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  • 02mar

    La politica italiana si rifiuta di giustificare la Torino-Lione

    Pochi indizi certi: l’assassino è la Tav, mentre la vittima è la popolazione italiana, a cominciare da quella che vive in valle di Susa. Tuttavia, direbbe il commissario del telefilm, manca sempre il movente. L’ipotetico crimine resta senza un perché, mentre l’elenco dei feriti si allunga: almeno un centinaio in più, dopo il ruvido sgombero dell’autostrada del Fréjus il 29 febbraio. «Me ne hanno date tante», protesta il leader No-Tav Alberto Perino, rimasto per ore seduto sull’asfalto, inerme, e poi caricato con gli altri dall’impeto dei reparti antisommossa che hanno inseguito i manifestanti fin dentro l’abitato di Bussoleno, rastrellando strade e persino bar, sfondando porte. Lo dicono i video girati da reporter come Cosimo Caridi e Andreas Mazzia del “Fatto Quotidiano”, al termine di una terribile giornata di tensione avvelenata da notizie diffuse in modo incontrollato dai grandi media, i cui editori sono direttamente coinvolti nella cordata dei “general contractor” dell’alta velocità.

    Ha fatto il giro d’Italia la voce, data subito per certa senza uno straccio di verifica, secondo cui tre video-giornalisti che lavorano per il “Corriere della Sera” sarebbero stati aggrediti da una trentina di violenti a viso coperto, che li avrebbero addirittura accoltellati, ferendoli alle mani, dopo aver rotto il setto nasale ad uno di loro, con una testata. Testimoni oculari raccontano tutt’un’altra storia: i militanti non erano a viso coperto, non hanno accoltellato nessuno né fratturato nasi. Inoltre: la vettura su cui viaggiavano gli operatori dell’agenzia che realizza video per il “Corriere” non era dotata solo di antenne per la diffusione satellitare, ma anche del lampeggiante blu riservato alle forze dell’ordine. La troupe avrebbe anche attivato per due volte una sirena di allarme, installata sul mezzo, parcheggiato a pochi metri dal blocco stradale con migliaia di dimostranti in fibrillazione, in attesa dell’imminente sgombero. Sarebbe stata proprio quella sirena ad attirare il “commando”. Ma che ci fa un lampeggiante blu sull’auto di servizio di operatori dell’informazione, la cui neutralità almeno formale dovrebbe essere scontata?

    Poche ore prima, un giovane carabiniere aveva sopportato con straordinaria calma e dignità una lunga sequenza di insulti e provocazioni, ricevendo poi l’encomio ufficiale del comandante generale dell’Arma, che ha voluto premiare il prezioso equilibrio dimostrato da quel ragazzo in tenuta antisommossa, perfettamente padrone di sé nonostante la pioggia di offese ricevute. Quel carabiniere – tempestivamente gratificato dal suo massimo superiore – è stato elogiato anche da altre persone, come Maurizio Gasparri e Anna Finocchiaro: due politici, uno “di destra” e l’altra “di sinistra”, fino a ieri avversari e oggi alleati, impegnati entrambi a sostenere l’attuale governo, quello che ha mandato le forze antisommossa a presidiare la valle di Susa per imporre, manu militari, l’apertura dei cantieri contro cui si batte la popolazione. Fino a ieri ad opporsi era solo la valle di Susa, ma ora un numero crescente di italiani comincia a porsi la stessa domanda, sempre in attesa di conoscere il famoso movente: perché tanta ostinazione?

    Non è ammissibile, dice Paolo Ferrero a tarda notte al Tg3, che una simile terapia d’urto venga imposta alla popolazione senza la minima spiegazione: ai tempi della Dc e del Pci, la politica sapeva comunque ascoltare e dialogare. Non è accettabile, aggiunge il vicedirettore dell’“Unità”, Rinaldo Gianola, che – di fronte a una popolazione comprensibilmente esasperata – la politica non sia in grado di spiegare il motivo per cui ritiene indispensabile la devastazione della Torino-Lione, vent’anni di cantieri in una valle alpina trasformata in “zona di guerra”. Totalmente muta per vent’anni, la politica al potere – di destra e di sinistra – finalmente fa sentire la sua voce, attraverso Maurizio Gasparri e Anna Finocchiaro. Per dare spiegazioni? No: per complimentarsi col giovane carabiniere insultato, che ha fatto bene il suo dovere. E Gasparri e la Finocchiaro? Loro l’hanno fatto, il proprio dovere? Se si decidessero a farlo – dando finalmente spiegazioni – è lecito supporre che ne sarebbero lieti anche i carabinieri: almeno, gli italiani scoprirebbero il motivo per cui sono stati spediti in valle di Susa.

    La Tav è «una montagna di merda», taglia corto il testimone Beppe Grillo. «E’ un’opera inutile: anche un imbecille, se informato, lo capirebbe». Venti miliardi, per trasportare merci inesistenti in una valle già attraversata da una ferrovia internazionale diretta in Francia ma ormai deserta, dato che il traffico commerciale è ridotto quasi a zero. Perché dunque costruire un’altra ferrovia, in mezzo a montagne piene di amianto e uranio, in un paese dove non ci sono i soldi per la sanità, i trasporti locali, la scuola? «Un Paese con le pezze al culo che ci spreme come limoni butta nel cesso 22 miliardi per un buco inutile», aggiunge il testimone Grillo, insinuando un sospetto: «Se la Tav è così inutile, vuol dire allora che è molto utile a qualcuno: se “non si può tornare indietro” significa che il Sistema non è nelle condizioni politiche, economiche o di legami con la criminalità organizzata per farlo. Qualcuno forse ha già incassato delle tangenti e non è più in grado di restituirle?».

    Uno si può fare mille domande, continua Grillo, di fronte a uno scempio di soldi pubblici apparentemente senza senso: «Perché Passera si schiera apertamente per la Tav? Forse Intesa-Sanpaolo ha degli interessi nell’opera? Che ruolo hanno le banche in questa predazione gigantesca? Passera non è stato eletto da nessuno e pretende di dare lezioni di democrazia ai valsusini mentre Rigor Montis fa il palo. Qual è il ruolo della criminalità organizzata in questa torta creata dal delirio della politica?». A questo punto, l’ipotetico commissario dovrebbe sentire altri testimoni: persone come Maurizio Gasparri e Anna Finocchiaro. Invece è costretto a registrare, ancora una volta, delle mezze notizie: il sindaco torinese Fassino e il governatore piemontese Cota annunciano richieste di indennizzi e compensazioni, per tentare di far digerire “lo scempio” alla valle di Susa. Ok, ma il movente?

    Ricapitolando: da vent’anni si chiedono spiegazioni, inutilmente. L’Italia affonda sotto i colpi della crisi, ma la Torino-Lione resta intoccabile. Sabato 25 febbraio sfilano in 70.000 per chiedere, ancora una volta inutilmente, la ragione di tutto questo. Due giorni dopo, in totale spregio della manifesta volontà popolare, il governo invia ingenti forze antisommossa per occupare terreni destinati al futuro cantiere. Durante l’operazione, un ragazzo si arrampica su un traliccio, precipita e finisce all’ospedale in condizioni gravissime. I No-Tav occupano l’autostrada del Fréjus, mentre sostenitori della battaglia civile della valle di Susa organizzano manifestazioni in 60 città italiane. Tutti chiedono la stessa cosa: di conoscere il movente. Perché tanto accanimento, quando è dimostrato che la Torino-Lione sarebbe ormai irrilevante, dato che il traffico merci strategico per l’Italia segue la direttrice Genova-Rotterdam? Lo scrivono 150 docenti universitari al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Lo ribadiscono quasi 400 esperti e accademici italiani al nuovo premier, Mario Monti. Ma nessuno si degna di una risposta. Fino a quando?

    Fonte: Libre

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