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    Karkinos, il granchio di Ippocrate

    Nel settembre del 1936 si tenne a Bruxelles un congresso sulle cause sociali e ambientali del cancro.

    Di casi se ne erano riscontrati diversi gia’ prima della fine del 1800, tra gli spazzacamini, gli operai che lavoravano a contatto con il carbone, il piombo, l’arsenico e tra le categorie di vetrai, pittori, conciatori, fabbri, tra le lavandaie e anche tra coloro che erano esposti ai vapori di zolfo.

    Ma e’ strano scoprire che il termine cancro fu adottato da Ippocrate che identifico’  le forme tumorali gia’ al suo tempo e associo’ le ramificazioni che caratterizzano i tumori alla forma di un granchio e da qui la parola  Karkinos che in greco significa appunto granchio.

    Analizzando i tre volumi degli atti del congresso di Bruxelles sono state trovate relazioni cliniche dettagliate che mettevano in evidenza che la maggior parte degli agenti chimici largamente usati all’epoca, come: l’arsenico, il benzene, l’amianto ed i coloranti sintetici, erano gia’ considerati cancerogeni per l’uomo. Ma allora viene spontaneo chiedersi: se tutti questi ricercatori avevano gia’ allora capito che la causa principale dell’esplosione del cancro era l’esposizione ad agenti chimici, e se per di piu’ sapevano gia’ allora come procedere per limitare i danni causati dai veleni, perche’ non sono stati ascoltati?

    Perche’ si e’ permesso all’industria chimica, petrolifera e metalmeccanica di perseverare nell’utilizzo di questi veleni?

    La risposta e’ semplice: gia’ dagli anni trenta l’industria ha cominciato ad organizzarsi per controllare ed influenzare la ricerca sulla tossicita’ dei prodotti, facendo guerra a tutti quegli scienziati che cercavano autonomamente  di salvaguardare la salute pubblica. Pensate che alla fine della seconda guerra mondiale  gli Stati Uniti confiscarono tutti i brevetti di prodotti chimici appartenenti alla germania ( e credetemi erano tanti) e li distribuirono a basso prezzo alle imprese americane. Ma vi diro’ di piu’, gia’ nel 1924 alcune citta’ americane vietarono la vendita della benzina al piombo sul loro territorio. Ma poi, tutto cadra’ nel dimenticatoio in quella che fu definita “amnesia storica” frutto di un paziente e certosino lavoro di cancellatura condotto dall’industria americana.

    Pensate che la benzina al piombo e’ stata definitivamente proibita negli USA solo nel 1986 mentre in Europa solo nel 2000.

    Ben 76 anni di avvelenamento autorizzato di quella che fu definito da due storici americani “la madre di tutti i veleni industriali”.

    Tutto questo puo’ sembrare assurdo, e certamente lo e’, ma gli interessi economici che si celavano dietro erano altissimi. Le grandi lobby avevano formato una corporazione con a capo un team di scienziati senza scrupoli, non al servizio della salute ma al servizio degli interessi privati. Dai loro studi, ovviamente falsati e privati delle notizie piu’ compromettenti, ne scaturi’ una rassicurante teoria che ha permesso di vendere la benzina tossica per cosi’ tanti anni impunemente.

    I risultati furono riassunti in 4 punti :

    1- L’assorbimento del piombo e’ un fenomeno naturale.
    2- L’ organismo dispone di meccanismi che permettono di assimilarlo.
    3- Al di sotto di una determinata soglia, il piombo e’ inoffensivo.
    4- L’esposizione del pubblico e’ decisamente inferiore a questa soglia e quindinon e’ preoccupante.

    E questo ragionamento sara’ la base per la formulazione di cio’ che i tossicologi chiamano la “dose giornaliera accettabile”, cioe’ la dose che un essere umano potrebbe ingerire quotidianamente senza ammalarsi. Parliamo della sigla “Dga”, quella che troviamo su tutti i cibi che compriamo e su tutti i saponi, creme e detersivi. Questo e’ un valore di riferimento  assoluto  per gli esperti incaricati di regolamentare i prodotti chimici che contaminano la nostra catena alimentare.

    Allora, mi chiedo, se il rapporto sulla benzina dal quale e’ scaturito il valore “Dga” e’ stato falsato, ed essendo questo valore ancora usato come punto di riferimento per usare sostanze chimiche nei prodotti che usiamo giornaliermente questo valore Dga ha un senso o e’ un’ennesima presa in giro a favore dell’industria??

    Fonti tratte liberamente  da “Il veleno nel piatto” di Marie-Monique Robin edito da Feltrinelli.

    di Monica Salvioli (Mdf Sorrento)

    Fonte: Naturalemeglio

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Discussion 4 Responses

  1. 30 gennaio 2013 alle 12:14

    Questo è quello che accade quando si dà alla Sostenibilità Economica dell’agire umano la stessa importanza (se non superiore) della Sostenibilità Sociale ed Ambientale.

    Proprio per questo sono fermamente convinto che nel concetto vigente di sostenibilità e nella sua tipica rappresentazione grafica (ad esempio questa: http://www.ecologicacup.unile.it/images/img_SviluppoSostenibile/image008.png), vi sia un tarlo inserito ad arte, e nella stessa sottile strategia presentata in questo articolo, dal sistema economico vigente orientato alla crescita senza fine: quello appunto di mettere sullo stesso piano le tre dimensioni della sostenibilità.

    • 12 febbraio 2013 alle 06:28

      Le riflessioni che possono nascere dal “granchio ippocrateo” sono innumerevoli. La madre di tutte è che ancora una volta i poteri forti asservono al dio danaro qualunque cosa…anche i figli!
      …Proprio parlando di figli posso ignorantemente individuare un altro KARKINOS: perchè ogni volta che ci si reca da un pediatra si torna a casa con una prescrizione zeppa di farmaci e sicuramente con un antibiotico? perchè devo cercare col lanternino un medico che prescriva “il giusto” e magari riesca a fare prevenzione piuttosto che cura?
      Io non voglio dare ai miei figli il nuovo superantibiotico modose tuttofare solo perchè è passato l’informatore scientifico prima di me e ha riferito al medico un DICTAT delle GRANDI CASE FARMACEUTICHE che con la salute dei miei, dei nostri figli, pagano le gransi convention nei posti più belli del mondo ai loro dipendenti!
      Questo è solo un esempio.
      Finchè si immolerà tutto in nome del profitto dei soliti pochi non ci sarà buono e sano per tutti

    • 12 febbraio 2013 alle 10:28

      Non sono in grado di poter valutare la rilevanzadella sostenibilità economica rispetto alle altre due “dimensioni” ritengo comunque che vada debitamente considerata con molta attenzione specie nei comportamenti comuni e nello stile di vita che abbiamo oggi (o almeno che io ho). Non trattiamo di economia anche quando portiamo avanti investimenti per iniziative sociali? O quando acquistiamo prodotti agricoli a Km 0 o dal mercato equo?

  2. 30 gennaio 2013 alle 12:23

    Buon giorno,
    esistono studi che mettono in relazione l’epidemia di cancro di cui siamo vittime e l’aumento vertiginoso del consumo di carni, oltretutto l’impatto ambientale ed eonomico del consumo di carni è enorme. Come si pone il movimento su questioni quali l’alimentazione vegetariana e vegana?

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