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    Tlon e i social network

    Tlon è un pianeta due volte inesistente. Inesistente perché nasce dalla fantasia letteraria di Jorge Luis Borges; inesistente perché, anche nella finzione letteraria, esso è un pianeta immaginario, progettato a tavolino da una società segreta di intellettuali e descritto minuziosamente in una grande enciclopedia il cui ritrovamento trasforma alla radice la preesistente cultura umana, anzi la cancella per sostituirla con quella fittizia, preordinata di Tlon.

    Se la gattina Astra sapesse cosa sono i social network non potrebbe che pensarne un gran bene perché a essi deve molto, deve tutto. Astra fu abbandonata in pessime condizioni quattro mesi fa, piena di parassiti intestinali e fortemente anemica. Aveva bisogno urgentemente di una trasfusione ma venne fuori che il suo gruppo sanguigno, il B, è rarissimo. Nessuna banca veterinaria del sangue ne aveva. Fu allora diramato un appello su Facebook e il donatore fu trovato.

    Tlon è un pianeta dominato da una visione totalmente idealistica, cioè psichica, della realtà. Su Tlon gli oggetti non hanno consistenza fisica ma esistono solo in quanto sono pensati. In realtà non esiste nemmeno la nozione di oggetto: la sua lingua è priva di sostantivi. Dimenticare qualcosa significa cancellarla non soltanto dalla propria memoria ma dall’universo. «È classico l’esempio – scrive Borges – di un’antica soglia che perdurò fintanto che un mendicante venne a visitarla, e che alla morte di colui fu perduta di vista. Talvolta pochi uccelli, un cavallo, salvarono le rovine di un anfiteatro.»

    Due anni fa fui invitato a tenere una conferenza a Roma. Chi l’organizzò ritenne di pubblicizzare l’evento creando una apposita pagina su Facebook. E ritenne che questo fosse sufficiente. Ora, mi dicono che nelle pagine specificamente dedicate a questo scopo sui social network è presente un pulsante “cliccando” sul quale si dichiara la propria intenzione di partecipare all’evento annunciato. Sembra che oltre 40 persone incisero quella volta sul fatidico tasto la propria impronta telematica ma, giunto il giorno della conferenza, mi accorsi che nella sala semivuota c’erano appena una decina di persone. Non ho indagato in proposito ma sono pronto a scommettere che la maggior parte di esse aveva lasciato indisturbato il tasto di Facebook.

    Occorre dire una ulteriore cosa: che quando si costruisce su un social network una pagina che pubblicizza un evento non si dice che si sta pubblicizzando un evento ma che si sta “creando l’evento”. Questa è la chiave di lettura della vicenda. Perché nella percezione degli utenti l’evento è lì, nella pagina telematica che li guarda dallo schermo del computer. Interagire col pulsante “Parteciperò” non significa dichiarare la propria intenzione di compiere di lì a poco un atto concreto nel mondo reale ma aderire a quell’evento virtuale che è la pagina del social network, nella vita virtuale in cui l’utente si immerge ogni volta che si connette. Premuto il pulsantino del mouse, tutto è compiuto e non c’è nient’altro che bisogna fare.

    Non stupisce scoprire che la cultura di Tlon si condensa in un’unica disciplina: la psicologia. Tutte le altre le sono subordinate. Ovvio: se l’universo è una sequenza di atti della mente (a proposito: in conseguenza di ciò non esiste il concetto di spazio ma solo quello di tempo) allora lo studio della mente stessa è lo studio della totalità dell’esistente.

    E non stupisce scoprire che la matematica di Tlon si basa sul concetto di numero indefinito poiché è l’atto del contare che trasforma le quantità da indefinite a definite. Quanto alla storia, essendo la realtà una creazione psichica nessun evento, per decisivo che sia, è incancellabile e il passato è «non meno plastico e docile dell’avvenire».

    La piccola storia di Astra, se piccola è, ci mostra una cosa: che i social network sono un mezzo di comunicazione capace di incidere concretamente sulla realtà. La piccola storia della conferenza ci mostra anch’essa una cosa: che esiste un totale scollamento fra il mondo “virtuale”, cioè psichico, che i social network rappresentano e ciò che accade concretamente nel mondo reale. Che questi due mondi in altre parole non comunicano fra loro.

    Ho appena fatto due affermazioni entrambe basate su esperienze reali ma l’una delle quali nega l’altra. Come dunque conciliarle?

    Il punto è che bisogna distinguere fra le potenzialità di un mezzo e la percezione che di esso ha chi concretamente ne fa uso. La vicenda di Astra costituisce un esempio di coincidenza fra potenzialità e percezione: Facebook, mezzo di comunicazione fra le persone, è stato utilizzato come mezzo di comunicazione fra le persone con lo scopo di intervenire concretamente su un evento reale. La vicenda della conferenza costituisce un esempio di dissonanza fra potenzialità e percezione: Facebook, mondo psichico, si sostituisce al mondo reale, per di più divenendo non un modello di esso ma un antimondo totalmente parallelo e non comunicante con la realtà fisica della vita.

    È stato più volte constatato, e non da me, che «il popolo della rete rimane nella rete» e ciò ci dice che la percezione più generalmente diffusa è del secondo tipo. E temo che ciò sia inevitabile: la psicologia sociale e la psicanalisi ci insegnano che la mente umana è intrinsecamente predisposta alla creazione di “mondi paralleli” impermeabili alla consapevolezza del mondo reale. E a sostituire con essi quest’ultimo. La storia delle religioni non ci dice proprio niente a tale proposito?

    I quaranta volumi della prima enciclopedia di Tlon dunque hanno invaso il mondo. «Quasi immediatamente» scrive Borges «la realtà ha ceduto in più punti. Quel ch’è certo, è che anelava a cedere». Esatto: anelava a cedere. Perché la realtà è sì «ordinata, ma secondo leggi divine – traduco: inumane – che non finiamo mai di scoprire. Tlon sarà un labirinto, ma è un labirinto ordito dagli uomini, destinato a esser decifrato dagli uomini» e come tale rassicurante, percorribile. Il racconto si conclude mentre il mondo attende l’uscita della seconda enciclopedia di Tlon, in cento volumi scritti in una delle lingue di Tlon. «Allora spariranno dal pianeta l’inglese e il francese e il semplice spagnolo.» conclude Borges «Il mondo sarà Tlon.»

    I social network sono oggi quanto di più simile alla favola (all’incubo?) di Tlon sia stato mai realizzato. Non ne sono però una materializzazione fedele perché Tlon è il prodotto di un progetto preordinato e razionale, statico e compiuto anche se, ammonisce Borges, «il suo è un ordine di scacchisti, non di angeli»; i social network sono invece modellati da dinamiche psicosociali non molto diverse da quelle che modellano i gruppi umani nel mondo reale, dinamiche dunque dominate da processi inconsci in cui la razionalità ha un ruolo tendente all’irrisorio.

    Da ciò consegue un’ulteriore differenza. Tlon aspira a sostituirsi alla realtà modellandola a propria immagine e somiglianza; tende con ciò a un fine e tutta la sua struttura è orientata a esso. I Social network non hanno nulla di così “nobilmente” teleologico, sono un magma caotico, sfrigolante e sempre uguale a se stesso; non tendono a nulla se non ad esistere. E a ripetersi. Quando su di essi si riversano le forze sociali che costituiscono il cosiddetto “popolo del cambiamento”, cioè coloro che aspirano al tanto favoleggiato “altro mondo possibile”, accade che quelle energie rivolte alla costruzione di un’alternativa nel mondo reale confluiscono sulla rete e lì rimangono senza intaccare lo stato delle cose nella realtà. La rete diventa essa stessa “l’altro mondo possibile”, in versione allucinatoria s’intende, col risultato di lasciare indisturbato questo mondo impossibile. Tlon disgrega la realtà sostituendola con l’immagine di un’altra realtà che pervade di sé il mondo; i social network, insieme alle molteplici espressioni di “vita virtuale” che internet offre, sono non meno efficaci nel disgregare non la realtà ma la percezione di essa.

    Potrebbe non essere così ovviamente. I social network potrebbero realmente essere un mezzo di comunicazione orizzontale, peer to peer, e senza filtri censori, fra la gente. Potrebbero essere la sede in cui si progetta collettivamente il cambiamento. Ne hanno tutte le potenzialità. Ma, lo vediamo bene, non è questo ciò che accade. Non è questo ciò che può accadere.

     

    Filippo Schillaci

     

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Discussion One Response

  1. 11 novembre 2015 alle 11:57

    Bellissima riflessione, con riferimenti molto interessanti. Peccato la conclusione a mio avviso un pò limitata: si conclude che la rete diventa essa stessa “un altro mondo” e che quindi non “intacca lo stato delle cose nella realtà”. Ma la cosidetta rete non è un’essenza astratta ma un insieme di INDIVIDUI reali: molti utilizzano i social network e quella stessa rete di cui fanno parte con superficialità e rendono inutile il tutto, altri sfruttano questi mezzi come STRUMENTO per cambiare la realtà per davvero.

    Insomma non è l’uso che ne fa la maggior parte delle persone a rendere più o meno utile una certa tecnologia, ma sono appunto le potenzialità che offre: sta a noi poi utilizzarle al meglio!

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