• 15nov

    Non solo elezioni: in Usa si teme la guerra dell’acqua

    Attentati contro dighe e argini, conflitti innescati da siccità, inondazioni come armi di ricatto e soprattutto eserciti pronti a battersi per il controllo di un’acqua dolce sempre più vitale e rara: sono gli scenari delle Water Wars, le guerre per l’acqua, descritti dal National Intelligence Estimate reso pubblico a Washington dal Dipartimento di Stato per lanciare l’allarme sulle future minacce alla sicurezza globale.

    Il Segretario di Stato Hillary Clinton nella prima metà del 2011 aveva commissionato all’intelligence americana uno studio sulle possibili guerre innescate dall’acqua. Il documento è stato consegnato alcuni mesi fa e ora la decisione di diffonderne l’indice coincide con il lancio della Water Partnership, l’iniziativa con cui l’amministrazione Obama vuole creare un network di cooperazione fra governo, Ong e privati – aperta potenzialmente anche a Stati stranieri – per tentare di prevenire scenari da incubo.

    La premessa del National Intelligence Estimate (Nie) è che il pericolo di conflitti innescati dall’acqua “è basso nei prossimi 10 anni”, ma destinato a diventare molto serio nel 2022 a causa dei simultanei aumenti della popolazione e diminuzione dell’acqua potabile necessaria per sostenerla. “Inondazioni, carenza o qualità bassa di acqua dolce combinata con povertà, tensioni sociali, leadership e governi deboli – sostiene il documento – contribuiranno ad un’instabilità che può portare al collasso di numerosi Stati”, con il risultato di “esacerbare le tensioni regionali e distrarre le nazioni dalla cooperazione con gli Stati Uniti su importanti obiettivi politici”.

    Per Hillary Clinton si tratta di “minacce reali che sollevano seri timori per la sicurezza” e devono essere affrontate ora nel tentativo di dare delle risposte efficaci nei dieci anni di tempo che la comunità internazionale ha a disposizione per evitare il peggio. In particolare il rapporto della comunità di intelligence americana identifica le potenziali aree di crisi in Nord Africa, Medio Oriente e Asia del Sud indicando otto fiumi le cui “acque nei prossimi saranno usate come leva di potere per affermare interessi nazionali, al pari di un’arma in mano a eserciti o gruppi terroristi”.

    È l’indice del rapporto che consente di identificare gli otto fiumi in questione, sulla base della previsione che “le nazioni da dove si originano sono destinate ad essere più potenti di quelle dove scorrono i loro corsi” trasformando la geografia in una chiave di lettura degli equilibri strategici della metà del XXI secolo. “Per scongiurare il peggio abbiamo bisogno di una partnership sull’acqua – ha detto Hillary Clinton concludendo l’intervento a Washington – per disegnare la rotta verso un mondo dove non si debba mai morire per bere”.

    Fonte: Coopambiente

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