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  • 13dic

    Nel 2050 le città avranno 6,3 miliardi di abitanti: una sfida sociale e sanitaria per tutto il mondo

    Secondo “Urbanizing the Developing World”, un nuovo rapporto del Worldwatch Institute, tra il 2011 e il 2050 la popolazione urbana mondiale è destinata a crescere di 2,6 miliardi, portando il numero totale di abitanti delle città a 6,3 miliardi. L’autore del rapporto, Grant Potter, spiega che «Questa espansione urbana sarà particolarmente gravosa per i Paesi in via di sviluppo, dove vive attualmente l’82% della popolazione». I dati del censimento del 2010 indicano che nelle città vivono 3,5 miliardi di persone, il 50,5% della popolazione mondiale.

    Secondo la Population Division dell’Onu, tra il 2011 e il 2050, la popolazione mondiale aumenterà di 2,3 miliardi, portando la popolazione totale a 9,3 miliardi. Il mondo industrializzato ha poco spazio per un ulteriore urbanizzazione visto che nel 2011 la sua popolazione era già urbana al 78% e nel 2050 dovrebbe arrivare all’86%. Invece la popolazione urbana del mondo in via di sviluppo nel 2011 era del 47% e nel 2050 potrebbe raggiungere il 64%.

    Anche se, in termini relativi, i Paesi in via di sviluppo sono meno urbanizzati di quelli industrializzati, in termini assoluti hanno una popolazione urbana di un miliardo e 540 milioni di persone ed entro il 2050 avranno circa 2,45 miliardi le persone in più che vivono in  città entro il 2050, mentre nei Paesi sviluppati se  ne dovrebbero aggiungere “solo” 170 milioni.

    Il rapporto prevede che, nel mondo in via di sviluppo, la maggior parte di questa imponente crescita urbana avverrà in Asia e in Africa. Per popolazione totale nel 2011 l’Asia superava di gran lunga l’Africa, con 4,2 miliardi di persone rispetto ad un miliardo, ma questi due continenti sono anche le aree meno urbanizzate del pianeta: la popolazione urbana asiatica nel 2011 era del 45% e quella africana del 40%, mentre in America Latina e nei Caraibi il 78% dei 599 milioni di abitanti vive in città.

    L’Asia ha però un’alta concentrazione di megalopoli, cioè le città con più di 10 milioni di persone: nel 2011 ce ne erano 23  in tutto il mondo e 13 erano asiatiche. Entro il 2025 le megalopoli dovrebbero salire a 37, con 21 delle quali in Asia. In particolare è il Sud-Est asiatico ad ospitare le città più densamente popolate: circa 16.500 abitanti per Km2.

    Questa rapidissima ed imponente urbanizzazione pone grossi problemi per i Paesi in via di sviluppo che devono trovare mezzi e politiche per fornire servizi essenziali alle loro crescenti popolazioni. «Quando le città non riescono a soddisfare questi bisogni essenziali su larga scala – spiega il Worldwatch Institute, creano aree conosciute come baraccopoli, dove alle famiglie in genere mancano acqua potabile, servizi igienico-sanitari sicuri, uno spazio di vita durevole, o la sicurezza di un contratto di locazione». Secondo UN Habitat, «828 milioni di persone nelle città dei Paesi in via di sviluppo del mondo sono considerati abitanti di slum, uno ogni tre abitanti». In futuro è attesa una crescita significativa delle popolazioni delle baraccopoli ed UN Habitat dice che ogni anno 6 milioni di persone in più gonfiano le bidonville.

    L’Organizzazione mondiale della sanità ha individuato nel rapido aumento della popolazione urbana, in particolare quella dei quartieri poveri, come la questione più importante per la salute globale nel XXI secolo. L’Oms cita il sovraffollamento, la mancanza di acqua potabile e le strutture igienico-sanitarie improprie come i principali fattori che contribuiscono alla scarsa salute tra i poveri della città: «Gli slums spesso diventano terreno fertile per malattie come la tubercolosi, la dengue, la polmonite, e il colera, e gli abitanti delle baraccopoli contraggono malattie causate dall’acqua o malattie respiratorie a tassi molto più elevati rispetto alle persone nelle zone rurali».

    Ma “Urbanizing the Developing World” sottolinea che «Le città e soprattutto i loro quartieri poveri continueranno a crescere fino a quando le popolazioni rurali continueranno a migrare verso le città per trovare opportunità economiche e di altro tipo, come l’accesso ai servizi culturali, all’istruzione e l’assistenza sanitaria».

    Fonte: Greenreport.it

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