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    Questo lo faccio io.

    Il libro di Francesca Piccoletti “Questo lo faccio io” ed. Gribaudo, mette di buon umore fin dalla coloratissima copertina. Poi lo apri e scopri che i colori proseguono lungo tutto il libro e allora capisci che seppur vi dovrai ritornare più volte per consultarlo, non puoi rimandarne la lettura. E così in realtà è avvenuto per me, rincasato alle 21 di sera e persomi nella consultazione di questo prezioso manuale di autoproduzione domestica.

    È vero che negli ultimi anni vi è stata una riscoperta di tale arte del saper fare – e quindi con essa anche una abbondante e crescente produzione di libri sull’argomento – ma quello che rende unico e prezioso questo volume sono due elementi. Il primo è la prova sul campo dell’autrice. Ed il secondo è che quello che vi è scritto dentro è vissuto ogni giorno dalla sua autrice. È un libro vivo e dalle ricette di autoproduzione avviene un miracolo insolito per questo genere di libri: si capisce che questa esperienza ha trasformato la vita di Francesca. È un libro che trasuda vita, voglia di cambiamento e tanto desiderio di condivisione. Desiderio e cambiamento in atto che Francesca Piccoletti attua sia perché membra attiva del Movimento per la decrescita felice, sia perché portatrice sana di un cambiamento tanto urgente quanto salutare.

    È sicuramente un testo estremamente pratico che è sinonimo di utile, ed inoltre è un testo ”incompleto” e questo non è una mancanza ma un pregio: significa che l’autrice garantisce per quello che lei ha sperimentato e apre a nuove possibilità di cambiamento, stimolando il lettore ad impegnarsi a sperimentare quello che è scritto e a provare cose nuove.

    Abbiamo diversi ambiti di applicazione: dalla cucina, alla cosmesi, alla pulizia della casa, alla bellezza personale, passando per il benessere di adulti e bambini fino al fai da te in casa e in giardinaggio. Il tutto scritto in modo pratico e semplice con le giuste indicazioni di tempo e di risparmio economico ed ecologico.

    Possiamo imbatterci nella più classica delle ricette che è il detersivo per i piatti fatto in casa, fino al pane fatto con pasta madre e alla creazione “dal nulla” della stessa pasta madre. Interessante poi è il dentifricio fatto in casa in pochissimo tempo con enorme risparmio economico, oppure il gelato o ancora il burro birra di Herry Potter oppure le tanto dimenticate caramelle fatte in casa.

    Ma un’altra caratteristica importante che merita di essere posta all’attenzione di chi legge è che leggendo il libro non si respira nessun fondamentalismo ecologico che ci si potrebbe aspettare.

    Francesca indica o meglio traccia, una strada e la percorre con tale entusiasmo che diventa difficile dire: “non fa per me”.

    Un libro consigliatissimo per i giovani, i ragazzi, le giovani coppie e quelle meno giovani, per ritrovare nel tempo buio di oggi sprazzi di luce e di naturalezza. Un libro per impiegare il tempo diversamente, in compagnia e ritrovare un sano e benefico saper fare. Oltre che tanto benessere.

    Qui di seguito una breve intervista a Francesca per meglio conoscere lei e il mondo dell’autoproduzione.

    1)Il tuo libro sembrerebbe la raccolta (momentanea) di tue esperienze dirette nel campo dell’autoproduzione e del saper fare. Potresti  raccontarci lo sviluppo di questa tua fase personale?

     

    Ho cominciato quaso quattro anni, appena tornata dagli Stati Uniti, dove ho vissuto circa tre anni. Mi hanno invitata a un corso del circolo della decrescita felice di Roma, un corso di Panificazione naturale e lì è scattato il vero amore. Ogni volta che ne ho l’occasione ringrazio Annalisa Melis, la responsabile del progetto Università del Saper fare di Roma, perchè mi ha fatto conoscere l’autoproduzione della quale sposo soprattutto la visione etica e quotidiana.

     

     

     

    2)Che cosa ti senti di rispondere alle persone che di fronte al “saper fare” oppongono sempre la scusa che: “il tempo manca” oppure che “in realtà non vi è risparmio economico”?

     

    Sono affermazioni che sento frequentemente. Per quanto riguarda il tempo, rispondo sempre con la mia esperienza personale: vivo e lavoro a Roma, quindi so bene che nella vita il tempo è tiranno, visto che nella mia città anche spostarsi è un problema. Il tempo però lo si ha, è lo stesso per tutti, solo che si sceglie come impiegarlo. Io piuttosto che prendere la macchina e stare in coda al supermercato per comprare la baguette surgelata preferisco fare il pane in casa, che in ogni caso dura circa una settimana, quindi l’impegno in realtà non è poi così gravoso. Spesso chi afferma di non avere tempo non si è mai cimentato in una produzione di sapone, per esempio: basta una mattinata per fare il sapone di marsiglia necessario per almeno sei mesi per una famiglia di tre persone, e qui il risparmio economico è enorme. Niente più plastica, imballaggi, pubblicità e profumazioni alcoliche, solo un sapone tradizionale e sano.

     

    3)Quali sono state le esperienze di autoproduzione che più ti danno soddisfazione?

     

    Adoro insegnare ai bambini, fare il pane con la pasta madre nelle scuole o per le feste di compleanno è una cosa che mi fa sorridere per giorni. Pensa che ci sono delle mamme che mi raccontano che i figli la domenica mattina mettono la sveglia  per panificare!

     

    4)Hai mai pensato di aprire una scuola professionale per insegnare a fare le cose?

     

    Ho già un’associazione, Revisioni del Tempo, che ha una pagina FB e lavora su Roma e provincia. Siamo state chiamate da tantissime associazioni sul territorio e devo dire che l’interesse cresce di anno in anno. Certo, avere una scuola con una sede sarebbe veramente interessante, ma io sono una zingara, quindi per ora mi piace moltissimo girare!

     

     

    5)Alcune persone ritengono che il saper fare sia sinonimo di povertà, perché si è costretti a farsi beni perché non si hanno i soldi necessari. Cosa rispondi? Qual è il tuo concetto di povertà e ricchezza?

     

    E’ una domanda molto importante. Ho riflettutto a lungo su questo aspetto della vita, perchè anche prima di conoscere la Decrescita Felice mi sono trovata spesso in contrasto con la maggior parte delle persone che incontravo e direi che da poco tempo ho trovato un equilibrio nell’essere un outsider, perchè ho visto che siamo in tanti! Vivere negli Stati Uniti,  la patria del consumismo mangia-consuma-crepa è stato molto formativo: andavo a recuperare i mobili per strada e mi sono arredata tutta la casa con cose di recupero, ma proprio tutta, con grande sgomento dei miei colleghi di lavoro, che non si capacitavano di come qualcosa potesse avere una nuova vita solo grazie a una mano di vernice e una bella lavata. Povertà e ricchezza sono concetti che esistono solo in opposizione l’uno all’altro, come i Super Eroi e i Cattivi, senza Superman non ci sarebbe Lex Luthor, così se non fossimo continuamente costretti a confrontarci con la necessità del possedere denaro per acquistare cose che in gran parte non ci servono, saremmo molto più tranquilli e non continuamente ossessionati dalla ricerca dell’ultima auto, dell’ultimo telefono, dell’ultima impastatrice. A mano il pane viene benissimo !

     

     

     

    6)In certi campi l’esempio è quello che fa la differenza. Può riassumerci una tua settimana tipo per quanto riguarda l’autoproduzione?

     

    Certo, anche se, come dicevo prima a proposito del sapone, ci sono autoproduzioni stagionali! Direi che normalmente la domenica mattina preparo la biga per il pane, poi impasto prima di cena e dopo cena cuocio la pagnotta mentre guardo un film ( ho il forno elettrico e costa meno usarlo di sera!) . Mentre cuocio il pane metto anche a scolare lo yogurt: uso i kefir, ma da latte di soia, li ho convertiti perchè non sono un’amante del latte vaccino. Metto il siero di scarto  in frigo oppure lo do alle piante, a seconda delle esigenze. Poi il lunedì faccio di nuovo il latte che mi servirà nei giorni successivi, perchè mi piace fare colazione con yogurt o formaggio di soia spalmabile, a seconda di quello che mi va appena mi sveglio. Il siero poi è ottimo per fare anche la ricotta o il tofu. Almeno una volta durante la settimana cerco di fare una cosa meno comune, tipo le caramelle, o il gelato, i biscotti, i succhi di frutta: qualcosa di buono che posso anche offrire a chi non si interessa di autoproduzione ma magari resta colpito dal risultato.

    Il sapone di marsiglia lo gratto una volta al mese per fare il sapone liquido da doccia e il detersivo per il bucato, così da averne sempre una buona scorta. Per i piatti uso quello sale e limone, a cui aggiungo anche scaglie di marsiglia o fondi di caffè, a seconda di quello che ho sul momento.

    Ogni volta che friggo, uso l’olio di oliva e lo metto via per fare il sapone per la cucina.

    Sotto la doccia una volta a settimana faccio lo scrub per il corpo con il sale marino, un oleolito a scelta, di solito calendula o caffè, e per il viso lo stesso, solo che uso lo zucchero di canna.

    Ultimamente ho fatto anche dei dopobarba per gli amici e delle creme alla cera d’api anti rughe, perchè ho superato da un po’ i trenta e posso provare su di me se funzionano!

     

    Non stiro mai, perchè è una perdita di tempo e di energia e faccio spesa con i GAS o ai mercati contadini, di cui Roma è piena!

     

     

     

    7)Cosa ti senti di suggerire ai giovani di oggi che davanti hanno un futuro quantomeno nebuloso?

     

    Non è che io abbia mai smesso di sentirmi giovane di oggi, sia perchè non sono ancora uscita dall’adolescenza lunga, sia perchè non vedo particolarmente roseo neanche il mio, di futuro. Mi sento di dire veramente poco, se non di cercare sempre la propria strada e di non smettere mai di farlo: per quanto ci si possa sentire soli e fuori dal mondo, se il cuore batte forte, quella è la via!

    Alessandro Lauro

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