• 23feb

    Amo il nord.

    So che non va molto di moda, in questo momento in cui si tappezza l’Italia di bandiere greche, ma io amo il nord. Il nord vero, quello d’Europa, non quello d’Italia da cui provengo, che è nel bene e nel male sud al 99% e di cosa significhi essere una regione “settentrionale” ha ben poca idea. Amo il nord, anzi, il centro-nord: dalla Germania in su. Mi trovo a mio agio con quella schietta ruvidità, quella apparente freddezza che, invece, mi ispira molta più fiducia (e mi ha dato molte più conferme e meno delusioni) dell’istantanea e aleatoria simpatia così cara a molti mediterranei.

    Purtroppo, vedo, si tende a usare (in entrambe le parti d’Europa, nord e sud) la finanza o la capacità di amministrare la cosa pubblica come metro di misura di interi popoli. Questo è sbagliato. Tuttavia, se sono sempre gli italiani, gli spagnoli o i greci ad avere certi tipi di problemi, invece che i tedeschi, gli olandesi o i finlandesi (che pure hanno i loro, di problemi, come hanno i loro bei difetti), a me un dubbio viene.

    Io mi interesso e mi occupo di ambiente e di sostenibilità, e il divario che vedo anche solo nel senso civico fra il nord e il sud del vecchio continente, al di là dei luoghi comuni, non mi lascia dubbi sul dove trovarmi maggiormente a mio agio. E mi fa fare una riflessione, da italiano comunque ben orgoglioso di esserlo, ben conscio delle sue radici e della sua minore rigidità mentale: non è che questa storia del rifiutare il debito, giustissima sotto l’aspetto economico-finanziario e ancor più a livello politico, rischia alla lunga di portarci a un’ulteriore “depenalizzazione” della nostra atavica strafottenza per ciò che ci circonda e che non è all’interno della nostra cerchia familiare?

    Io ci penserei su perché qui, a furia di non prenderci responsabilità, siamo finiti nella “palta”. Perché se abbiamo più problemi noi dei tedeschi, secondo me è anche perché “noi”, a differenza di “loro”, non abbiamo solo fatto tagli osceni a istruzione e ricerca per coprire altri sprechi, non abbiamo solo investito sul cemento invece che sulle nuove tecnologie, abbiamo soprattutto evitato di fare i conti con il nostro passato. Pensiamoci: non è mai colpa nostra. Basta vedere come ci approcciamo al ricordo della seconda Guerra mondiale, o alle giornate della memoria, in cui ricordiamo tutto, tranne il fatto di essere stato il Paese che il fascismo non solo l’ha inventato, ma a lungo supportato (figuriamoci, lo fanno anche oggi, nei fatti, certi “democratici”).

    Amo il nord, quindi! Di un amore diverso da quello che provo per il sud, ma di anno in anno più profondo, più solido, meno rumoroso, meno teatrale. Perché, fra le altre cose, amo il potere andare in bicicletta senza rischiare la vita, il potere fidarmi (un po’ di più) di chi gestisce l’ambiente in cui vivo, il poter ascoltare musica che, come sto facendo con una certa goduria in questi giorni in cui l’Italia si deve sorbire l’ennesimo San Remo, non mi fa venire il latte alle ginocchia. Sì, perché mentre in tv un conduttore lampadato sciorina ovvietà e presenta ospiti prezzolati e cantanti innamorati, io mi godo gratuitamente sulla piattaforma svedese Spotifyle canzoni di  Lulu Rouge, duo danese formato da dj di musica elettronica abbastanza sensibili da fare, nel loro modo scandinavo, video meravigliosi come quello qui sotto: una dolce denuncia al degrado ambientale, a mio avviso più efficace e toccante di molte chiacchiere.

    Ve ne consiglio la visione, magari proprio mentre una Rocío Muñoz Morales qualunque vi propina a memoria e senza nessuna passione latina il suo ennesimo proverbio spagnolo.

    Andrea Bertaglio
    Fonte: GreenMe
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