• 13gen

    Fare di più non significa fare meglio

    Si moltiplicano ai più alti livelli anche in Italia gli allarmi sulla possibile sostenibilità economica del Servizio Sanitario, i cui costi appaiono in forte e continua crescita.

    Per ridurre i costi della sanità senza limitarne gli indiscussi benefici sulla salute delle persone, SLOW MEDICINE www.slowmedicine.it propone, in primo luogo, di “utilizzare in modo appropriato e senza sprechi le risorse disponibili”.

    L`OMS stima che una percentuale della spesa sanitaria compresa tra il 20% e il 40% rappresenti uno spreco causato da un utilizzo inefficiente delle risorse. Da tempo è stato infatti evidenziato che molti esami e molti trattamenti chirurgici e farmacologici largamente diffusi non apportano benefici per i pazienti e anzi rischiano di essere dannosi:  questi esami e trattamenti rappresentano un vero e proprio spreco di risorse e vanno ridotti.

    Per cominciare ad attivarsi in questa direzione Slow Medicine lancia il progetto “FARE DI PIÙ NON SIGNIFICA FARE MEGLIO”, molto simile a quello già in atto negli Stati Uniti con il nome di “CHOOSING WISELY” http://choosingwisely.org/, cui hanno già aderito nove società scientifiche USA (e molte altre si stanno aggiungendo) e un’associazione di consumatori.

    Nel dettaglio, ogni società scientifica/associazione di professionisti che aderisce al progetto di Slow Medicine individuerà una lista di cinque test diagnostici o trattamenti, ovviamente a partire da quelli già indicati negli USA, che in Italia:

    –          sono effettuati molto comunemente

    –          non apportano benefici significativi, secondo prove scientifiche di efficacia, alle principali categorie di pazienti ai quali vengono generalmente prescritti

    –          possono al contrario esporre i pazienti a rischi

    –          hanno un alto costo complessivo

     

    L’individuazione da parte dei professionisti di una lista di test diagnostici e trattamenti che non portano a molti pazienti benefici dimostrati e che in taluni casi possono rivelarsi più dannosi che utili, oltre a rappresentare un concreto passo verso un utilizzo più appropriato delle risorse, lancia all’opinione pubblica il forte messaggio che in sanità a volte è meglio fare meno, e che non sempre il medico che prescrive più esami e prestazioni è il medico migliore.

    Slow Medicine favorirà gli scambi di informazioni tra le diverse società scientifiche/associazioni di professionisti e tra queste e le associazioni di cittadini e provvederà a diffondere presso l’opinione pubblica sia il progetto statunitense e le 45 pratiche già individuate da Choosing Wisely, con le relative indicazioni pratiche mirate ai cittadini, sia puntuali informazioni sull’evoluzione del progetto in Italia.

    Dato inoltre che la relazione tra medici e pazienti e il rapporto di fiducia che ne è alla base riveste un’importanza fondamentale ai fini di una maggiore appropriatezza, Slow Medicine supporterà i professionisti nel loro rapporto con il  paziente con vari  mezzi, compresi quelli audiovisivi come in USA.

    In sintesi il progetto “FARE DI PIÙ NON SIGNIFICA FARE MEGLIO” rappresenta una scommessa, del tutto in linea con la dimostrazione di John Øvretveit secondo la quale nel sistema sanitario la qualità non aumenta i costi ma anzi li riduce: la scommessa che, attraverso il coinvolgimento dei professionisti e una loro precisa assunzione di responsabilità, sia possibile anche in Italia ridurre gli alti costi del servizio sanitario non attraverso tagli lineari, che ne mettono a serio rischio la sopravvivenza e accentuano ulteriormente le disuguaglianze tra i cittadini, ma intervenendo sulle cause più eclatanti di spreco nello stesso interesse dei pazienti.
    di Sandra Vernero

     

     

     

     

     

     

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