da decine di migliaia di turisti perlopiù occidentali e quasi completamente ignari, e non solo in questo caso, di quanto stia succedendo nel Paese che li ospita.

    Dopo l’abbandono di Nasheed, sono già stati numerosi gli attacchi alle stazioni di polizia, ma il neo-presidente Waheed ha promesso di volere creare un governo di unità nazionale, elogiando allo stesso tempo i poliziotti “per i loro grandi sacrifici nel sostenere la costituzione”. “Vi sembro uno che sta tentando un colpo di Stato?”, ha chiesto ai giornalisti. La risposta la lasciamo ai maldiviani. Ma la situazione è degenerata proprio in seguito all’annuncio di Nasheed, che lamentava di essere stato costretto a dimettersi, ritenendo così il governo di Waheed illegittimo.

    Molti Paesi stranieri hanno lanciato appelli ai turisti perché non si avvicinino alla capitale Malè, ma la situazione non sembra impensierire più di tanto i ‘grandi’ della Terra. Né le organizzazioni più importanti. Come l’Onu, il cui segretario generale, Ban Ki-moon, spera che le dimissioni del Presidente Mohamed Nasheed (premiato più volte per il suo sforzo in difesa dell’ambiente, della democrazia e del progresso sociale proprio da agenzie della stessa Onu) e la nomina dell’ex vice-presidente, Mohammed Waheed Hassan, “permettano di mettere fine ai problemi politici che durano da diversi mesi”.

    Amnesty International, dal canto suo, ha invece rivolto un appello alle forze dell’ordine locali “perché cessino la violenza contro i sostenitori del partito democratico delle Maldive (Mdp) di Mohamed Nasheed”. “Siamo estremamente preoccupati dagli ultimi sviluppi nelle Maldive”, ha riferito Sam Zarifi, direttore dell’area Asia-Pacifico di Amnesty International. Infatti, è stata proprio l’Ong ad avere testimoniato i violenti pestaggi, molti dei quali riservati a donne, e a pubblicarne le cruente immagini sui diversi social network.

    Immagini non sufficienti a fare andare le Nazioni Unite oltre le dichiarazioni e la retorica. Il massimo che è stato disposto a fare Ban Ki-moon, infatti, è stato il riconoscere “l’importante contributo del presidente Nasheed, primo presidente del Paese democraticamente eletto, nello stabilire la democrazia nelle Maldive ed il suo ruolo nella sensibilizzazione della comunità internazionale ai pericoli del cambiamento climatico e dell’innalzamento dei livelli del mare”.

    Ban Ki-moon ha inoltre chiesto “a tutti i maldiviani di astenersi da ogni atto di violenza e di impegnarsi, in maniera costruttiva, ad affrontare le sfide con le quali il loro Paese si confronta, e a proteggere e sfruttare le conquiste importanti che le Maldive hanno fatto, in questi ultimi anni, stabilendo la democrazia e lo Stato di diritto”. Resta da capire come, se il futuro politico di chi difende democrazia e ambiente si fa sempre più incerto, e non solo alle Maldive.

    Fonte: Il Cambiamento

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