• 16nov

    Bp condannata. Ma non siamo tutti complici?

    In una società dipendente dalle fonti di energia di origine fossile come la nostra, se si hanno auto grosse o stili di vita dispendiosi, si sa, c’è bisogno di petrolio. Perché quindi compagnie petrolifere (come la BP) si trovano a dover esplorare sempre più freneticamente i fondali marini, o peggio a trivellare a ben 1500 metri di profondità? Evidentemente perché il petrolio proveniente dai pozzi presenti sulla terraferma è in esaurimento.

    Se la domanda di petrolio continua a crescere, a causa di stili di vita sempre più spreconi, auto di dimensioni e cilindrate sempre più grosse, agricoltura sempre più industrializzata e sistemi di produzione di energia che arrivano a sprecare oltre il 70% di quella prodotta ecc, è inevitabile che si ricorra a situazioni in cui è sempre più costoso e più pericoloso estrarre petrolio. A maggior ragione se si pensa che nei paesi cosiddetti emergenti stanno adottando le stesse abitudini dei Paesi Occidentali.

    I veri responsabili delle maree nere o delle periodiche devastazioni ambientali (e sociali) dovute all’industria petrolifera siamo noi “consumatori”, allora? E soprattutto, cosa ci dobbiamo aspettare? Di sicuro incrementi progressivi del prezzo del petrolio determinato da un aumento della domanda, a cui non corrisponde un adeguato aumento dell’offerta, e un aumento dei costi di lavorazione, da cui deriva un ulteriore aumento dei prezzi.

    Il dramma della Deepwater Horizon è avvenuto a causa di lacune nei controlli al Blowout Preventer (BOP), il sistema di sicurezza capace di bloccare il flusso di petrolio in caso di pericolo, in modo da evitare disastri come quello del Golfo del Messico. Ma c’è da considerare che alla BP, come in altre aziende petrolifere, hanno risparmiato sui costi di sicurezza perché ci sono costi di estrazione già altissimi e, se fossero adottate le misure di sicurezza adeguate all’aumento dei rischi, dei costi e delle difficoltà di estrazione, il prezzo della benzina aumenterebbe ulteriormente. Ma quanti di noi, che già ci arrabbiamo per gli aumenti dei prezzi del carburante, fanno questo tipo di collegamenti? In quanti ci chiediamo a cosa sono dovuti gli aumenti di benzina e gasolio che, al di là delle tasse, costituiscono delle continue brutte sorprese quando ci fermiamo dal benzinaio?

    Questi incidenti sono destinati ad aumentare, se per rispondere a una domanda crescente di petrolio occorrerà trivellare nuovi pozzi in luoghi rischiosi e difficili da raggiungere. E tutta l’indignazione mondiale e soprattutto americana nei confronti della BP serve decisamente a poco, se il mondo e soprattutto gli americani non faranno presto in modo di ridurre la domanda di petrolio, nonostante siano in molti ad affermare che il picco di produzione sia già stato raggiunto, ovvero che il petrolio consumato è già oggi più di quello che si riesce a trovare in nuovi giacimenti. Così nei deserti mediorientali come nelle profondità marine.

    di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio

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