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  • 09mag

    La bicicletta che produce

    Ogni epoca ha avuto il suo tipo di mobilità o immobilità, dipende dai punti di vista.

    Per noi, oggi, tempi e distanze dell’epoca preindustriale fanno sorridere. La distanza che separa Milano da Roma è di 750 chilometri, ma cosa significa? Meno di 3 ore con il treno veloce, 40 minuti d’aereo, oppure 1 mese a piedi. E’ da notare come la differenza non la facciano mai i chilometri in sé, bensì il tempo e il desiderio che abbiamo di percorrerli. Prendersi un mese di tempo per andare da Milano a Roma, a piedi per giunta, oltre che essere anacronistico riporta anche ad un senso di pellegrinaggio spirituale. Non abbiamo spesso il tempo di respirare correttamente, figuriamoci per 1 mese di cammino. Inoltre è necessario riflettere anche sul fatto che anche potendolo fare, quasi nessuno sceglierebbe di spontanea volontà un viaggio di questo tipo.

    La questione prende un altra piega quando però le distanze si fanno più corte, e dunque anche i tempi iniziano ad essere compatibili con le nostre possibilità quotidiane.

    In questo caso pensiamo ai 3, 5 o 7 chilometri che servono per raggiungere il centro di una cittadina dalle sue frazioni. Si tratta il più delle volte di 15 o 30 minuti di bicicletta. Be’ qui la faccenda si fa certamente più interessante.

    Prendiamo ad esempio le ragioni del pedalare. Innanzitutto chi pedala cambia il mondo dolcemente senza danneggiare nessuno e rispetta ciò che ha intorno. La bicicletta entra in punta di piedi nel paesaggio, non si impone non fa rumore non sporca e non occupa spazio. Chi pedala sta fisicamente bene o meglio di come stava prima. Chi pedala sa bene che accelerare costa fatica e lo fa esclusivamente quando è necessario, troppo comodo accelerare quando la fatica la fa il motore per noi! Chi pedala conosce meglio il luogo dove vive. Chi pedala crea lavoro locale, con le botteghe di riparazione e vendita e con le vicine e piccole aziende costruttrici. Chi pedala migliora il proprio carattere, imparando a ridere degli acquazzoni, e accettando le avversità… non solo meteorologiche. Chi pedala ha bisogno di meno. Chi pedala risparmia e fa risparmiare la collettività. Una bici costa come 3 o 4 pieni di benzina, non necessità di carburante, non paga bollo e assicurazione. Le piste ciclabili costano meno delle strade anche per la manutenzione. Certo se poi i soldi a loro destinati si perdono nei meandri della politica regionale questo è una altro paio di maniche e ci fa comprendere da quanta lungimiranza siamo circondati!

    Ci sono molte ragioni dunque per pedalare e molti potrebbero, almeno talvolta, organizzare il loro tempo in modo da ricavare mezz’ora o un’ora della loro giornata per spostarsi con questo mezzo. Tanto che l’alternativa la conosciamo tutti, si tratta di imbronciarsi e incupirsi entrando nella sempre più anacronistica scatola di metallo con le quattro ruote. Tra i vari primati che possiede ha anche quello di essere tra gli strumenti energeticamente più inefficienti al mondo. Spesso ci troviamo nell’assurda condizione in cui 2.000 kilogrammi di metallo servono per spostare 70 kilogrammi di carne umana. Considerando gli enormi salti tecnologici compiuti dalla specie umana, questa sembra una barzelletta. Eppure è così per svariati motivi, non ultimo l’enorme economia planetaria che muove questo comparto, anche in relazione all’utilizzo dei combustibili che ci stanno avvelenando.

    Sembriamo prigionieri dell’auto e anche quando promuoviamo la bicicletta, come ad esempio è il caso dei bei progetti ciclo-turistici che insistono in molti comuni italiani. Anche in questo caso l’ottica è quella della promozione turistica e del tempo libero. Non che sia sbagliato, anzi è un buon modo per cominciare finalmente a dare spazio a questo tipo di mobilità. La progettualità strategica a livello politico, dovrebbe però fare di più. Potremmo immaginare, progettare e promuovere la bicicletta anche come mezzo feriale e non solo festivo. Non si tratta di progetti futuristici o fantascientifici; diverse città d’Italia e d’Europa lo hanno già fatto. Dovremmo cercare di levarci dalla testa quel chiodo conficcato nel profondo della nostra cultura che dice che la bicicletta non è un mezzo produttivo perché magari ci fa perdere più tempo! Dovremmo toglierci dalla mente quest’idea vecchia e classista che la produttività si misura in tempo. In fondo Henry Ford è morto ormai da parecchio tempo, sarebbe ora di cominciare a voltare pagina. Sono certo che i chilometri che ci separano dall’ufficio sarebbero per molte perone più leggeri una volta entrati nello spirito dell’idea.

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    “Pratichiamo il futuro” (http://www.pratichiamoilfuturo.org/) è il progetto di vita della mia famiglia che si è tramutato anche in uno spazio virtuale dove condividere le esperienze di autosufficienza alimentare, autoproduzione ed educazione che ci coinvolgono in prima persona.

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