• 09dic

    La questione evasa da molti, ma non da tutti

    In questi giorni di fervorini politici – mentre il paese reale continua a lottare e ad agonizzare – non ho mai ancora sentito pronunciare la vera questione politica, Italiana e – me lo si permetta – mondiale. Quale? Quella che che noi conosciamo molto bene: il pianeta Terra.

     A parte qualche parolina accennata da Obama nel 2009 e prontamente smentita con scelte politiche di opposta concretezza, la questione ambientale posta in modo serio al centro dell’agenda politica degli Stati sovrani latita.

     Fin quando questo non avverrà in modo serio, professionale e lungimirante – oltre che coraggioso – discutiamo del nulla. La crisi economica che viviamo è solo il primo sintomo, quello al quale siamo più sensibili per ovvie ragioni. Ma il nostro pianeta è malato e con esso anche noi. Anche qui per ovvie ragioni di legame biologico.

     La crescita uccide il pianeta e con esso tutti noi. E’ così semplice che tutti (quasi) fanno finta di non vedere questo ovvio problema. Non tutti chiaramente mettono questa maschera e in quest’occasione proponiamo il discorso che Josè Mujica, presidente dell’Uruguay, ha pronunciato al G20 in Brasile nel 2012. Un discorso davvero commovente e sentito. Ci vorrebbero 1000 Mujica nei posti di comando per invertire con serietà la rotta di questo mondo.

     Ti seguito riportiamo il video e di seguito al video anche il testo per chi volesse diffonderlo. Prendiamo esempio e soprattutto coraggio.

    
    
    
    
    
    
    

    DISCORSO DI JOSÈ PEPE MUJICA, PRESIDENTE DELL’URUGUAY AL G20 IN BRASILE, GIUGNO 2012

    Ringrazio le autorità presenti di tutte le latitudini e organismi. Ringrazio il popolo del Brasile e la sua signora Presidente, e molte grazie alla buona fede che sicuramente hanno manifestato tutti gli oratori che mi hanno preceduto.

    Come governanti, esprimiamo l’intima volontà di accompagnare tutti gli accordi che questa nostra povera umanità possa sottoscrivere.

    Tuttavia, dobbiamo porci alcune domande ad alta voce.
    Per tutta la sera si è parlato di sviluppo sostenibile, di liberare masse immense dalla povertà…

    Cos’è che ci passa per la testa?

    Il modello di sviluppo e di consumo è quello che oggi appartiene alle società ricche? Mi faccio questa domanda: cosa accadrebbe a questo pianeta se gli Indù avessero la stessa proporzione di auto per famiglia che hanno i tedeschi? Quanto ossigeno ci resterebbe per poter respirare?

    Più chiaramente: il mondo oggi ha le risorse per permettere a sette, otto miliardi di persone di avere lo stesso grado di consumo e di spreco che hanno le più ricche società occidentali?
    È possibile o un giorno dovremo fare un altro tipo di discussione?

    Perché abbiamo creato una civilizzazione, la nostra, figlia del mercato, figlia della concorrenza, che ha prodotto un progresso materiale portentoso ed esplosivo. Però quella che era “economia di mercato” ha creato delle “società di mercato” e ha prodotto questa globalizzazione, che significa guardare a tutto il pianeta.

    Ma siamo noi a governare la globalizzazione o è la globalizzazione che governa noi?

    È possibile parlare di solidarietà, dell’essere tutti uniti, in un’economia basata sulla concorrenza spietata? Fin dove arriva la nostra fratellanza?

    Non lo dico per negare l’importanza di questo evento, al contrario. La sfida che abbiamo davanti è di portata colossale e la grande crisi non è ecologica, è politica.

    L’uomo non governa oggi le forze che ha scatenato, sono le forze che ha scatenato a governare l’uomo. E la vita.

    Perché non veniamo sul pianeta per svilupparci in termini generali, veniamo alla vita cercando di essere felici.
    Perché la vita è breve e se ne va. E nessun bene vale quanto la vita, questo è elementare.
    Però se la vita mi sfugge lavorando e lavorando per consumare un “di più”. La società del consumo è il motore perché, in definitiva, se si paralizza il consumo o si ferma, si ferma l’economia. E se si ferma l’economia, c’è il fantasma della stagnazione per ognuno di noi.

    Però, questo iper-consumo a sua volta è quel che sta assalendo il pianeta. E questo iper-consumo deve generare cose che durano poco perché si deve vendere tanto.
    Una lampadina elettrica non può durare più di mille ore accesa. Ma ci sono lampadine che possono durare 100 mila… 200 mila ore, però non si possono produrre perché il problema è il mercato. Perché dobbiamo lavorare e dobbiamo avere una civilizzazione di uso e smaltimento. E siamo in un circolo vizioso.

    Questi sono problemi di carattere politico che ci mostrano la necessità di iniziare a lottare per un’altra cultura.
    Non si tratta di regredire all’uomo delle caverne, né di fare un “monumento all’arretratezza”. È che non possiamo indefinitamente continuare a essere governati dal mercato, ma dobbiamo governare noi il mercato. Per questo dico che il problema è di carattere politico, nel mio umile modo di pensare.

    Perché i pensatori antichi, Epicuro, Seneca, gli indio Aymara, dicevano: “Povero non è chi possiede poco, veramente povero è chi necessita di infinitamente tanto” e desidera, desidera… desidera sempre di più.

    Questa è una chiave di carattere culturale.
    Quindi, saluto lo sforzo e gli accordi che si fanno. Lo accompagno come governante perché so che alcune delle cose che sto dicendo “stridono”, però dobbiamo renderci conto che la crisi dell’acqua, che la crisi dell’aggressione ambientale non è una causa. La causa è il modello di civilizzazione che abbiamo costruito. Quello che dobbiamo rivedere è il nostro modo di vivere!

    Perché?

    Appartengo a un piccolo paese, ricco di risorse naturali per vivere. Nel mio paese ci sono 3 milioni di abitanti o poco più, 3 milioni e 200 mila, però ci sono 13 milioni delle migliori vacche al mondo e 8-10 milioni di ovini stupendi. Il mio paese è esportatore di cibo, di latticini, di carne… è una pianura, quasi il 90% del suo territorio è utilizzabile. I miei compagni lavoratori lottarono molto per le 8 ore di lavoro e ora stanno ottenendo le 6 ore. Però chi ottiene le 6 ore ottiene due lavori pertanto lavora più di prima.
    Perché? Perché deve pagare un mucchio di rate: il motorino che ha comprato, l’auto che ha comprato… e paga rate! E paga rate! E quando arriva a estinguere il debito è un vecchio reumatico come me, e la vita se ne va.

    E uno si fa questa domanda: è questo il destino della vita umana? Queste cose sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contro la felicità, dev’essere a favore della felicità umana, dell’amore, della Terra, delle relazioni umane, del prendersi cura dei figli, dell’avere amici, di avere ciò che è fondamentale.
    Perché questo è il tesoro più importante che abbiamo. Quando lottiamo per l’ambiente, il primo elemento dell’ambiente si chiama: la felicità umana. Grazie.

     

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