• 03set

    Ovidio Marras: eroe dei nostri giorni. Sconfitta la S.I.T.A.S.

    Gli eroi esistono e non sono quelli che vestono in calzamaglia. Sono tra noi, uomini e donne comuni, che vivono la quotidianità come tutti quanti noi e che spesso fanno di alcuni valori la concretezza della loro vita.

    Ovidio Marras è uno di questi eroi moderni. Anziano agricoltore di Teulada si è opposto ad un cartello del cemento molto potente – fatto da Marcegaglia, Toti, Montepaschi, Caltagirone e Benetton – ed ha vinto.

    Di seguito riportiamo un interessante articolo di Mauro Lissia che riassume la vicenda e alla fine alleghiamo tre video interessanti che ripercorrono la storia di questo fantastico agricoltore Cagliaritano, che difende la sua terra e ci è di immenso esempio. Giovani e meno giovani dovremmo tutti prendere esempio da Ovidio e da tanti altri che – nella nostra martoriata terra italiana – si ostinano a difenderne la bellezza dalle colate di cemento e dallo sfruttamento del consumismo. Preghiamo pertanto tutti i nostri lettori di dare ampia diffusione alla notizia. Che si di monito serio a tutti questi “signori” del cemento: se un anziano pastore e sua sorella vi hanno sconfitti…

    di seguito l’articolo:

    Lui gliel’aveva detto: non costruite sul mio stradello. Loro non gli hanno dato retta e adesso c’è un’ordinanza del tribunale civile che impone la demolizione del rustico di un grande hotel.  Ma il piccone dovrebbe buttare giù anche due cancelli e altri manufatti. E’ il classico confronto tra Davide e Golia perchè lui è Ovidio Marras, anziano agricoltore di Teulada che difende il proprio furriadroxiu dall’avanzata del cemento. Loro sono la Sitas, una società che fa capo a costruttori d’alto bordo come Gaetano Caltagirone, Claudio Toti e Benetton, impegnata a realizzare un complesso turistico fra Tuerredda e Malfatano, contestato dagli ambientalisti e fortemente voluto dall’amministrazione comunale di Teulada. Il provvedimento del giudice Susanna Zanda è datato 22 dicembre 2010 e in quattro pagine stringatissime racconta la vicenda con una sintesi quasi giornalistica. D’altronde il fatto è semplice: quando i bulldozer della Sitas sono comparsi davanti alla sua antica dimora, alle spalle della splendida spiaggia di Tuerredda, il vecchio Ovidio ha retto a stento al dolore. Il furriadroxiu di famiglia, dove avevano lavorato il padre e il nonno, sarebbe finito inscatolato tra hotel, centri benessere e altri edifici destinati a turisti facoltosi. Una sorta di avamposto della tradizione agricola assediato dalla modernità a cinque stelle. Non c’era scampo («la terra è loro – dirà Ovidio ai cronisti – ne fanno ciò che vogliono») ma restava un diritto da difendere comunque: la comproprietà di uno stradello, quello che la famiglia Marras percorre da generazioni per raggiungere la casa-ovile e più avanti la spiaggia. Il tracciato antico intralciava il cruciverba del progetto, così i tecnici della Sitas avevano deciso di spostarlo. Detto e fatto: un nuovo sentiero sterrato ma non più rettilineo, persino una curva a novanta gradi – è scritto nell’ordinanza – per arrivare dove prima si arrivava diritti. Ma Ovidio non è tipo da piegarsi facilmente alle decisioni altrui: ha chiamato l’avvocato Alberto Luminoso ed è partito un ricorso al giudice civile. Tecnicamente una possessoria, una rivendicazione in giudizio della parte di possesso sullo stradello. Sitas si è opposta con l’avvocato Dionigi Scano: ha sostenuto che non c’è danno, che Marras ha mantenuto l’accesso alla proprietà grazie a una nuova strada. E che c’è un’evidente sproporzione tra l’esigenza di realizzare una struttura che darà lavoro a molti teuladini e quella di preservare una stradina di campagna. Ma il giudice Zanda è stato inflessibile: accertato che il vecchio Ovidio ha il «compossesso» della strada ha osservato come Sitas abbia ignorato il suo parere negativo sulla costruzione di un percorso alternativo. Perchè lo stradello originale non esiste più: sopra – scrive il magistrato – è stato costruito il grezzo della sala d’accoglienza dell’albergo. Un corpo di fabbrica di notevoli dimensioni, che comprende anche altri servizi. Come dire che il diritto alla proprietà di Ovidio Marras è stato leso perchè lui voleva quella strada e non altre, più tortuose e comunque diverse. La strada era quella e quella per lui doveva restare. La conseguenza inevitabile («sproporzionata» per la difesa di Sitas) è stata un’ordinanza dai toni categorici: l’impresa privata dovrà «reintegrare immediatamente il signor Ovidio Marras nel compossesso dello stradello che conduce alla sua casa e poi al mare, in comune di Teulada località Tuerredda, rimuovendo i cancelli e le fabbriche costruite sul tracciato originario e astenendosi in futuro dal turbare il ricorrente (Marras ndr) nel pacifico e pieno godimento del suo compossesso». Quindi, prescrive l’ordinanza, si dovrà demolire l’albergo e tutto quanto si trova sul tracciato originario.  Per ora la società dovrà pagare le spese del giudizio e quasi settemila euro per gli onorari dei legali incaricati da Ovidio. Ma non è finita qui: il provvedimento è stato impugnato con un reclamo al tribunale, che deciderà in composizione collegiale. «L’ordinanza mette a rischio un intervento destinato a creare lavoro per Teulada – spiega l’avvocato Scano – c’era e c’è ancora la disponibilità di Sitas a realizzare una strada alternativa secondo le esigenze del signor Marras».  Insomma: forse si cercherà un accordo o forse il tribunale revocherà l’ordinanza per indicare una soluzione diversa. Ma per ora ha vinto lui, Ovidio Marras, il più debole. Accade nei film, qualche volta anche nella realtà.

    Mauro Lissia

    I video riassuntivi:

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