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  • 30apr

    Deserto e ritorno. La matematica di Robert

     

    Crediamo sia importante porre sempre attenzione su certi temi sia per conoscere meglio determinate realtà attraverso chi la vive, sia per mantenere viva anche la nostra sensibilità.

                                        Deserto e ritorno. La matematica di Robert

    Insegnava matematica in una scuola privata di Lomé, capitale del Togo. Quasi quarant’anni nel deserto di un paese che deruba i giovani e li spinge a partire. Robert si occupa di sua madre e dei fratelli minori che rincorrono gli anni più belli della vita. Non ha i soldi e la stabilità necessaria per sposarsi e avere figlli suoi. A quell’età dalle sue parti questa è una sconfitta. Robert ha sentito parlare del cugino di un amico che si trova in Spagna. Le cose gli vanno bene e manda soldi alla famiglia. Possono studiare tutti e financo la casa è stata rimessa a nuovo e verniciata di fresco. Per completare quanto la scuola gli offre Robert possiede una moto che funge da taxi e con questo mantiene la famiglia. Robert è un matematico e comincia a calcolare i costi e i ricavi dell’operazione. Vende la moto, si indebita con alcuni conoscenti e parte per la Spagna.

    Prende la strada sbagliata e si scopre nel Mali assediato da gruppi ribelli appena dietro Gao. Sborsa i soldi del viaggio in corsia preferenziale per evitare i banditi che appaiono, puntuali, prima di raggiungere l’altra città. Gli portano via quanto aveva messo da parte per la traversata. Avrebbe tentato il mare che separa la Spagna dal Marocco. Altri l’hanno fatto prima di lui e lo faranno anche dopo. Forse arrivano un giorno o forse no. Sono messi in sacchi bianchi cuciti all’orlo,senza nome e numero. E’ minacciato da un giovane con la barba che gli chiede il nome del libro che porta nella borsa. La bibbia di Robert, assieme al rosario che vi si trova da segnalibro,per poco non gli costa la vita. Il giovane aveva già impugnato il mitra e si diceva pronto a sparare se gli altri compagni non l’avessero fermato in tempo. Questione di attimi migranti.

    Le otto ragazze, per la maggior parte avoriane, sono state isolate in alcune tende per un paio d’ore. Alcune dopo hanno raccontato l’accaduto. Hanno rimpianto per sempre di essere partite per quella strada.Violentate dopo aver scoperto i soldi nascosti nelle parti intime. Gli altri erano una quarantina. Giovani del Senegal, Gambia, Nigeria, Guinea e Costa d’Avorio. Mezza Africa Occidentale che mette in vendita i propri giovani per far funzionare il sistema globale. L’economia di tutti i giorni si chiama informale e fabbrica piccoli mestieri ambulanti. Robert insegnava matematica e la sera guidava la moto-taxi per mantenere la madre e i fratelli di sangue. Ha perso tutto e lui, con gli altri, sono stati abbandonati nel deserto. Avevano datteri, una piccola riserva d’acqua e nessuna idea su dove si trovassero.

    Hanno camminato per quattordici giorni nel deserto. Finita l’acqua hanno resistito altri due cercando il confine del mondo. Una luce, di notte, li ha guidati fino all’accampamento delle forze francesi che stazionano nella zona. L’operazione Serval si è trasformata in Barkhane, la duna mobile. I giovani sono stati condotti e poi affidati al contingente senegalese dell’altra operazione che tutto riassume perché fatta con l’ONU. L’hanno chiamata Operazione ‘Minusma’ e ambisce mettere assieme il Mali disintegrato dal caos che ancora regna nella regione. A Gao sono stati accolti nella casa del migrante e Robert ha finalmente raggiunto Niamey. In pochi mesi ha perso tutto ma non la bibbia e il rosario da segnalibro. Robert non vuole tornare da sua madre con le mani vuote. Alloggia per ora alla stazione del bus di linea col quale ha viaggiato da Gao. Robert insegnava matematica e da oggi cerca lavoro per rifare i conti con la sua vita.

     

     

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