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  • 10giu

    A luglio si discuterà la nuova PAC, che assorbe quasi la metà dei fondi europei

    Nell’estate 2013 l’Unione Europea licenzierà le nuove linee per la Politica Agricola Comunitaria per il periodo 2014 – 2020.

    L’Associazione Rurale Italiana, di cui sono consigliere nazionale, da molto tempo insieme alle organizzazioni contadine del Coordinamento Europeo Via Campesina, ha indicato criticità e opportunità della nuova PAC.

    Il movimento contadino europeo ha identificato nelle riforme della Pac che si sono susseguite negli ultimi 50 anni una causa determinante dell’espulsione di centinaia di migliaia di piccoli produttori dal panorama agricolo europeo assestando quindi un colpo durissimo alla Sovranità Alimentare europea.

    Per poter avviare un processo profondo di riforma della Politica Agricola Comunitaria innanzi tutto bisognerebbe che essa smettesse di essere un argomento per addetti ai lavori in quanto ad oggi è l’unica politica organica dell’Ue e come tale dovrebbe interessare tutti i cittadini e le cittadine europei.

    D’altra parte dovrebbe essere vissuta dagli agricoltori non soltanto e non principalmente come una “fonte” di contribuzione pubblica alla produzione, ma l’occasione di un ripensamento armonico della produzione agricola europea.

    Purtroppo questo cambiamento culturale dell’approccio alla Pac è ostacolato da un’opacità profonda dei processi decisionali che portano alla formazione delle misure di questa politica e per gli agricoltori è “semplicemente” una lotta per finanziare più o meno miseramente, nonostante i 45 miliardi di euro, questo o quel comparto agricolo.

    Ebbene la prima “riforma” è di riappropriarci di questa FONDAMENTALE organizzazione della produzione agricola per rimettere al centro i fattori che importanti dell’agricoltura come: la terra, le sementi, l’acqua, l’energia e il lavoro.

    Cercando di creare un corpus legislativo europeo che promuova un loro utilizzo sostenibile, agroecologico e rispettoso.

    Noi crediamo che la politica alimentare ed agricola europea debba essere una politica pubblica forte, col la fornitura di un’alimentazione sana di buona qualità, ed avente la sostenibilità e l’equità come valori.

    Partendo da questa visione globale e positiva della Pac prende le mosse la proposta di modifica che ARI, ECVC, e altre organizzazioni europee, hanno sviluppato sui seguenti perni:

    • accesso ad una alimentazione sana per tutti ed a un redditi stabili e giusti per gli agricoltori, attraverso una politica di prezzi stabili e giusti per entrambi glia attori della filiera;
    • modelli di produzione ecologicamente sostenibili, diminuzione delle emissioni di gas ad effetto serra (riscaldamento climatico), riduzione nell’utilizzo di energie fossili,
    •  fine della distruzione dei mercati interni per i produttori locali nei paesi del Sud, distruzione causata dalle pratiche di dumping.

    La nostra “opzione”, che noi chiamiamo quarta, mette il pianeta e le persone prima del profitto e la solidarietà prima della competitività.

    Secondo noi la futura Politica Agricola Comune deve, fra le altre cose:

    • considerare l’alimentazione come un diritto umano universale e non semplicemente come una merce;
    • fissare come priorità la produzione di alimentazione umana ed animale per l’Europa e cambiare il commercio internazionale agricolo governandolo con equità, giustizia sociale e sostenibilità ambientale; la PAC non deve procurare danno ai sistemi agricoli ed alimentari degli altri paesi;
    • promuovere modelli alimentari sani, rispettando i modelli alimentari e culturali e le tradizioni popolari ;
    • avere il mantenimento di un’agricoltura con numerosi contadini su tutto il territorio europeo come priorità fondamentale;
    • rispetta l’ambiente globale e locale, protegge le risorse esauribili del suolo, dell’acqua, accresce la biodiversità e rispetta il benessere animale ;
    • assicurare la trasparenza lungo tutta la filiera alimentare, in modo che i cittadini sappiano come la loro

    Gli strumenti che il movimento contadino europeo ha identificato per un primo avvicinamento a questi obbiettivi sono:

    • La regolazione della produzione e dei mercati agricoli che permetterebbe il raggiungimento di prezzi stabili al contrario dell’odierna forte volatilità dovuta alle politiche di deregolamentazione di questi ultimi decenni.
    • Una gestione pubblica dell’offerta per equilibrare offerta e domanda in alimenti di base ed evitare surplus strutturali. Ciò impedirà ai prezzi di fluttuare in modo eccessivo.
    • Una gestione delle importazioni agricole per evitare le importazioni ad un costo inferiore al costo di produzione medio europeo. Ciò dovrà essere legato alla proibizione del dumping sotto ogni forma.

    Regolare i mercati agricoli europei con questi strumenti permetterà agli agricoltori di ottenere dei prezzi agricoli più giusti e stabili. In conseguenza ciò diminuirà anche le forme di sostegno pubblico al reddito degli agricoltori, dato che gli agricoltori otterrebbero i loro redditi anzitutto dal mercato piuttosto che dai pagamenti diretti.

    Attualmente gli agricoltori europei ottengono in media 40% dei loro redditi dai pagamenti diretti, che è ciò che sovvenziona la “competitività” sul mercato mondiale dell’industria agroalimentare e di esportazione europea, assicurando un prezzo basso per i prodotti agricoli di base. I pagamenti diretti attuali sono quindi da una parte una sovvenzione indiretta per l’industria alimentare europea e dall’altra, nel caso di esportazioni, una sovvenzione indiretta alle esportazioni, impedendo alle comunità rurali dei paesi in via di sviluppo di aver accesso al loro proprio mercato.

    A livello internazionale, l’Unione Europea deve rimettere in questione le regole commerciali internazionali attuali e porle in un quadro di sovranità alimentare. In questo contesto chiediamo che l’Ue si prenda l’impegno a cessare ogni forma di dumping verso Paesi terzi e che ribadisca il diritto per ogni Paese a proteggersi contro importazioni a basso costo.

    Inoltre è fondamentale lavorare per mantenere l’agricoltura in ogni zona dell’Europa: i prezzi agricoli in UE devono basarsi sui costi di produzione medi.. Per mantenere le aziende agricole in zone sfavorite, che hanno costi di produzione più elevati, sono necessari dei fondi pubblici per coprire la differenza fra il costo reale di produzione ed il costo europeo medio di produzione.

    Per le aziende che producono solo piccole quantità ma forniscono beni pubblici importanti ed hanno un ruolo multifunzionale nel mondo rurale, dovrebbe venire destinato un sostegno pubblico supplementare. Questo sostegno pubblico dovrebbe essere dato sotto forma di pagamenti diretti. Per mantenere l’agricoltura in tutte le regioni, sono anche necessarie misure che promuovano l’agricoltura come professione attrattiva per i giovani. Le misure esposte devono essere completate con sistemi di regime fondiario e finanziario in ogni stato membro, che permettano ai giovani di divenire e restare attivi nelle attività agricole. Infatti, un numero crescente di giovani si interessa dell’agricoltura ma non ha accesso alla terra in affitto o in proprietà.

    Una filiera alimentare giusta e trasparente

    Attualmente, la filiera alimentare è sempre più dominata da qualche società transnazionale agricola ed alimentare o dai supermercati. Essi determinano sempre più i prezzi per i produttori e per i consumatori. Per ridurre il potere di questi attori e per democratizzare la catena alimentare, sono necessari alcuni strumenti :

    – Leggi costrittive che assicurino la trasparenza della ripartizione del valore aggiunto lungo la catena alimentare.

    – Un sostegno alle iniziative che promuovono alternative locali e sostenibili che restituiscano il controllo della catena alimentare agli agricoltori ed ai consumatori, come le cooperative, la vendita diretta, catene alimentari locali o regionali;

    – Misure di regolazione per limitare il livello di concentrazione nella catena alimentare all’interno di un Paese, a livello europeo ed anche a livello dei diversi settori della catena alimentare (dalle sementi ai supermercati).

    – Regole per la sicurezza alimentare e l’igiene che permettano, sostengano e promuovano la trasformazione alimentare locale a a piccola scala.

    – In ogni Stato Membro, deve essere stabilito un salario minimo per i lavoratori agricoli per assicurarsi che questi ottengano una parte giusta del valore aggiunto. Gli stessi diritti devono essere garantiti per tutti i lavoratori agricoli locali e immigrati.

    Un sistema alimentare e agricolo europeo sostenibile

    Le forme attuali di produzione alimentare, altamente industrializzate in Europa, hanno effetti negativi considerevoli per le persone e l’ambiente, come i rischi sanitari importanti, aumento del riscaldamento del pianeta, inquinamento delle terre e delle falde acquifere.

    Crediamo che sia compito della Pac creare un quadro legislativo che contribuisca a  fornire a ciascuno un’alimentazione sana, proteggere l’ambiente, rispettare il benessere degli animali, garantire la produzione ed il consumo di prodotti locali, stagionali, di buona qualità, ridurre il trasposto, garantire un’agricoltura libera da OGM e promuovere la biodiversità, gli attuali modelli dominanti devono trasformarsi in metodi agricoli socialmente ed ecologicamente sostenibili. Per raggiungere questo scopo sono necessarie le seguenti misure :

    • Le forme di produzione agroecologiche devono diventare la norma di produzione nell’UE. Ogni azienda deve rispettare norme di basso utilizzo di fattori inquinanti di origine chimica e a basso consumo di energia che migliorino la biodiversità, il benessere animale ed incoraggino altre pratiche sostenibili quali, fra le altre, sistemi di pascolo. Per arrivare a questo cambiamento, è necessario attuare contemporaneamente un sostegno pubblico per la pratica delle norme descritte sopra e una tassazione progressiva per i modelli non agroecologici che sono responsabili degli effetti sociali ed ambientali e delle loro conseguenze. Queste tasse includono i costi esterni di questa forma di produzione e si riflettono sullo stesso prezzo che così rappresenta il prezzo reale. Un prezzo più elevato per gli alimenti prodotti in maniera non sostenibile incoraggerebbe le pratiche sostenibili. Regole relative agli acquisti pubblici potrebbero favorire l’acquisizione di alimenti prodotti in modo socialmente ed ecologicamente responsabile a favore di istituzioni pubbliche quali scuole, ospedali e per programmi quali l’aiuto alimentare europeo. Progressivamente, tutte le istituzioni pubbliche dovrebbero procurarsi i loro alimenti in aziende locali agroecologiche.
    • Programmi e regole obbligatorie per proteggere le sementi come patrimonio dell’umanità, che garantiscano i diritti degli agricoltori e degli allevatori stanziando fondi per la costituzione ed il mantenimento di banche pubbliche di sementi e di specie e per la ricerca mirante al miglioramento della biodiversità europea. Regolamenti che proibiscano gli OGM in agricoltura e nell’agroalimentare, compreso le sperimentazioni all’aperto e la fine del finanziamento pubblico a sostegno dello sviluppo di questo settore.

    Oltre alle misure per cambiare il modello di produzione alimentare, sono necessarie altre misure per promuovere modelli di alimentazione sani e sostenibili. I primi elementi per aiutare a promuove modelli alimentari sostenibili sono questi :

    • Iniziative educative per riconquistare e costruire competenze e know-how per produrre, preparare, apprezzare un’alimentazione sana prodotta localmente. Per esempio orti scolastici e programmi agricoli per familiarizzare i bambini alla coltivazione e alla preparazione di alimenti coltivati localmente o direttamente provenienti dall’orticoltore.
    • L’ educazione agricola dovrebbe essere disponibile per tutti i cittadini e per promuovere un sistema socialmente ed ecologicamente sostenibile basato sugli obiettivi e strumenti citati.
    • Un sostegno alle iniziative che promuovano ed accrescano la cultura di alimenti sani e locali e facilitino i sistemi di produzione e distribuzione verso tutti i settori della società, in particolare i più marginali, direttamente dagli agricoltori ai consumatori.

    Entrando poi nello specifico di due pilastri fondamentali della Pac che sono i pagamenti diretti e lo sviluppo rurale è necessario che:

    • i pagamenti diretti giochino un ruolo molto meno importante rispetto alla politica attuale, dato che la maggior parte del reddito verrà dal mercato, grazie a prezzi agricoli stabili e giusti. Questa opzione non darà solo vantaggi alle persone ed all’ambiente ma sarà anche meno costosa per i contribuenti. Come si è detto sopra, dei pagamenti diretti saranno ancora necessari in futuro. Ma dovranno essere legati al rispetto di criteri ulteriori, quali:

    ◦     Il numero di persone attive nell’azienda

    ◦     Un livello massimo di pagamenti diretti per attivo

    ◦     Il rispetto di regole ambientali e sociali come il non sfruttamento della manodopera

    • Il Piano di Sviluppo Rurale dovrebbe completare la politica agricola ma non rimpiazzarla, come purtroppo sembra voler fare.. Esistono particolari necessità nelle zone rurali che devono venire prese in carico da un finanziamento pubblico, quali investimenti in infrastrutture, programmi di impiego per la diversificazione di economie locali, un sostegno alle capacità agroalimentari di piccola scala, sviluppo e mantenimento di servizi pubblici rurali. A questo riguardo è importante che i contadini e i cittadini europei si possano esprimere su un maggior coinvolgimento delle politiche regionali europee.

    Buona parte di queste nostre proposte sono simili alle richieste che i cittadini europei hanno espresso in un sondaggio on line promosso dal commissario europeo all’indomani dell’inizio delle negoziazioni sulla nuova Pac.

    Purtroppo dalle informazioni in nostro possesso la nuova Pac sarà molto meno ambiziosa e si limiterà a premiare i soliti noti nel quadro di un lento ma inesorabile smarcamento delle istituzioni europee dalla questione agricola sotto la pressione della crisi finanziaria e di alcuni stati membri da sempre contrari ad un qualsivoglia intervento pubblico in agricoltura.

    Noi crediamo che se questo dovesse accadere la reazione dell’opinione pubblica europea debba essere durissima.

    Il futura della sicurezza e della sovranità alimentare europea dipende anche da Politiche Agricole Comunitarie virtuose e sane e noi e dobbiamo esercitare il diritto a rivendicarle.

    Fabrizio Garbarino

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