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  • 31ott

    PER UNA LEGGE E PER POLITICHE PUBBLICHE CHE RICONOSCANO L’AGRICOLTURA CONTADINA

    Il percorso della “Campagna popolare per l’agricoltura contadina” nasce nel 2009 in forma di petizione con l’intento di ottenere il riconoscimento istituzionale delle agricolture contadine.

    Nel marzo 2010 fu avviato un primo confronto con il Ministero per le Politiche Agricole che poi non ha ancora avuto seguito, nel frattempo vi è stata una crescita esponenziale delle Associazioni aderenti a questa Campagna con l’obiettivo di stabilire regole certe in merito alla sovranità alimentare dei popoli.

    Con la proposta di legge in oggetto si punta a riconoscere legalmente la dimensione contadina come atto concreto teso a contrastare lo spopolamento agricolo, ad incrementare l’occupazione in un settore profondamente in crisi, a ridurre i costi nel Paese prodotti dal crescente dissesto idrogeologico grazie ad una maggiore manutenzione dei suoli e alla difesa della biodiversità.

    Il panorama agricolo italiano è stato storicamente caratterizzato da una pluralità di sistemi agrari. La grande diversità italiana di agroecosistemi e di condizioni socio-economiche ha prodotto quindi nel tempo una pluralità di forme economiche, strutture produttive e mercati agricoli. Questa è una specificità italiana, che fotografa l’esistenza di un considerevole numero di aziende agricole ancora presenti, seppure in continua diminuzione, e diffuse in ogni angolo del nostro territorio, non riscontrabile in molti altri Paesi europei e che, secondo dati Istat, costituiscono lavoro per oltre 3,5 milioni di persone. Su di essa si fonda il patrimonio di grande ricchezza e biodiversità delle produzioni agricole e delle specialità gastronomiche italiane. Questa presenza capillare è ancora oggi il presidio più sicuro per la salvaguardia dei territori montani e collinari e svolge un’articolata serie di funzioni tuttora insostituibili. Peraltro, alle realtà censite andrebbero aggiunte le autoproduzioni delle innumerevoli pratiche di agricoltura informale, che forniscono prodotti alimentari per l’autoconsumo e lo scambio non monetario a tutt’oggi non stimati. Oggi questa pluralità delle realtà agricole è seriamente messa in crisi dalle politiche agricole dominanti che cercano di sussumere e forzare i differenti tipi aziendali nel contesto unico dell’impresa agricola di mercato a carattere industriale (intensiva, specializzata, capitalizzata).

    Le agricolture contadine sono qui individuate come modello agricolo, di cui si possono distinguere alcuni caratteri fondanti: diversificazioni colturali, tecniche agronomiche conservative e di basso o nessun impatto ambientale, riproduzione delle sementi e razze autoctone, controllo dei saperi, radicamento locale e mercati di prossimità, dimensioni limitate e contesti familiari o di comunità. Il tutto coerente con obiettivi di gestione autonoma delle risorse alimentari di ogni territorio e che oggi è definito come il diritto alla sovranità alimentare di ogni popolo.

    Queste pratiche e percorsi si riscontrano oggi in una moltitudine di aziende agricole sia di tradizione familiare sia di nuovi insediamenti rurali.

    La politica agricola italiana attuale è strutturata per sostenere unicamente un modello agroindustriale di agricoltura specializzata e sempre più capitalizzata nell’ambito della competitività del mercato globale. Questa impostazione ha introdotto il modello unico della competitività commerciale e della logica di profitto nella vita delle aziende agricole, spingendo ad una forte selezione forzosa all’interno del mondo agricolo basata sui criteri economicisti della disponibilità di capitali. Esistendo invece una pluralità di modelli agricoli si rendono necessarie misure adeguate e diversificate che sappiamo prendere in considerazione le diverse realtà produttive agricole dandone una definizione legislativa che ristabilisca principi di equità sociale e garantisca una migliore gestione del territorio e il mantenimento della biodiversità agraria e spontanea. Pertanto diventa primaria la definizione e il riconoscimento delle agricolture contadine come modello socio-economico, attraverso provvedimenti specifici e un adeguamento delle norme attualmente vigenti. Mentre le attuali leggi e politiche hanno permesso che si affermasse una figura di imprenditore la cui finalità prima è produrre profitto in agricoltura, nell’ambito della competizione globale di mercato, occorre oggi riconoscere anche l’esistenza della figura contadina contemporanea, la cui finalità quotidiana è di vivere nel suo luogo, di coltivare e allevare per la propria famiglia e/o comunità e di vendere in modo equo i propri prodotti soprattutto in ambito locale.

    Una Legge quadro sulle agricolture contadine ha quindi come punto di partenza che il contadino è colui che lavora direttamente la terra ed ha come obiettivi:

    – l’accesso alla terra, facendo delle zone rurali, in particolare nelle aree interne e in quelle considerate marginali, territori di sperimentazione atti a favorire il ripopolamento umano residente e lavorativo attraverso forme sostenibili di economia;

    l’insediamento e consolidamento delle aziende contadine mediante adeguate norme di sostegno all’acquisto ed al consolidamento della proprietà;

    – norme decisive atte all’accesso alle terre incolte pubbliche e private;

    – il mantenimento della proprietà pubblica dei terreni demaniali destinandoli a progetti agricoli contadini;

    – norme nazionali di indirizzo finalizzate anche all’adozione, da parte degli Enti Regionali, di normative tese alla semplificazione in merito alla lavorazione, trasformazione e vendita di limitati quantitativi di prodotti agricoli nell’ambito della filiera corta e della produzione locale, i cui destinatari sono le aziende diretto coltivatrici e le società e cooperative composte unicamente da soci lavoratori, che trasformano per la vendita esclusivamente i propri prodotti, senza l’utilizzo di personale esterno;

    – il riconoscimento e la valorizzazione dei sistemi sementieri informali territoriali, in grado di garantire una conservazione dinamica della diversità agricola e una maggiore autonomia produttiva degli agricoltori;

    – il sostegno e l’incentivazione dell’agrobiodiversità, la conservazione in situ (sul campo) e la coltivazione delle varietà locali;

    – l’accesso dei coltivatori diretti ai mercati del proprio Comune e di quelli limitrofi per prodotti a chilometro zero (prodotti di prossimità venduti direttamente) e prodotti di qualità (secondo metodo biologico o modalità equivalenti, in ogni caso a basso impatto ambientale);

    – sostenere le azioni collettive (cooperative e associative) per lo sviluppo e la nascita di esperienze, in particolare, negli ambiti dell’economia sociale e solidale.

    La Campagna popolare per una legge che riconosca l’agricoltura contadina prosegue e cerca il sostegno più ampio possibile da parte di associazioni, rappresentanti istituzionali e persone che comprendano l’importanza ed il valore per tutti della presenza di molti contadini sui territori e del cibo che producono sui mercati locali.

    La Campagna terrà il suo prossimo incontro nazionale annuale nel mese di novembre.

    Ulteriori informazioni su:  www.agricolturacontadina.org

     Campagna popolare nazionale per una legge che riconosca le agricolture contadine

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