• 04mag

    Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare.

    “Ho imparato che il viaggiatore più svelto è quello che va a piedi. Dico a un amico mio: «Supponiamo di fare a chi arriva prima in un dato posto. La distanza è di trenta miglia, la spesa 90 cents, cioè quasi il salario giornaliero di un operaio. Mi ricordo ancora quando gli operai che lavoravano per questa stessa ferrovia percepivano 60 cents al giorno. Bene, io parto adesso, a piedi, e arriverò là prima di notte: ho viaggiato per una intera settimana a questa velocità. Nel frattempo, tu ti sarai guadagnato i soldi occorrenti per andarvi, e vi arriverai domani, o forse stasera se avrai la fortuna di trovare un buon lavoro. Cioè, invece di andar subito a Fitchburg, resterai qui a lavorare, per quasi tutta la giornata. E in questo modo, credo che ti precederei anche se la ferrovia facesse il giro del mondo. Quanto poi a vedere la campagna e acquistare esperienze di questo genere, ti supererei tanto che poi dovrei rompere completamente la nostra amicizia»

    (Thoreau, Walden)

    L’idea del viaggio è da sempre qualcosa che muove nell’uomo sensazioni primordiali. Un uomo in viaggio è un uomo senza tempo poiché vive il tempo del viaggio, e questo lo accomuna ai viaggiatori di ogni epoca e luogo.

    Assuefatti al viaggio-pacchetto-prodotto-di-mercato fatto di prenotazioni, check-in, orari, mezzi, biglietti, soldi, ritardi, bagagli… che ripropone ritmi e stress pari (se non superiori) a quelli della frenetica vita di tutti i giorni, abbiamo dimenticato che basta fare un passo fuori dalla “zona comfort” per riscoprire quella dimensione esperienziale atavica che ha riempito la storia della letteratura: il viaggio.

    Anche il viaggio può essere mezzo e simbolo di rivoluzione economica, ecologica e umana.

    Un viaggio a piedi o in bici attiva capacità dimenticate, ci permette di attingere a risorse che non avremmo mai creduto di avere e ci costringe ad una riorganizzazione delle nostre priorità.

    “Non esiste il buno o il cattivo tempo, ma solo un buono e cattivo equipaggiamento” (R.B.Powell)

    Non c’è momento migliore per dare il giusto “peso” aglioggettidi quello in cui si prepara lo zaino per partire. Quando ogni grammo che metti dentro la valigia è un grammo che ti porti a spalle sei costretto a soppesare, in tutti i sensi,  cosa è necessario, cosa è utile e cosa è superfluo.

    In un viaggio serve l’essenziale, non c’è spazio per prodotti usa e getta o per l’obsolescenza, abbiamo bisogno di attrezzatura durevole, di qualità e riparabile. Non c’è spazio per la vanità e per l’ossessione dell’estetica.

    Allo stesso tempo il viaggio è implacabile con gli sprovveduti. Bisogna “saper fare” nel senso profondo del termine. Non puoi delegare a pagamento, non puoi sperare che ci pensi qualcun altro, per questo devi sapere dove mettere le mani, come usarle, come garantire manutenzione e durevolezza.

    “- La fortuna va guidando le cose nostre meglio di quel che potessimo desiderare; perché,vedi là, amico Sancio Panza, dove si scorgono trenta o pochi di più, smisurati giganti, con I quali penso di battagliare sì da ammazzarli tutti.-” (M. de Cervantes)

    Il viaggio è fiducia nel compagno. L’affrontare una sfida insieme è l’essenza stessa della nascita di una comunità, e i compagni di strada sono una comunità in cammino.

    In ogni momento l’uno dipende dall’altro e tutti dipendono dal gruppo. Chiunque può avere un imprevisto o rimanere indietro, non ci sono differenze sulla strada, e la comunità se ne fa carico. Lo scambio conviviale è la norma, non c’è competizione perchè non c’è nessun vantaggio a lasciare un compagno con troppo peso o senz’acqua o senza abbastanza energie per andare avanti.

    Arrivare tutti e arrivare al meglio è lo scopo del viaggio; fare comunità è il modo migliore che l’essere umano ha trovato per superare le difficoltà. È così difficile applicare lo stesso principio alla vita?

    “La differenza tra la visione del mondo del ciclista e quella dell’automobilista è tra le più profonde che si possono immaginare.” (D Tronchet)

    A volte si accetta una sfida anche solo per dimostrare qualcosa. Noi abbiamo il compito di decolonizzare l’immaginario rifiutando il ruolo in cui il mercato ha relegato biciclette e camminate. I   più semplici mezzi di locomozione sono stati presi, decontestualizzati e trasformati in prodotto di mercato. Non puoi spostarti in bicicletta: fai ciclismo o cicloturismo; non puoi viaggiare a piedi, al massimo fai escursionismo!

    Per trovare quello che ti serve devi andare in un negozio “hobby e sport” o “fitness e benessere” e scegliere dei costosissimi gadget per prestazioni sportive di massimo livello elevati ad oggetto di culto per appassionati.

    Noi siamo ciclisti e camminatori quotidiani, sappiamo cosa è necessario per muoversi e cosa è un inutile accessorio, e sappiamo che ci si può spostare senza auto anche in un mondo costruito per le auto.

    “La vita è ciò che facciamo di essa . I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo.”(F. Pessoa)

    Ed ecco l’ultima e più importante rivoluzione del viaggio lento: la riappropriazione del tempo e dell’esperienza del viaggio.

    Riconoscendo il viaggio stesso come esperienza possiamo dedicare il tempo necessario a goderci quello che ne deriva, senza lo stress di dover arrivare per forza puntuali, senza il timore di far ritardare il nostro programma-vacanze-rimti-serrati.

    Questa dimensione qulitativa, non quantificabile e non monetizzabile, è il valore aggiunto del viaggio che lo rende incomparabile con qualisasi altro; come scrive  Thoreau «Quanto poi a vedere la campagna e acquistare esperienze di questo genere, ti supererei tanto che poi dovrei rompere completamente la nostra amicizia».

     

     

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    Questo articolo è stato curato dalla nostra redazione nazionale. Se siete un blogger, un circolo o fate parte di una associazione e volete contribuire con dei vostri articoli scrivere a : mdfredazione@gmail.com

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