• 11set

    Uscire dalla “crisi”, 2

    E’ possibile produrre reddito cambiando paradigma culturale? Si! Persino una parte dell’élite ha compreso l’errore concettuale del pensiero dominante e alcune aziende hanno predisposto conoscenze e tecnologie per affrontare questo periodo storico che vede la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova. Uno studio del CRESME (Centro Ricerche Economiche Sociologiche e di Mercato) rivela: “Boom per gli impianti trainati dall’energy technology, tengono le finiture sostenute dalla riqualificazione, mentre è profondo rosso per strutture e opere murari affossate dalla nuova costruzione.”

    In realtà una cultura diversa dal pensiero dominate già esisteva, ma è stata appositamente messa da parte per cavalcare fino alla fine le opportunità monetarie del petrol-dollaro.

    Prima di tutto, come spesso ho scritto è necessario cambiare gli schemi ed i modi di pensare. Se la religione neoliberista poggiava la sua forza sull’avidità e l’usurpazione dei diritti è giunto il momento di uscire dallo schema obsoleto per entrare nella cooperazione e nella reciprocità riconoscendo cose ovvie, i limiti fisici della natura e il rispetto di noi stessi: gli ecosistemi.

    La ricchezza, quella vera, è insita nella consapevolezza, nelle nostre capacità creative, nel rispetto e nella gestione ragionevole delle risorse. Oggi esistono metodi e criteri che misurano l’analisi del ciclo vita dando indicazioni più precise circa i metodi che trasformano le materie ed i relativi impatti sull’ambiente.

    E’ noto che gli interventi sull’uso razionale dell’energia si autofinanziano. Cosa significa? I fondi necessari per ristrutturare e recuperare un edificio sono ricavati dagli sprechi energetici e dagli incentivi. Sommando i soldi degli incentivi per le fonti alternative con gli sprechi delle bollette energetiche è possibile rivalutare il proprio patrimonio edilizio. Il risultato di questa strategia ha un impatto virtuoso sulla società così ampio e vistoso che produce un cambio sociale radicale. Non esiste debito pubblico e non c’è possibilità che il “mercato” ricatti tale strategia, anzi è vero il contrario, cioè una cittadinanza consapevole può condizionare le strategie politiche dei banchieri perché le banche senza conti correnti e depositi non vivono.

    Nel blog zerosette ho già scritto che in Italia ci sono circa 17,5 milioni di edifici costruiti prima del 1976, poi 6 milioni costruiti fra il 1976 e il 1991 e 3 milioni costruiti dopo il 1991. Ben il 68% dell’energia assorbita dagli edifici è per il riscaldamento, con un calcolo empirico sappiamo che questa energia è sprecata poiché se facessimo una diagnosi ai volumi costruiti sarebbero classificati in categorie G, F o D, e cioè tutti questi volumi costruiti sforerebbero i limiti soglia di consumo consentiti per legge. Questi sprechi fanno aumentare il Prodotto Interno Lordo (PIL) e diminuire la qualità della vita perché la fonte primaria utilizzata è, solitamente, un idrocarburo o peggio ancora l’incenerimento di rifiuti urbani.

    I vantaggi: a fine strategia cancellazione delle bollette energetiche e autosufficienza con le fonti alternative. Rivalutazione del proprio alloggio e migliore qualità del comfort abitativo. Nuova occupazione socialmente utile: avvio della filiera dei materiali biocompatibili, progettisti, impiantisti, installatori, operai specializzati e semplici, elettrotecnici, periti, muratori etc.

    Smart grid: partendo dal basso il quartiere può rappresentare l’isola energetica, 1 MW, è il centro di consumo di energia che diventerà anche il produttore poiché appartiene a una rete che può scambiare bi-direzionalmente energia, ciascuna isola è connessa a isole adiacenti. A livello superiore c’è il distretto energetico, celle (nodi secondari) da 10 MW, che ha la funzione di regolare il distretto e di metterlo in collegamento col nodo primario, e poi appunto c’è il nodo primario – cabina di trasformazione di alta tensione da 100 MW.

    L’opportunità di realizzare la “generazione distribuita” rappresenta probabilmente la più importante e concreta occasione di tendere alla piena occupazione poiché l’indotto culturale dell’uso razionale dell’energia coinvolge anche l’agricoltura naturale, ci aggiungiamo sia a cambiare stile vita e sia a promuove la mobilità sostenibile.

    C’è ancora qualcuno che vive nella credenza illusoria di dover vendere automobili nuove quando nella realtà c’è l’opportunità di sostituire tutti i motori combustibili esistenti con motori elettrici e questo significa nuova formazione e nuove opportunità per tutti gli artigiani meccanici ed elettrici.

    Riducendo notevolmente le emissioni inquinati grazie alle auto elettriche e all’efficienza energetica degli edifici sarà più conveniente e più facile riportare l’agricoltura naturale nelle città per soddisfare parte della domanda ortofrutticola.

    di Giuseppe Carpentieri, Mdf Parma

    Fonte: Blog di Peppe Carpentieri

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