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  • 06apr

    Il capitalismo irresponsabile è fallito

    Questa settimana vorrei parlarvi di due cose. La prima, di una conversazione che ho avuto con Loretta Napoleoni per la rivista di cui sono direttrice, Fabiana. La seconda, di Hackney, che riceverà nei prossimi giorni un premio per la vita ‘sostenibile’.

    Probabilmente lo avrete già letto, o ne avrete sentito parlare; il libro di Loretta Napoleoni, Maonomics, Why Chinese Communists Make Better Capitalists Than We Do, a me è piaciuto moltissimo, e mi ha fatto pensare. Lo trovate qui.

    La tesi del libro è che sia indispensabile guardare alla Cina per capire dove noi (Capitalismo Occidentale) abbiamo fallito. Loretta si pone questa domanda: come è possibile che la Cina sia riuscita a crescere nella globalizzazione, mentre invece noi ci siamo fatti distruggere? Quali errori abbiamo commesso? La sua risposta sta nel processo inesorabile di deregulation, che ha caratterizzato il capitalismo occidentale. La Cina, e più in generale i paesi BRICS, sono segnati invece da forti limitazioni al mercato bancario, che permettono di mantenere nella giusta direzione il libero mercato.

    Riporterò la mia conversazione con Loretta sul prossimo numero di Fabiana, sperando di incontrarla presto per affrofondire. Nel frattempo, se siete interessati a questi argomenti, potete approfondire in questo nuovo blog, lanciato ieri con questo articolo sul Guardian.

    Vorrei ora raccontarvi un’altra cosa. Un’associazione italiana, Vivere con lentezza, ha deciso di premiare il Borough di Hackney per gli sforzi intrapresi nel migliorare la qualità della vita, e nell’incoraggiare i cittadini ad un rapporto più umano e rilassato con il proprio tempo.

    L’associazione è stata fondata da Bruno Contigiani, il quale, dopo una carriera nel mondo delle comunicazioni, ha deciso di sperimentare una strada nuova: diffondere l’idea della sostenibilità, di una vita più a misura d’uomo, in maggiore contatto con la bellezza della quotidianità e le piccole gioie del guardarsi intorno.

    In effetti il Borough di Hackney è stato straordinariamente capace di dare un volto nuovo a quest’area. Le scuole sono migliorate, la criminalità e vertiginosamente diminuita. Hackney è un posto piacevolissimo, anche se spesso vituperato dai mass media, come ai tempi delle riots della scorsa estate.

    Le nuove generazioni un po’ bohemien che lo hanno recentemente occupato ne hanno fatto un luogo straordinariamente eclettico, un pullulare di iniziative sperimentali, laboratori teatrali, cinema alternativi, esperimenti di cucina e spazi collettivi.

    Allo stesso tempo, però, Hackney rappresenta anche la quintessenza dei fallimenti del capitalismo irresponsabile: sacche di povertà che convivono, side by side, con l’estrema ricchezza delle speculazioni finanziarie di corto respiro.

    Proprio a pochi minuti da Clapton, una zona di Hackney che appartiene al 5% più povero dell’intero paese, si ergono gli edifici della City, di quella square mile (ormai molto più di un miglio…), controllata da una Corporation che gode di un regime legale tutto suo, come potete leggere qui.

    Tornando al premio: sono davvero contenta che siano riconosciuti i meriti dell’amministrazione e del popolo di Hackney. È proprio qui, infatti, che si è sviluppato il mio senso di appartenenza alla Gran Bretagna. Ed è qui, nel suo multiculturalismo, nelle sfide per l’equality, nella modernità delle architetture (sia fisiche che sociali) che le persono si scelgono e si costruiscono per vivere, che ho trovato e rinnovato il mio impegno sociale e politico. Un esempio, Hackney, a cui ispirarsi.

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    Questo articolo è stato curato dalla nostra redazione nazionale. Se siete un blogger, un circolo o fate parte di una associazione e volete contribuire con dei vostri articoli scrivere a : mdfredazione@gmail.com

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