• 02mar

    Azioni in…campo!!!

    Tutti in classe! Un cesto di mandarini e una pen drive sono per oggi i miei attrezzi del mestiere: dai miei orti conviviali alla II B, scuola media “Mauro Leone” in provincia di Napoli, per seminare in conoscenza e coltivare la speranza con “Azioni in…campo!”, il mio semplice progetto su agricoltura buona, economia solidale e difesa ambientale.  Si parla d’amore, stamattina! D’amore e rispetto per la terra da tradurre in gesti quotidiani, suggerendo che le singole scelte contano e che fanno la differenza. Sempre!

     

    Nell’aula, vivace e rumorosa, la lavagna multimediale fa sfigurare un po’ quella in ardesia che le è rimasta timidamente accanto e ventisette paia di sguardi curiosi mi dicono che, anche se solo per le prossime due ore, ho il grande privilegio di cercare la strada verso la loro immaginazione. Il futuro si costruisce così: disegnando un mondo migliore con i gessetti colorati.

     

    In jeans e maglietta mi aggiro un po’ intimorita tra i banchi e chiedo: “Avete mai pensato di fare i contadini da grandi? ” Certo che nessuno ci ha mai pensato! Chi penserebbe oggi che i contadini sono le vere sentinelle della terra? Oggi siamo in molti a studiare, impariamo tecniche antiche e nuove, ci informiamo su ciò che davvero è meglio per le colture, ma soprattutto amiamo intensamente. Sappiamo, per esempio, che in un solo grammo di roccia vivono circa 14.000 microorganismi e che le radici delle piante messe a dimora in un campo dovranno creare milioni di legami con ciascuno di essi: pesticidi e diserbanti spazzano via questo continuo fare all’amore e avvelenano ciò che vi cresce su. Lavoriamo duramente noi contadini, a schiena bassa, e non dovremmo lasciare che i contadini di altri mondi, in Sud America o in Africa, vengano schiavizzati dalle multinazionali dell’agroalimentare: il sudore è lo stesso in ogni angolo del globo, dovremmo avere tutti gli stessi diritti. Conosciamo il potere distruttivo dell’inquinamento, legale ed illegale (ma comunque e sempre criminale) e dovremmo porci a difesa del nostro territorio, perché più di tutti sappiamo che se si ammala la terra, noi ci ammaliamo con lei.

     

    Li vedo, i ragazzi, mentre vanno via le slide animate e colorate, stare attenti a parole che, forse, non hanno mai sentito. E fanno domande anche, parlando delle loro esperienze in un orto, contenti di potermi dare del tu. Ma come potreste fare voi, se anche non diventaste mai contadini, ad amare la terra e a proteggerla sempre? Prima regola: mangiare bene! Poca carne! Perchè mangiare carne, dimostro loro, non fa solo male alla salute – se si eccede – ma anche all’ambiente: per consumo di suolo, di combustibili fossili e d’acqua.

     

    E le verdure? Si, ok…Ma quali verdure? Facciamo un gioco, dividiamoci in squadre!!! Scatta subito il rumore assordante dei banchi che si spostano, il chiasso di chi ha davanti un po’ di svago e le voci, sempre troppo alte, dei ragazzi che si affacciano alla vita. Passano sulla lavagna multimediale le foto di frutta e ortaggi: per ogni abbinamento corretto tra un prodotto della terra e la sua stagione, assegnerò un mandarino del mio albero…ridono!!! E rido felice anch’io.

     

    Così, mentre ci divertiamo tra un cavolfiore e una prugna, i mandarini si accumulano sui banchi e scopriamo che le melanzane a gennaio non ci sono – e no, proprio non ci sono – e che se le vediamo al supermercato non dobbiamo fidarcene, perché sono coltivate tra mille sostanze nocive. La natura è così perfetta da darci stagione per stagione tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno il nostro organismo. Bisogna assecondare il ritmo delle stagioni, della luna e del cuore, riappropriarsi della simbiosi che è sempre esistita tra noi e la terra. E bisogna soprattutto tornare a comprare dai contadini perché i contadini sanno aspettare e la loro attesa rispetta profumi e sapori e…la squadra B vince!!!Giù di applausi mentre ci ricomponiamo un po’ e andiamo tutti insieme a parlare, tra le ultime risate, di contadini nel mondo.

     

    “Il lato oscuro del cibo” – Foto: Internazionale

     

    In questa foto tratta da “Internazionale”, posano due coltivatori di canna da zucchero, padre e figlio, in Nicaragua: “Il lato oscuro del cibo”

     

    Suggerisco ai ragazzi di guardare oltre l’immagine, perché possano guardare anche oltre il cibo sulle loro tavole. Caffè, zucchero, cacao sono solo alcuni dei prodotti che arrivano da altri mondi e il cui basso costo è fondato sullo sfruttamento del lavoro servile in campi così lontani da sembrare irreali. Quando mostro ai ragazzi un pacco di zucchero da commercio equo e solidale, mi rendo conto che non sanno nemmeno che il vero colore dello zucchero è quello bruno, come la pelle di chi lo raccoglie. Si, costa di più…ma vale sempre la pena privarsi di qualcosa per sostenere le popolazioni che ne hanno bisogno e per mangiare sano.  Si chiamano acquisti responsabili.

     

    Ed è sulla responsabilità che provo a far leva per parlare di inquinamento: la Campania, Terra tradita dai Fuochi.  Per gentile concessione di Pino Ciociola, inviato speciale di Avvenire, instancabile nel difendere i diritti fondamentali di chi si ammala e muore qui da noi, ho potuto mostrare in aula uno dei suoi documenti video.

     

     

    Se è vero, come è vero, che la terra non è una cosa, ma un essere vivente, realtà come quella della Resit di Giugliano in Campania non dovrebbero poter esistere. In questa enorme discarica di proprietà dell’avvocato Cipriano Chianese, imprenditore senza scrupoli e signore dei rifiuti , sono state sversate 350.000 tonnellate di rifiuti speciali provenienti da tutta Italia. Il geologo Renato Balestri, su richiesta della Procura di Napoli, scrive nel famoso rapporto del 2010 che “la contaminazione in corso nell’area vasta di Giugliano è così grave che entro il 2064 provocherà un disastro ambientale totale”. Il Commissario alle Bonifiche Mario De Biase, nel 2013, sostenne che la soluzione più sicura, oltre a convertire in “no food” tutti i terreni coltivati circostanti, avrebbe dovuto essere un enorme sarcofago sotterraneo in cemento armato. Come a Chernobyl o a Fukushima. In quanti ancora dovremo morire, a Giugliano come in qualunque altra terra dei fuochi all’italiana, per la lucida scelleratezza di questa generazione di assassini?

     

    Amare teneramente e senza misura. Custodire la vita. Ripristinare il legame spezzato con la terra. Suscitare meraviglia e stupore per l’infinita Bellezza del Creato. E’ questo che si deve fare, a partire dai piccoli, per riconvertire un manto erboso da tappeto sotto il quale nascondere rifiuti tossici al prato che è sempre stato.

     

    Riprendo il mio cesto di frutta, ormai vuoto, e rinfodero la mia pen drive: lascio i ragazzi contenta di aver fatto almeno un tentativo in questa direzione e mi dico che però devo aver colpito nel segno se una bimba pienotta, con le mani cariche di mandarini, alla fine del video sulla Terra dei Fuochi mi dice: “Ma questa gente, ai bambini non ci pensa?”

     

    Miriam Corongiu

     

    Desidero ringraziare Pino Ciociola – ed è un moto del cuore, non gesto di cortesia – per essersi reso disponibile con chi, come me,  prova a muovere qualche passo nella giusta direzione. 

     

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    Il blog “Georgika” nasce per vivere, riflettere e parlare del rapporto sempre più complesso e stratificato che insiste fra noi e il mondo. Le radici che un tempo ci ancoravano saldamente al nostro territorio vengono ogni giorno spezzate da politiche ambientali insensate e di induzione al consumo sfrenato, col triste risultato che tutti possiamo vedere, mentre la logica del produttivismo e del profitto a tutti i costi azzera l’uomo e ne distrugge i sistemi di riferimento.
    Quando si parla di ambiente, perciò, non si può prescindere dal contesto socio-economico-politico in cui siamo strettamente incardinati perché, per poterlo difendere, è con le regole calate dall’alto che dobbiamo misurarci ogni giorno.
    Georgika è, però, anche un sentiero di campagna: scopriamolo insieme. In questa lunga passeggiata, avrete sempre la possibilità di dire la vostra o di fermarvi semplicemente ad osservare il paesaggio. Se trovate un fiore, coglietelo pure e portatelo con voi. E se sono spine quelle che vedete, non arrendetevi: insieme possiamo renderle meno pungenti e, in questo modo, ogni passo che faremo sarà un pezzetto di terra strappato al deserto che c’è.
    http://www.georgika.it/wordpress/

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