• 02apr

    Quel che si può riusare dopo il terremoto

    La notte del 6 aprile 2009 io il terremoto, per mia fortuna, non l’ho sentito. E nelle ore appena successive non avevo capito bene cosa fosse veramente accaduto, infatti avevamo tutti paura di rientrare in casa per via delle scosse che continuavano e quindi non abbiamo visto subito in televisione le proporzioni della tragedia.

    Quando ho visto le immagini mi ha impressionato molto la grande quantità di macerie che c’era, e c’è ancora, in giro. Non si tratta di sassi da buttare via ma di un insieme di legno, ferro, sassi e cemento che può costituire una ricchezza per la quale ancora una volta da un male può venire un bene.

    Ora se del riciclaggio del legno e del ferro si sa abbastanza, poco ci si occupa del riutilizzo della muratura.

    Lo studio del reimpiego di macerie di demolizione per produrre nuovo cemento è un’attività abbastanza recente, ed è importante non solo perché consente di riutillizzare materiali con notevoli benefici economici ma soprattutto perché permette di limitare lo sfruttamento di cave per il reperimento delle materie prime e di limitare lo smaltimento delle macerie prodotte in discarica prolungando il periodo di attività delle stesse. Fino ad oggi non si è lavorato molto nel settore del riciclo delle macerie a causa della grande disponibilità di materie prime: sabbia, ghiaia, calcare ed argilla, per la produzione di calcestruzzo e laterizio ottenibili con tecnologie relativamente semplici ed economiche; in fondo basta scavare. Ma lo sfruttamento delle cave fatto come al solito in maniera stolta (l’uomo è l’unico animale che pensa che le risorse della natura siano eterne) ha posto il problema di dover considerare costi di tipo indiretto e ambientale. Un parziale contributo alla soluzione di tale problema può essere lo sfruttamento dei rifiuti prodotti dalla demolizione di palazzi non più utilizzati e senza nessun interesse artistico o storico. Naturalmente non basta demolire palazzi pericolanti, oppure raccattare mucchi di macerie derivanti da crolli sismici; si deve applicare una tecnica ben precisa iniziando dalla classificazione delle macerie ancora prima di demolire, in questo modo sarà più semplice separare il legno, dal ferro e dalle macerie propriamente dette. Sarà così molto più facile procedere al trattamento delle macerie che prima di essere riusate vanno frantumate e ridotte quasi in polvere, così da poter produrre nuovo cemento.

    Se si considera che dal 15 giugno 2012 ad oggi nei comuni interessati dal sisma del 6 aprile del 2009 sono state rimosse 743034 tonnellate di macerie equivalenti a 571564 metri cubi di materiale, e che lo smaltimento in discarica costa 50 euro al metro cubo, si capisce subito quanto si risparmia riutilizzando le macerie, e se non si capisce vi faccio subito la moltiplicazione: 571564 mc moltiplicato 50 fa esattamente 28.578.200 più o meno il costo di riparazione di una quindicina di condomini da venti appartamenti gravemente danneggiati dal terremoto. Il costo di 50 euro al metro cubo è valido se la discarica di conferimento si trova in un raggio di 15 chilometri dal luogo di raccolta, se i chilometri aumentanto un cinquantino non basta più.Inoltre bisogna considerare che la produzione di una tonnellata di cemento ex novo genera 0,9 tonnellate di CO2 e nel mondo ogni anno l’8% delle emissioni di CO2 derivano dalla produzione di cemento e altri materiali da costruzione pertanto riutilizzando le macerie si otterrebbe un abbattimento favoloso delle emissioni di CO2 e di altri gas serra come il metano, l’ossido di azoto, il diossido di zolfo. Tutti gas responsabili di simpatiche malattie come: asma, faringiti, infiammazioni degli occhi e tumori vari. Il metano da solo, negli ultimi anni, è responsabile del 18% dell’incremento dell’effetto serra infatti pur essendo molto meno presente nell’atmosfera rispetto alla CO2 ha un potere riscaldante 21 volte superiore. Pertanto solo riciclando le macerie provenienti dal terremoto dell’Aquila si otterrebbe un notevole beneficio per l’ambiente,  inoltre si ridurrebbe di molto il consumo di acqua necessaria alla produzione di nuovo cemento, migliorando le condizioni di vita generali del pianeta e di noi umani che crediamo di esserne i padroni assoluti. Infine credo che abbia ragione il mio papà quando mia ha fatto venire in mente l’dea per questo articolo facendomi leggere una frase di una canzone di Fabrzio De André che dice.” DAI DIAMANTI NON NASCE NIENTE DAL LETAME NASCONO I FIORI”.

    Stella Furnari (12 anni)

    Fonte: Giornalisti Nell’Erba

    The following two tabs change content below.

    Questo articolo è stato curato dalla nostra redazione nazionale. Se siete un blogger, un circolo o fate parte di una associazione e volete contribuire con dei vostri articoli scrivere a : mdfredazione@gmail.com

Leave a Reply