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  • 13gen

    L’esercito britannico si addestra in Danimarca. Sparando ai maiali (vivi)

    Sparare ai maiali per addestrare i medici militari? Per il ministero della Difesa britannico è “una pratica necessaria”. Solo così, infatti, può capire come curare efficacemente le ferite di guerra dei suoi soldati. Con un controverso corso di formazione medica, già noto in passato come “Operation Danish Bacon”, dei suini vivi vengono feriti ad alcuni organi da tiratori scelti per replicare ciò che può accadere sul campo di battaglia. Poi il personale medico li opera sul posto. Le esercitazioni non si svolgono nel Regno Unito, ma nelle strutture Nato di Jaegerspris, in Danimarca. Il motivo? Secondo i gruppi animalisti d’Oltremanica, sul territorio britannico sarebbero illegali.

    Il ministry of Defense (Mod) non ha dubbi: esercitarsi sparando ai maiali è il miglior modo per esporre i suoi team chirurgici “alle sfide specifiche poste dalle lesioni del moderno conflitto armato”. “Questo tipo di formazione offre una preziosa esperienza – afferma un portavoce del dicastero londinese – contribuendo a salvare molte vite”. Non solo: il fatto di partecipare alle esercitazioni danesi, invece che replicarle sul suolo britannico, permette di “minimizzare il numero di animali utilizzati”.

    Eppure, sono in molti a non essere d’accordo. Primo su tutti il People for the ethical treatment of animals (Peta), per cui questi esercizi sono una vera e propria barbarie. “La stragrande maggioranza degli alleati Nato del Regno Unito non spara, pugnala o smembra animali per le sue esercitazioni militari”, accusa Mimi Bekhechi, direttrice di Peta Uk: “Questi esperimenti sarebbero illegali, se condotti nel Regno Unito”.

    La pratica del “pig shooting”, in effetti, fu abbandonata nel 1998, quando l’opinione pubblica britannica ne venne a conoscenza. Ma presto ripresa, dopo che l’esercito stabilì che non vi era “alcuna alternativa ugualmente efficace”, e che era “del tutto appropriata, anzi, necessaria” per i chirurghi militari. Esercitazione che, inoltre, sarebbe del tutto legale anche nel Regno Unito: “Si dovrebbe solo ottenere l’approvazione caso per caso dal ministero degli Interni”, precisa la Difesa.

    Legale o meno, nella base Nato danese decine di suini sono già state utilizzate per queste esercitazioni. Animali che, come rivelato da un reportage del Mail on Sunday, avevano cerchi sul loro ventre per indicare ai cecchini (tre per ogni singola esercitazione) il punto esatto su cui sparare, in modo da ferirli e danneggiarne gli organi, senza però ucciderli. E dare modo ai medici, appunto, di operare come farebbero su un campo di battaglia.

    A differenza dei soldati di Sua Maestà, però, dopo circa due ore di agonia questi maiali vengono abbattuti. “Una tortura immotivata“, insiste Mimi Bekhechi. Che, oltre a proporre l’uso di manichini al posto di animali vivi per l’addestramento del British army, ritiene la decisione del ministero della Difesa di condurre in Danimarca questi esercizi “invasivi e crudeli” una scelta “impossibile da giustificare sia a livello medico, che etico, che educativo”.

    Fonte: ilfattoquotidiano.it

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Discussion One Response

  1. 13 gennaio 2013 alle 17:42

    L’industria bellica aldilà delle mistificazioni che conosciamo ( strumento di difesa ecc ecc )è soltanto l’espressione di una volontà di dominio vale a dire “dello sfruttamento che si esercita su un altro essere senziente come negazione di ogni possibilità di rapporto e come riduzione (o cancellazione) dell’identità dell’altro” – Così come avviene in altri ambiti ( industrie alimentari, dell’abbigliamento, dei cosmetici, dell’intrattenimento, della sperimentazione ) gli altri animali perdono quello status di “viventi” che li distingue e li accomuna all’uomo per diventare “cose” , risorse alla mercè di coloro i quali dispongono della forza, dei numeri e della capacità di far passare nel silenzio e nell’indifferenza generale questo tipo di pratiche crudeli e immotivate. Per un percorso VERO di civiltà e giustizia non possiamo che inorridire e mobilitarci contro questo tipo di nefandezze. Occorre ricostruire un senso morale che tenga conto dei diritti inalienabili degli inermi, che siano persone umane o meno e per fare questo bisogna partire dalle semplici azioni del quotidiano, appunto, cosa e come consumiamo, come ci informiamo, come ci nutriamo, come impostiamo le relazioni, quale tipo di scelte possiamo fare per cambiare le cose.

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